Intrappolati nel sistema: la critica sociale di “Salmoni”

26 Marzo 2026

I salmoni risalgono i fiumi controcorrente per riprodursi, rispondendo a istinti innati che li portano a mettere in pericolo la loro stessa vita. Vita programmata secondo natura, come quella di ogni essere animale.

L’essere umano, nonostante l’evoluzione del pensiero con il quale potrebbe decidere e indirizzare le proprie azioni senza obbedire alla legge di natura, sembra ancora oggi succube di leggi non scritte che lo portano a raggiungere obiettivi delineati secondo uno schema primordiale che vuole la donna madre e l’uomo padre.

Il suo viaggio controcorrente sembra avere forma circolare, non importano i passi avanti fatti in termini di identità di genere e di rivalsa personale, il richiamo ai ruoli arcaici, bestiali, sembra difficile da ignorare, e soprattutto sostenuto dall’attuale clima politico-sociale in cui viviamo; un clima paradossale, terreno fertile su cui far satira e tessere le fila di narrazioni distopiche, come quella dello spettacolo Salmoni, di e con Walter Cerrotta e Giorgia Conteduca, andato in scena al Teatro Belli, parte della rassegna Expo. Teatro italiano contemporaneo.

La rappresentazione si svolge in un universo anticostituzionale alternativo in cui donne e uomini sono inserite in fasce di livello in base al loro sesso, alla loro razza, alla loro religione, al loro orientamento sessuale e al loro reddito.

In questo mondo due sconosciuti si trovano a competere in coppia in un reality show nel quale devono mettersi in gioco superando varie sfide per passare di livello e raggiungere la fascia sociale più alta nella realtà.

 Lui è un fioraio omosessuale disilluso, sfortunato in amore, mentre lei è una wedding planner che non vuole avere figli con il sogno di poter svolgere un mestiere che la soddisfi.

I concorrenti sono delle marionette nelle mani di un algoritmo che decide azioni, relazioni e il miglior destino per loro, senza tener conto delle loro ambizioni e delle loro aspirazioni personali. L’algoritmo vuole solo farli rientrare nei canoni dello stato di natura, quello di madre e quello di padre, ci riuscirà?

Walter Cerrotta e Giorgia Conteduca propongono una storia anticonvenzionale e antiutopica, incorniciata in una scenografia essenziale, nella quale sono presenti solo due piccole panche-bauli, esibendo tutta la loro l’espressività nei dialoghi satirici, nelle riflessioni di critica sociale e nella gestualità interpretativa.

Con leggerezza e tagliente ironia sul palco portano scomode verità, caricature e critica mordace all’attuale governo. I due attori cantano, ballano e parodiano politici e personaggi dello spettacolo simpatizzanti destroidi, senza censure; creando un flusso scenico dinamico e incisivo, saltuariamente diluito, ma non interrotto, da battute e movimenti ripetitivi.

Lo spettacolo è un viaggio futuristico, umoristicamente amaro, tra le nostre contraddizioni e le nostre incoerenze civili, in cui due salmoni “umani” tentano di sopravvivere alla violenza psicologica dittatoriale; uno spettacolo che raggiunge il suo obiettivo e che sancisce ancora una volta l’arma dell’ironia come mezzo efficace di smascheramento di stereotipi e pregiudizi, e la risata come catarsi, presa di coscienza e autoanalisi sociale. Ridiamo perché ci riconosciamo, e d’un tratto la realtà distopica si svela essere la nostra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Turandot in bianco e nero all’Opera di Francoforte

di Emiliano Metalli Nonostante fosse l’ultima replica di un allestimento…