di Emiliano Metalli
Si è da poco conclusa al Teatro India l’ultima replica 2025 di Misura per misura di William Shakespeare, tradotto e ridotto da Chiara Lagani, per la regia di Giacomo Bisordi.
Testo complesso da inquadrare, in bilico fra tragedia e commedia, e per questo tanto più sfuggente e polisemico al tempo stesso. Adattamento e regia lo assemblano pezzo dopo pezzo impiegando molteplici linguaggi, con un parallelismo fra scena e video a creare una serie di situazioni extrasceniche integrate in parte nell’azione in parte nella creazione, come un diario di viaggio.

Lavoro stratificato, dunque, che richiede tutta l’attenzione del pubblico, tesa a rilevare i dettagli e le assonanze di personaggi e situazioni lontane nel tempo eppure contemporanee.
Shakespeare infatti analizza l’entità della giustizia attraverso le vicissitudini di una Vienna che somiglia infinitamente alla Londra dei suoi anni, idealizzando alcune delle figure coinvolte e impiegandone altre in una chiave comica e grottesca. Bisordi, che già nel 2021 aveva lavorato sullo stesso titolo con Lagani, recupera quella esperienza e la trasforma ancora.

La lente attraverso cui leggere l’intricata trama costruita attorno al concetto di giustizia – o meglio, di misura – resta la prostituzione. Non più quella di madama Sfondata, personaggio cancellato almeno nel suo aspetto caricaturale, bensì quella dei clienti, con un ribaltamento di equilibri. È così la debolezza maschile, la sua nudità scenica ne è corrispettivo morale, a restare al centro della riflessione.
Perché di riflessione, in fondo, si parla. Quasi di filosofia. L’azione ne è un mezzo, ma persino dietro la risata di alcuni intermezzi, resta forte la volontà di offrire al pubblico l’occasione di indagare e domandarsi cosa sia realmente giusto, in una girandola di fortune e sconfitte, di esiti fausti e infausti, di interpretazioni animalesche o angeliche, cui non manca mai un pizzico di seducente ironia.

Il silenzio finale di Isabella, che tanto ha crucciato critici e pensatori, diviene dunque il luogo ideale per tirare le fila di tutti gli elementi proposti: non più saloni o scene storiche, polvere, sassi, materiali nudi, bagni chimici, messi insieme con crudezza e realismo da Marco Giusti; i video di Lorenzo Bruno che sfiorano l’attenzione documentaristica, ma al tempo stesso restituiscono tasselli integrativi essenziali; un tessuto sonoro a cura di Dario Felli che penetra nell’azione da ogni parte e spinge il pubblico all’interno dei fatti; i dati personali che si incidono a chiare lettere sull’intersecarsi di vita e teatro, in un campo neutrale che è ironico, sì, ma persino più incisivo dello stesso Shakespeare; il sesso come dato e non come peccato; la libertà di scelta come concessione e non come diritto; il principio contro l’interesse, in una catena incessante di vittime e carnefici.

In questa carrellata di tipi umani – potenziata dall’uso di un plurilinguismo che spiazza e contestualizza al tempo stesso il passato e il presente – ogni interprete ha incarnato con destrezza e talento quello (o quelli) di propria competenza. Fra loro però una menzione speciale per l’eccellente vis comica e un senso stupefacente del tempismo va a Francesco Russo, Lucio spassosissimo e altamente disinibito, e Irene Mantova, dal multiforme ingegno. Mentre sul lato più drammatico – a tratti anche spaventosamente intenso – degni di nota Vanda Colecchia, che tiene le fila ardue della criptica Isabella, e Arne De Tremerie, un Angelo che ricorda quasi un attore del cinema espressionista, nei gesti e nelle attitudini.

Intensi, ma più misurati, e non per questo meno bravi, sia chiaro!, Edoardo Raiola (Claudio) e Michele Lisi (Escalo), mentre toccante è l’interpretazione intima ed essenziale di Dimitri Galli Rohl, duca e frate non tanto declinati sul piano della nobiltà quanto su quello della razionalità nichilista.
Restano aperte le molte conclusioni (personali) di carattere etico, fra molti applausi e qualche perplessità.

TEATRO INDIA
Misura per misura
2 – 14 dicembre 2025
di William Shakespeare
traduzione e riduzione Chiara Lagani
regia Giacomo Bisordi
con (in o. a.) Vanda Colecchia, Arne De Tremerie
Dimitri Galli Rohl, Michele Lisi, Irene Mantova
Edoardo Raiola, Francesco Russo
e in video Miruna Cuc
scene e luci Marco Giusti
costumi e assistente alle scene Caterina Rossi
suono Dario Felli
video Lorenzo Bruno
regista assistente Paolo Costantini
consulenza drammaturgica Theodora Patiti, National Theatre of Greece
foto di scena Manuela Giusto
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina

