di Emiliano Metalli
Nell’ambito della seconda edizione del festival India città aperta, ispirata al tema del sogno di matrice pasoliniana, il progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma ha presentato lo scorso 28 luglio lo spettacolo Oniricon, un viaggio nel sogno felliniano ideato e diretto dalla regista Kamila Straszynska.

Commissionato e realizzato per la prima volta nel 2024 presso Teatr Wielki – Opera Narodowa di Varsavia con gli allievi di Akademia Operowa e presentato sulla piattaforma OperaVision, nella attuale versione si arricchisce di una doppia collaborazione fra due realtà di eccellenza artistica e formativa della capitale: Il Corso di perfezionamento per attrici e attori Under 30 della Fondazione Teatro di Roma e “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.
Introdotto oltreché da Tiziano Panici e Massimiliano Fiorini, rispettivamente Direttore artistico di Dominio Pubblico e Coordinatore del Programma “Fabbrica”, lo spettacolo è stato anticipato da una doppia presentazione da parte del Presidente del Teatro di Roma, Francesco Siciliano, e del Sovrintendente del Teatro dell’Opera, Francesco Giambrone.

Tutti hanno sottolineato l’importanza cruciale della collaborazione fra Istituzioni per il futuro del teatro e della città e in particolare la centralità della formazione dei nuovi artisti, maestranze comprese, e del pubblico, senza il quale viene a mancare l’esigenza di qualsivoglia programmazione artistica.

Oniricon è uno spettacolo immerso nell’immaginario cinematografico di Federico Fellini: le arie e i brani d’assieme vengono interpretati alla lente di una creatività oltre i limiti del sogno, come il suo cinema, e accostati ai dialoghi dei film, grazie ad associazioni leggere e spesso inconsistenti, proprio come si associano le immagini nel sonno. Una leggerezza e un’inconsistenza che non sono assenza di significato, bensì guizzo creativo.
Si tratta di una drammaturgia per apparizioni, rafforzata dall’elemento visivo appositamente realizzato nei filmati di Amedeo Pellegrini che sullo sfondo accompagnano l’azione. Filmati non solo esteticamente pregevoli, ma che arrivano a completare la narrazione aggiungendo uno o più elementi anche spaziali ai limiti del palco. I luoghi che irrompono giganteschi sono gli stessi in cui si trova il pubblico, che ha l’impressione di essere così proiettato all’interno del sogno.

La sovrapposizione fra interpreti in carne e ossa e la loro immagine è pure una attitudine straniante che stupisce e desta interesse, nella misura in cui i dettagli diventano una dilatazione estrema dell’interprete stesso, un suo doppio (memore di Arthur Schnitzler nell’ambiguità tra realtà e inconscio, e della psicoanalisi di Sigmund Freud). Anche la luna, di cui appare una gigantografia, è la stessa che si può ammirare alzando appena la testa e che troneggia, nel cielo e sul palco, a ricordare il suo legame con la profondità dell’anima, con la creatività e con la follia.
Persino la scelta delle arie si ricollega a Fellini nella veste di un Casanova inaspettato o in quelle di una Giulietta che è senza spiriti, nelle bellezze avvolgenti di una Cenerentola – quanto Teatro Valle in queste citazioni! – o in quelli furiosamente vellutati di una Favorita. La galleria musicale femminile è varia e seduttiva, quella maschile riflessiva o comicamente perdente: nell’universo felliniano è la donna al centro dell’interesse, così come nell’opera la primadonna può rubare la scena ai colleghi. Qui però il lavoro è un capolavoro di collaborazione e di equilibrio e il plauso si rivolge a tutta la squadra in azione, sia essa performativa o no.

Qualche nota, però, è d’obbligo.
Così sul fronte della prosa non si può prescindere dal nominare il talento timido e discreto di Alessandro Pocek e la peculiare espressività del volto di Sabrina Nastri.
Mentre nel campo musicale spicca la malinconia di Guangwei Yao, che tratteggia un Nemorino assai mirabile, la pienezza vocale e il fraseggio di Jessica Ricci, una Giulietta che saprà far parlare di sé, la maestosità di Maria Elena Pepi, matrona uscita dritta dritta da Satyricon la cui Favorita è giusto un po’ limitata da una scelta dinamica troppo lenta rispetto alle possibilità dell’interprete, la possanza della voce di basso di Dayu Xu, altro numero uno, e la spigliatezza spassosa e acuta di Irene Zas Martinez e Alejo Alvarez Castillo che fanno della Cenerentola un piccolo capolavoro.








OPERA
21:00 | arena
ONIRICON
“Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Corso di perfezionamento del Teatro di Roma
Regia, drammaturgia Kamila Straszyńska
Scene Mateusz Karolczuk riprese da Sofia Sciamanna
Costumi ricostruiti da Laura Giannisi
Video Amedeo Pellegrini
Luci Zofia Pinkiewicz
Pianoforte Maki Hamada, Elettra Aurora Pomponio
Soprani Jessica Ricci, Sofia Barbashova
Mezzosoprani Maria Elena Pepi, Irene Zas Martinez
Tenori Guangwei Yao, Jiacheng Fan
Baritono Alejo Alvarez Castillo
Basso Dayu Xu
attori e attrici: Sabrina Nastri, Davide Papasidero, Alessandro Pocek, Camilla Ventura, Martina Venturi
