Una storia d’amore attraverso i secoli: “Otto. Tutti siamo tutti”

Testo Giulio Cascia

“Otto. Tutti siamo tutti” è l’ultimo romanzo della scrittrice e drammaturga Roberta Calandra. Pubblicato nel 2020 da Edizioni Libreria Croce, il libro racconta le vicende di due amanti che, a loro insaputa, vivono il loro amore in quattro storie diverse, reincarnandosi nel tempo e nello spazio alla continua ricerca l’uno dell’altro. Testimone silenzioso delle vicende è un braccialetto di perle, collegamento ideale tra le storie e rappresentazione dell’infinito ripetersi dell’amore tra i due.

La prima storia è ambientata a Parigi all’alba della Rivoluzione francese e vede come protagonisti Olympia, fiera femminista con l’ambizioso progetto di realizzare una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, e Philippe, nobile e libertino con la passione per l’alchimia. In Inghilterra nella prima metà del 1800 si incontrano e si innamorano il poeta Gabriel con il focoso William: il primo troppo sensibile e troppo malato per poter amare, il secondo troppo insoddisfatto e arrabbiato per potersi sentire amato. Nel campo di concentramento di Ravensbruk, in Germania, si svolge la delicata e triste vicenda di Milena e Greta, due detenute che trovano sollievo e conforto nel loro amore mentre la violenza dei nazisti dilaga tutt’intorno. L’ultima storia è ambientata ai giorni nostri, principalmente a Roma: Elena, donna in carriera e regista affermata, vive una turbolenta storia di incontri e scontri con Giacomo, attore un po’ bohémien che vive serenamente la vita tra provini, spinelli e lavoretti occasionali.

“Otto” è un’opera complessa e a suo modo intrigante che richiede attenzione nella lettura se si vuole comprendere o godere appieno. Roberta Calandra è certamente una donna molto colta che ha inserito moltissimo del suo sapere all’interno del suo romanzo. La dovizia di particolari, l’accuratezza dell’ambientazione storica e la finezza dei discorsi tra i personaggi, che spaziano dalla filosofia, alla psichiatria, al senso dell’arte e della letteratura, sono delle piccole perle erudite che adornano il romanzo dall’inizio alla fine. Durante la lettura ho avuto spesso la sensazione che dietro “Otto” ci fosse qualcosa di più: come un antico testo esoterico, il romanzo cela al suo interno delle verità universali nascoste in piena vista che l’autrice-maestra svela al lettore-accolito man mano che la lettura avanza, proprio come l’alchimista Philippe fa con il suo apprendista mentre provano a sintetizzare una pietra filosofale.

Il contesto e l’ambientazione sono certamente un punto di forza di “Otto”, ma sono studiati talmente bene da mettere quasi in secondo piano le storie principali. Da Olympia a Elena, da Philippe a Giacomo, sembra che i protagonisti non abbiano ricevuto la stessa cura nella loro stesura e risultano un po’ pallidi e leggermente stereotipati. Vittime di loro stessi e soverchiati dagli eventi, i personaggi principali si ritrovano tutti come incapaci o inabili a sovvertire le loro vicende autonomamente e subiscono quasi inermi il destino che il Fato-autrice gli ha posto davanti.
Certamente la Storia ha un suo peso e in alcuni contesti storici è stato difficile poter esprimere i propri sentimenti e la propria sessualità senza alcun problema. In fondo non è semplice neppure oggi. La Rivoluzione francese è stato un trionfo di intolleranza e disuguaglianza, nella civile Inghilterra gli atti omosessuali sono stati decriminalizzati nel 1967 e in un lager nazista c’è ben poco spazio per amare. Sebbene l’ultima storia apra uno spiraglio di luce in chiave Amor vincit omnia, questo non annulla il velato pessimismo di fondo sulle relazioni amorose che permea tutta l’opera.

“Otto” risulta una favola sull’amore un po’ amara, ma ha il grandissimo merito di riuscire a trattare argomenti de niche
come esoterismo e “metempsicosi” in maniera caratteristica e sofisticata, mentre l’attenzione al dettaglio storiografico, accuratamente documentato in una dettagliata bibliografia, non potrà non essere apprezzata dagli amanti del genere.

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