di Emiliano Metalli
Franz Anton Mesmer ha ipotizzato – siamo in pieno XVIII secolo – che un’energia invisibile potesse essere canalizzata per riequilibrare un corpo malato. Il Mesmerismo, la teoria e la pratica da lui sviluppate e da cui prendono il nome, sembra dunque il punto di partenza e la lente attraverso cui comprendere questo Casanova, elegante e raffinata produzione di LAC Lugano Arte e Cultura in scena al Teatro Vascello fino a domenica 17 maggio.
Nato in collaborazione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi – Tiezzi e ideata da Fabrizio Sinisi e Fabio Condemi attorno alla figura, anch’essa mesmerica perché affascinante, ipnotica e misteriosa, di Giacomo Casanova alias Sandro Lombardi, che apporta, ça va sans dire, una notevole dose di fascinazione, questo progetto si presenta come un viaggio alchemico attraverso le memorie del protagonista, animato da apparizioni e meccanismi degni di un gabinetto delle meraviglie o, volendo recuperare l’odiato tedesco, Wunderkammer.

Priva di orpelli rococò, tuttavia, l’articolata scena di Fabio Cherstich, che cura (a ragione) anche la “drammaturgia dell’immagine”, accoglie l’intero universo generato dalla parola evocativa di Fabrizio Sinisi. Le vicende del celebre Casanova, reinserito più coerentemente nel fluire del secolo dei Lumi e privato di una certa aura sensuale (se non squisitamente sessuale), vengono moltiplicate attraverso silhouette e suggestioni, apparizioni di figure che egli forse vorrebbe dimenticare, ma che restano indissolubilmente legate alla sua memoria.
Si tratta di una scena costituita da meccanismi “magici” che occupano lo spazio come installazioni di una moderna galleria d’arte e, al tempo stesso, lo trasformano nel fluire degli anni, non solo evocando differenti episodi biografici, ma rendendo il racconto materico e spaventosamente reale.

È il caso del carcere cupo e spaventoso di Piranesi che sembra cadere sulla platea, del terremoto di Lisbona, narrato da Voltaire, che sconquassa la libreria intera o dell’irresistibile attrazione verso il sesso femminile, racchiusa in una breve e intensa sequenza generata sulla parola – il Belli de La Madre de li Santi sarebbe impallidito – che dà vita all’oggetto “letto”, enorme vagina che inghiotte letteralmente il giovane Casanova.
Una suggestione cinematografica vicina persino all’erotismo di Fellini o all’Almodòvar di Hable con ella: simile sguardo ironico, stessa attitudine per l’eccesso che rende evidente una passione viscerale, una di molte, moltissime altre passioni. Anzi, di una vita dedita alla passione per la scoperta e la conoscenza tout court.

A questa costruzione meravigliosa e dinamica, sebbene dichiaratamente evanescente e frammentaria, concorrono anche il disegno luci di Giulia Pastore e il progetto musicale di Andrea Gianessi. Entrambi liminali, sospesi, contesi fra realtà e sogno, vita e morte, salvezza e dannazione. La luce è parziale e attenuata, lasciando così spazio alle apparizioni che giungono da altri luoghi e vi fanno ritorno, come i Sei personaggi pirandelliani, mentre il suono si parcellizza, si moltiplica, si congiunge e disgiunge riportando echi veneziani di Vivaldi fra lo sciabordio dell’acqua e l’elegante nudità delle donne lagunari.
E dalla Venezia dei Bellini o di Tiepolo nascono infine gli abiti eleganti ed essenziali di Gianluca Sbicca che chiudono il cerchio di un’idea di teatro costruita sulla citazione, elaborata e reinterpretata per ampliarne i significati e creare nuove, interessanti connessioni.
Non c’è necessità – né voglia – di descrivere Casanova o di connotarlo, in questo impegnativo allestimento di Fabio Condemi. La sua idea registica sembra concentrarsi sul susseguirsi di istanti, eternamente presenti, contemporanei, alchemicamente compenetrati. Così i linguaggi si innestano uno nell’altro e seguono il flusso di un racconto radicato nella parola come formula magica, capace di analizzare la realtà fisica, ma senza modificarne gli esiti. L’amore si consuma nell’oblio, la ricerca della vita eterna nella consapevolezza della morte, le aspirazioni – persino quelle linguistiche – nella consolante certezza della loro disillusione.

Si dice che i mesmeristi utilizzassero l’imposizione delle mani o lo sguardo per influenzare i pazienti, spesso inducendo stati simili all’ipnosi. E il Casanova di Sandro Lombardi impiega senz’altro questi stessi mezzi per incatenarci alla sua narrazione. Con andamento cullante e una voce che va sempre più affievolendosi aggancia il pubblico e lo trattiene con il fiato sospeso e la mente impegnata alla ricerca dei significati reconditi di ogni incontro.
Marco Cavalcoli, corretto come medico, ma molto più convincente nella scena del carcere, appare sospeso sul passaggio più alto della enorme struttura architettonica che lo circonda e parla confidenzialmente a Casanova, con una affabile quotidianità frutto di studio e di talento.
Brava, ma forse troppo melensa l’Henriette di Simona De Leo, mentre Alberto Marcello, iconico Voltaire, sembra più interessante nelle altre piccole apparizioni del frate o del giovane protagonista.

Strepitola la Marchesa D’Urfé che Betti Pedrazzi tratteggia con pochi e sceltissimi gesti – essenziali come la sua silhouette – e con un inconfondibile timbro vocale; ironica e caustica quanto basta per strappare sorrisi e più di una riflessione, soprattutto nel malinconico dialogo finale.
Menzione doverosa per Edoardo Matteo, giovane dalla dizione preziosa al debutto promettente.

Molto altro si potrebbe aggiungere per l’analisi di questa messinscena, dal focus sull’elemento visivo (in greco antico θέατρον (théatron) significa propriamente “luogo per guardare”) fino all’impiego di oggetti simbolici (il violoncello dalle sinuose curve femminili, la pietra filosofale, la raccolta di memorie sullo sfondo…), ma la visione d’insieme è ciò che più giova a una apparizione che tutto contiene nella sua ineffabilità poderosa.

Teatro Vascello
dal 13 al 17 maggio
CASANOVA
Di Fabrizio Sinisi
liberamente ispirato a Storia della mia vita di Giacomo Casanova
regia Fabio Condemi
con Sandro Lombardi
e con (in ordine alfabetico) Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello, Betti Pedrazzi
nel ruolo di Casanova bambino Edoardo Matteo
scene e drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich
costumi Gianluca Sbicca
disegno luci Giulia Pastore
musiche e sound design Andrea Gianessi
assistente alla regia Andrea Lucchetta
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi – Tiezzi
Personaggi e interpreti
Casanova – Sandro Lombardi
Mesmerista – Marco Cavalcoli
Henriette – Simona De Leo
Voltaire – Alberto Marcello
Marchesa D’Urfé – Betti Pedrazzi
Casanova bambino – Edoardo Matteo
