Bang Bang Baby, il coming of age al femminile che omaggia i nostri anni Ottanta

Sono disponibili su Prime Video, al completo, tutti i dieci episodi che compongono la prima stagione di Bang Bang Baby. La serie ideata da Andrea Di Stefano e diretta a sei mani da Michele Alhaique, Giuseppe Bonito e Margherita Ferri è ispirata alla vera vita di Marisa Merico, la principessa della ‘ndrangheta nella “Milano da bere”. Questo coming of age tutto italiano, strizza l’occhio però alla violenza stile Gomorra o Suburra ed è prodotto da The Apartment e Wildside in co-produzione con Enormous Films.

Bang Bang Baby è ambientata negli anni Ottanta, ma non aspettatevi “strane cose” fantascientifiche, dove un gruppo di ragazzini scopre passaggi per il Sottosopra, ma un omaggio alla nostra cultura italiana di quel decennio che in Milano ha visto il suo massimo splendore. Questa nuova produzione di Amazon Italia viene raccontata attraverso gli occhi innocenti, almeno all’inizio, di Alice Giammatteo. La protagonista ha sedici anni, frequenta il liceo in compagnia del suo unico amico Geremia detto “Jimbo” e vive solo con la madre Gabriella a Bussolengo in Veneto. La sua semplice vita da adolescente alle prese con la prima cotta per il compagno di classe viene sconvolta quando scopre, da un giornale, che suo padre non è morto, come pensava lei e ricordava da dieci anni ormai, invece è vivo ed è stato arrestato. Alice non si da per vinta e indaga sulla vicenda, quindi si reca in carcere a Milano da suo papà. Però Santo Barone non è un uomo qualunque, ma è il figlio di Donna Lina, la matriarca a capo di una famiglia malavitosa milanese con origini calabresi. Alice per amore del padre, appena ritrovato, si farà sedurre dal fascino del crimine e commetterà vari reati più o meno gravi come quello di nascondere e bruciare il cadavere del marito di Giuseppina, l’amante di Santo.

Siamo nel 1986, la vita era molto diversa da quella di adesso, dove chiunque possiede uno smartphone in tasca, ma quelli mostrati in Bang Bang Baby sono quelli della compianta cabina telefonica o del telefono in un bar. Ogni episodio è una citazione alla quotidianità di quei tempi tra una partita al videogioco Pac Man o risolvendo il rompicapo del cubo di Rubik. Si passa dalla pubblicità della cicca Big Babol, alle serie televisive dove Alice, come insegna Wanda Maximoff in Wanda Vision, diventa con la sua famiglia la protagonista di una sit-com o di una serie animata manga giapponese e ritrova pure il cane Lassie o si trasforma nella donna bionica ma anche in una Charlie’s Angels.

La trama è intrisa sia dal teen drama, con il contrasto generazionale tra Alice e sua madre femminista ma dedita al posto sicuro in fabbrica, ma anche dal crime, scandito da scene di violenza di stampo mafioso, che fanno intendere, senza mostrare troppo, la morte di tutti i personaggi secondari che intralciano i piani di nonna Lina. Sequenza che rimane impressa è decisamente quella del maiale che azzanna le protesi di silicone al seno della segretaria di Salvo Ferraù, nemico della famiglia Barone. Alice è interpretata dalla giovanissima e talentuosa Arianna Becheroni che viene circondata da un cast d’attori italiani che vengono dal cinema e dal teatro di tutto rispetto come Adriano Giannini, Lucia Mascino, Dora Romano, Antonio Gerardi, Denise Capezza e Nicola Nicchi.

Bang Bang Baby si mostra fin da i primi minuti un prodotto seriale innovativo, soprattutto nella ricerca minuzzosa e nella realizzazione dell’ambientazione storica; in quel decennio che comprende l’affermarsi della subcultura metropolitana dei paninari, dell’invasione dei fast food come quelli della catena statunitense McDonald’s e di quando Greco Pirelli non era ancora la sede dell’Università Bicocca.

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