Specchio di uno spettacolo dalle due facce
Lo scorso anno durante l’annuale rassegna “In Divenire” dello Spazio Diamante venne fuori un primo studio che successivamente fu premiato come miglior spettacolo under 30 del festival e lasciò entusiasti sia pubblico che giuria; era la commedia “Il confine per Xelindor” di Niccolò Felici.
Quest’anno lo stesso spettacolo è entrato nella programmazione dello Spazio Diamante, andando in scena dal 15 al 18 marzo.
In scena c’erano nuovamente lo stesso Niccolò – in veste anche di regista – Martina Venturi e Federico Bizzarri – quest’ultimo inoltre premiato come miglior attore emergente l’anno precedente.
Tra la prima e la seconda rappresentazione non emergono inizialmente delle differenze significative, né dal punto di vista tecnico, né da quello narrativo.
La messa in scena rimane minimale e di grande impatto arrivando a trasporre egregiamente un’idea all’apparenza semplice delle storie di fantasia: creare un regno distopico simil fantasy/medievale prossimo all’apocalisse.
In questo mondo totalmente appassito e condannato a sparire, i due fratelli Liberio e Sismondo si apprestano a seppellire degnamente il terzo fratello pochi minuti prima della fine del mondo, quando una ragazza sconosciuta li trascina in un’ improbabilissima e travagliata missione per evitare la catastrofe.
Tra momenti di grandi risate Niccolò Felici si dimostra nuovamente un abile scrittore di commedie, capace di gestire con ritmo il susseguirsi degli eventi e le varie interazioni dei personaggi rovesciando molte situazioni della società reale e creando una lore assai interessante e ben strutturata.
Proprio la creazione di questa realtà fittizia cattura ed intriga grazie a delle particolari idee di messa in scena sostenuta ottimamente da tutti i ragazzi sul palco. Il loro più grande merito è quello di far immergere completamente chi guarda in questo regno di streghe, divinità e sovrani distopici tra buffi riti scaramantici, strani dialetti e profezie assurde, nonostante la quasi totale assenza di oggetti di scena ed allestimenti scenografici.
Per oltre un’ora tutti questi elementi contribuiscono in entrambe le rappresentazioni ad assorbire chi guarda in un racconto che sale di tensione minuto dopo minuto esplodendo nei minuti finali.
Ma è proprio qui che i due spettacoli si differenziano.
Nel primo studio del 2025 questa suspense minuziosamente orchestrata raggiungeva il proprio climax quando, dopo aver incredibilmente evitato l’armageddon, il cadavere del fratello defunto d’improvviso tossiva, terminando sul più bello e sancendo la pausa di un viaggio che ammiccava ad un seguito. Un cliffhanger in grado di alzare notevolmente il clamore e l’attesa per un eventuale continuo, ma che funzionava comunque benissimo come finale a sé.
In quello del 2026 invece non avviene nessuna resurrezione soprannaturale e soprattutto, non vi è nessun finale aperto, perché è il sacrificio di Sismondo a porre fine alla calamità e a chiudere definitivamente il cerchio della trama.
Al di là delle personali preferenze narrative è emblematico il cambio abbastanza netto del registro.
“Il confine per Xelindor” è uno spettacolo che non ha fretta, si prende il tempo per far conoscere il contesto e i personaggi dedicando alle volte più attenzione ai loro rapporti e agli intermezzi comici che al prosieguo della storia; è una scelta precisa che concede anche al pubblico di entrare direttamente nella realtà rappresentata.
È per questo motivo che il finale più recente risulta un po’ anticlimatico rispetto alla storia e meno intenso del precedente, perché chiude in maniera frettolosa una narrazione che – come invece è nel resto dell’opera – avrebbe meritato di prendersi quel tempo necessario per concludersi con la giusta efficacia.
Probabilmente la scelta di cambiarlo nasce dall’esigenza di voler dare alla vicenda un finale autoconclusivo vista magari la prossima circuitazione dello spettacolo, seguendo delle logiche necessarie e indispensabili a venderlo e farlo girare.
Del resto, nonostante “Il confine per Xelindor” sia andato più sul sicuro in questa sua seconda rappresentazione, conserva i punti di forza ammirati nello scorso festival e rimane una commedia da non perdere assolutamente per brillantezza e creatività in grado di costruire una realtà ed una storia che ci si augura di poter rivedere presto nei teatri.
