L’intramontabile Lady D tra cinema e femminismo contemporaneo

Testo Roberta Leo

In occasione della 78ª Mostra del Cinema di Venezia il cineasta cileno Pablo Larrain, ha presentato Spencer, il film che, come egli stesso ha dichiarato, ‘racconta una favola tratta da una tragedia vera’. Non è un caso che la storia della principessa Diana venga intitolata usando il suo cognome da nubile e prenda il via, in questa versione cinematografica, dai giorni precedenti la richiesta di divorzio dal principe Carlo, lasciando spiare il pubblico dal buco della serratura della gabbia dorata della residenza reale di Sandringham. Si rovescia, così, il paradigma della favola e della principessa che visse felice e contenta con il suo principe. Si rompono gli schemi reali e le catene di una vita ma più che la storia, da subito amatissima dal pubblico, colpisce l’interpretazione delicatissima e soprattutto emotiva di Kristen Stewart.

La sua lady D è una donna depressa, moglie infelice e madre affettuosa. Non è l’icona di stile, sempre impegnata in prima linea in questioni sociali e politiche, non è l’attivista né la giovane sposa innamorata che tutti ricordano. Sicuramente resta una delle ultime donne realmente simbolo dell’ideologia femminista, una guerriera che si muove tra ospedali e campi minati, rotocalchi e protocolli reali, madrina di eventi benefici, amatissima dal popolo per le sue battaglie contro guerre, violenze e pregiudizi.
Ma Lady D è prima di tutto una donna con la sua individualità, i suoi desideri, le sue passioni, le sue paure, le sue fragilità e nevrosi. Non nasconde infatti depressioni e bulimie; è una principessa triste come Yoko Ono e Marilyn Monroe, quasi perseguitata da un destino e da una dannazione che l’accompagna tragicamente fino alla morte.

È una donna-simbolo, una ragazza degli anni Ottanta, figlia di un’epoca femminista fatta di suffragette e sessantottine ma, al tempo stesso, madre di un femminismo nuovo, contemporaneo, quello di una donna che non conquista diritti o privilegi ma piuttosto vi rinuncia in nome di una conquista più grande, quella della libertà di scegliere chi essere, senza l’ausilio o il consenso di un uomo. Fosse anche una donna senza corona. Sembra qualcosa di scontato ma in realtà il rovesciamento della favola della principessa salvata dal suo principe è la nuova frontiera della psicologia e della sociologia dei rapporti basati sull’autonomia piena e consapevole della donna. Così Lady D resta una figura
intramontabile e immortale, forte di quella sua vitalità capace di smuovere qualsiasi spirito.

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