La cultura dei piccoli spazi teatrali in Italia ha ancora qualche difficoltà ad emergere soprattutto in Campania. Eppure in quei luoghi, troppo spesso sconosciuti, ci sono piccoli gioielli che vanno in scena. Attori di talento e coraggiosi che credono in realtà di provincia, ma di grande spessore, uomini e donne che provano a portare l’arte teatrale ad un livello differente rispetto a quello dei grandi palcoscenici nazionali.
Ma perché si fa ancora tanta fatica a puntare su questi spazi? A riempire questi teatri che spesso non vanno oltre gli 80-100 posti o anche meno? Perché nell’immaginario collettivo andare a teatro vuol dire vestirsi dell’abito migliore per andare a vedere i grandi nomi in scena sui palcoscenici più noti che vanno sì riempiti, ma non sono gli unici? La risposta che maggiormente trova giustificazione è quella che in Italia, nonostante abbia tra gli autori più importanti in ambito teatrale, non c’è una vera e propria cultura di quest’arte. Il teatro andrebbe studiato a scuola, come accade in altri paesi, per abituare i ragazzi al bello e spingerli ad andare a vedere gli spettacoli, magari anche in quei piccoli spazi per scoprire altresì che c’è qualcosa di bello e potente da vedere.
A Napoli e provincia ci sono diversi luoghi di questo tipo come Il Teatro Elicantropo, Il teatro Tram, il Nuovo Teatro Sanità, il San Carluccio e non solo. Tra questi c’è anche il Centro Teatro Spazio in cui da più di 30 anni c’è Vincenzo Borrelli che prima con suo padre Ernesto e poi con sua moglie Cristina Ammendola lotta per affermare questa realtà formando giovani talenti e portando in scena il suo di talento e la sua idea di spettacolo e sperimentazione.
Negli ultimi due weekend Borrelli è andato in scena, in quello che per tanti è il teatro di Massimo Troisi, ma che si è evoluto con sacrificio e passione, con lo spettacolo Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller. Con lui gli attori della sua compagnia Cristina Ammendola e Antonio Tatarella, e giovani attori cresciuti da un maestro d’eccezione. Un cast che ha dimostrato qualità emozionando, ma si perdoni la menzione a Vincenzo Borrelli, un attore di quelli che il palcoscenico lo divora con maestria unica e un talento emozionante, a tratti devastante. Attore e regista dello spettacolo, e di tanti altri lavori, che da anni va in scena in quel piccolo spazio che per tanti non fa rumore, ma che da tempo a San Giorgio a Cremano prova ad accendere la luce sul teatro. Un attore, un regista, un drammaturgo e un maestro per giovani che scelgono di innaffiarsi l’anima per volare a livelli superiori in un mondo che è sempre più destinato al brutto.
Se chi scrive fosse un attrice probabilmente sognerebbe di lavorare in un contesto del genere con al fianco un attore di questo livello, sognando, magari che questo gioiello, come altri, possa partire da casa sua per girare tutti i piccoli teatri d’Italia a far rumore fino ad arrivare ai grandi palcoscenici.
Come lui, però, ci sono tantissimi altri attori e attrici, direttori, gestori, sognatori che lottano per dare un senso diverso all’idea comune di un’arte che è molto più forte e radicata dal mero successo.
Bisogna che si capisca la necessità di aiutare questi luoghi, andarli a scovare e puntare sulle loro stagioni teatrali per vedere che c’è molto di più di quello che ci raccontano. Per dare a luce a chi questo mestiere lo fa per puro amore, per accendere i riflettori sul talento studiato e formato da anni di esperienza e non da qualche video sui social improvvisato o apparizioni nei grandi reality.
Il teatro in Italia ha bisogno di esser curato e non abbandonato, ha bisogno di esser conosciuto e non ghettizzato, ha bisogno di esser visto e protetto, soprattutto quei piccoli spazi gestiti da uomini e donne coraggiose che ancora sognano un mondo fatto di arte e non di anime omologate e abituate alle brutture.
Viva il teatro! Viva i piccoli teatri di provincia!

Articolo ben scritto e fatto con pura passione ed amore per il teatro!Ben vengano appassionati cosi’…… sicuramente vivremmo in un mondo molto migliore