di E. Metalli
Andrea Adriatico firma la regia di questo folle e struggente monologo di Raúl Damonte Botana (in arte Copi) dal titolo Il frigo, in scena – dopo vent’anni di repliche – all’Off Off Theatre di Roma.
Eva Robin’s torna a incarnare una delle eroine più sorprendenti e inquietamente attuali del teatro contemporaneo in una pièce che si rivela ancora una volta un viaggio lisergico tra identità fluide, fantasmi domestici e solitudini incandescenti, sostenuto da una messa in scena accurata e visionaria. Uno spettacolo che non sente il passare del tempo, anzi: continua a interrogare, divertire e disturbare con la stessa energia feroce.
Il Frigo è una delle estreme prove di creatività di Copi, costruita sul filo di un ritmo serrato e un’inventiva dadaista, nascosta nell’impiego di un oggetto di uso comune trasformato in un pretesto scenico, e inferocita di irrazionalità, umorismo e provocazione senza fine.
Nel suo ritorno in scena con Il Frigo, Eva Robin’s conferma – se mai ce ne fosse bisogno – una presenza teatrale magnetica, capace di trasformare ogni parola di Copi in materia viva, pulsante, imprevedibile. La sua interpretazione è accurata e inarrestabile, persino le pause – rare – guizzano fra le pieghe di un umorismo crudele e fiabesco, che non si preoccupa di costruire nessi drammaturgici, ma piuttosto di giustapporre situazioni spinte all’eccesso in uno spazio asettico ed elegante, come una galleria d’arte o un attico esclusivo.

Eva Robin’s domina la scena con una naturalezza che inquieta e incanta, restituendo all’opera quella teatralità scomposta, fratturata, a collage, secondo una tecnica che è parte anch’essa del mondo complesso e stratificato di Copi. A tratti menzognero, a tratti irrimediabilmente tenero nella sua solitudine.
Una galleria di personaggi equivoci e quasi “evocati” che si sovrappongono come fotomontaggi emotivi, scarti improvvisi di identità. Essi si accavallano nella claustrofobia di una stanza popolata da paure, desideri e apparizioni. In questo gioco di montaggi impossibili, l’attrice dà prova di una precisione e di un istinto comico, e al contempo drammatico, straordinario, attraversando l’intera gamma dell’assurdo con una grazia pericolosa e irresistibile. Un po’ Fregoli, un po’ Houdini, ma con una sensualità unica.
Il frigo diventa l’asse attorno a cui si muove la follia poetica dello spettacolo: l’elettrodomestico si trasforma in un inconsapevole totem dell’immaginazione, un simbolo di libertà creativa che sfonda le pareti del realismo.
D’altronde lo stesso Dadaismo manteneva forti contatti con il mondo teatrale e persino l’opera d’arte più iconica – la Fontana di Duchamp – è in fondo una sorta di “oggetto” riscoperto in un contesto assolutamente inaspettato: proprio come un frigo in un salotto!
Un gesto provocatorio che riecheggia anche nella riflessione – al tempo stesso ironica e spietata – di Stephen Hicks, quando sostiene che Duchamp volesse dire che l’artista non è necessariamente un “grande creatore”, che l’opera non è un oggetto speciale ma qualcosa di seriale, persino disgustoso.

Allo stesso modo, Copi prende un oggetto qualunque e lo trasforma in detonatore di visioni, in spazio liminale in cui l’assurdo accade e si ripete. Ne fa esplodere ogni possibilità scenica: gioca, sfida, si prende gioco della logica e porta lo spettatore in un teatro dove la realtà si disfa e si ricompone in un attimo.
Il risultato è uno spettacolo vivo, tagliente, spaventosamente attuale. Eva Robin’s ne è il cuore pulsante: ironica, malinconica, cinica. Un’interprete che non si limita a recitare questo autore, ma lo abita, lo attraversa e ce lo restituisce con l’urgenza di un lampo, come una boccata d’aria improvvisa e vitale (l’inizio è evocativo di questo, come una nascita o una ri-nascita).
È opportuno, infine, ricordare la cura con cui Stefano Casi e Teatri di Vita hanno seguito nel tempo l’opera di Copi, dedicandogli un progetto pluriennale che ne ha esplorato la profondità, la radicalità e la sorprendente attualità. Attraverso spettacoli, studi, convegni e pubblicazioni, la compagnia ha mantenuto vivo il lascito di un autore che troppo spesso è stato considerato “di nicchia”, ma che invece continua a parlare con forza al presente, soprattutto nei temi dell’identità, della vulnerabilità e della libertà creativa.
Non è un caso che Il Frigo torni in scena proprio in prossimità della Giornata mondiale contro l’HIV: Copi, morto di AIDS nel 1987, è figura simbolica di un’epoca segnata da stigmi e silenzi, ma anche da una potenza creativa che non si è mai lasciata zittire.
Il suo teatro, feroce e delicatissimo insieme, diventa così un’occasione per rinnovare l’impegno contro la marginalizzazione, mantenendo viva la memoria di chi ha trasformato la propria fragilità in arte.
Ecco perché il lavoro di Teatri di Vita non è solo un omaggio, ma un gesto di alto valore civile: un invito a non dimenticare.

Off Off Theatre
L’Altra Soc. Coop. e Teatri di Vita presentano
Eva Robin’s
in
Il Frigo
di Copi
Uno spettacolo di Andrea Adriatico
Cura e aiuto Daniela Cotti, Saverio Peschechera
Scene Andrea Cinelli con la consulenza di Maurizio Bovi
Costumi Andrea Cinelli col repertorio vintage di A.N.G.E.L.O.
Tecnica Francesco Bonati, Giovanni Magaglio
Fotografia Raffaella Cavalieri
Con il sostegno di Comune di Bologna – Regione Emilia Romagna, MiC
