Morire con dignità, senza diventare un peso per noi stessi, gli altri e la società: questo, a parole, sembra essere il finale che tutti vorremmo, ma saremmo pronti far terminare volontariamente le nostre vite quando sentiremo di essere giunto a questo ipotetico momento migliore? O cercheremmo in tutti i modi di aggrapparci fino alla fine a ogni istante ancora a nostra disposizione? I giorni spesi dagli anziani hanno pari dignità di quelli spesi dai giovani ancora pieni di forze? Questi e molti atri sono i temi, ad oggi molto caldi, su cui si interroga lo spettacolo Pioggia scritto da Franca De Angelis e diretto da Christian Angeli, andato in scena al Teatro Trastevere, con Patrizia Bernardini, Anna Cianca, Giovanni Sansonetti e Gemma Costa; una commedia sospesa tra realismo e distopia dalle lievi tinte drammatiche con intermezzi musicali che ha come protagonista la senilità analizzata da vari punti di vista e il suo diritto alla dignità quotidiana.
Una commedia fantascientifica in cui la tecnologia diventa portavoce di una società all’avanguardia, capace di creare innovativi strumenti di supporto alle vecchie generazioni, ma che soffre per la loro ormai ferma produttività economica; una società ipocrita, contro la quale, per fortuna, l’istinto di sopravvivenza, il meritato otium senile non può non vincere.
Vi (Anna Cianca), Ma (Giovanni Sansonetti) e Lu (Patrizia Bernardini) sono tre anziani, tre amici, tre coinquilini che, ormai soli, diversi anni prima hanno deciso di andare a vivere insieme per aiutarsi a mettere fine alle loro vite quando ne avrebbero sentito la necessità, quando il loro fisico non avrebbe più permesso loro di condurre lo stile di vita desiderato. Nel corso degli anni la loro salute ha vacillato, ora camminano, mangiano e parlano a malapena ma pieni di vitalità e ironia ancora si aggrappano con ferocia alla vita, ritrovandosi a confrontarsi sul loro passato e presente, in attesa dell’arrivo di una nuova badante: un androide femminile di nome Chiara progettato appositamente per prendersi cura di loro (Gemma Costa).
Chiara li tratta con dignità e rispetto; quel rispetto che nessuna badante precedente ha avuto nei loro riguardi.
A lei raccontano le loro storie di vita, reimparano ad essere di nuovo “esseri umani” e a loro volta insegnano alla “ragazza” ad essere umana, facendole scoprire l’affetto e il divertimento.
Questa relazione di rinascita, tuttavia, si trasforma ben presto in una relazione distruttiva: Chiara diventa madre e carnefice, vittima di sè stessa, un ponte attraverso il quale i tre uomini ritroveranno la forza di essere tali.
La scrittura, sempre attenta a scandagliare le contraddizioni del presente, trova nella regia un complice capace di dare ritmo e profondità alla narrazione. La scena è essenziale ma suggestiva, costruita per lasciare spazio ai dialoghi e agli sguardi, in un continuo gioco tra ciò che è detto e ciò che resta in sospeso. Una suggestione scenica che si radica ancor di più nel gusto dello spettatore grazie agli sketch musicali con i quali gli attori danno prova del loro talento non solo attoriale ma anche canoro, rendendo “pioggia” uno spettacolo poliedrico e innovativo, che ribalta ogni aspettativa nata leggendo, pre visione, la trama.
