Triangle of Sadness anche i ricchi soffrono

Ruben Ostlund tanto amato dai francesi, quest’anno a Cannes si è aggiudicato la sua seconda Palma d’oro, ma anche dalla sottoscritta, finalmente è nelle nostre sale con il suo nuovo film Triangle of Sadness. L’irriverente regista svedese, che con The Square criticava il folle universo che ruota intorno all’arte contemporanea, ora se la prende con i ricchi e non ci sono mezze misure, neanche stavolta.

Questo lungometraggio è diviso in tre parti e con ambientazioni ben definite tra loro. Il triangolo citato, nel titolo, non è quello della piramide sociale che viene criticata e stravolta nel susseguirsi della narrazione, ma quello tra la fronte e le sopracciglia in cui si annidano le prime rughe da stress e dall’età che avanza. Questo è l’incubo del protagonista maschile Carl, interpretato dall’attore inglese Harris Dicknson, un modello da campagne fotografiche firmate che, all’età di neanche 25 anni, vede la sua carriera volare via e si confronta con la sua ragazza Yaya, una bellezza e con lo stile alla Emily Ratajkowski, che guadagna di più di lui. L’attrice Charlbi Dean, che recita nel ruolo della fidanzata di Carl, è purtroppo deceduta quest’anno per una malattia fulminante.

Dopo aver mostrato il mondo della moda con i giovani arricchiti tra provini e sfilate, la trama prosegue con una seconda parte molto più comica e surreale. Infatti, Yaya e Carl decidono di passare delle vacanze su uno yacht, il Christina O, appartenuto a Aristotale Onassis, dove conoscono vecchie coppie, ma soprattutto tanti personaggi benestanti egoisti, che possiedono tutti i difetti più comuni che si possono immaginare se si pensa a quel tipo d’ambiente lussuoso e superficiale.

La scena che rimane più impressa è proprio quella in cui si assiste alla cena sullo yacht, che si svolge durante una tempesta in alto mare, dove si mostrano le debolezze dei ricchi che si ritrovano a vomitare la cena a base di pesce crudo con champagne o nascondersi in bagno in preda a tremendi attacchi di diarrea e intanto i dipendenti cercano comunque di svolgere il loro lavoro. Tra esplosioni di cessi e delirio disumano, l’unico che se ne frega, fin dall’inizio della crociera, che la barca rischia di naufragare è proprio il capitano Thomas Smith, l’attore Woody Harrelson. Un americano marxista che, piuttosto di salvare la nave e le persone, si cimenta in una gara di citazioni famose all’interfono, contro un russo capitalista che è diventato ricco vendendo fertilizzanti per l’agricultura o come dice sempre lui “merda “.

All’alba le acque si calmano, ma stiamo sempre guardando un film di Ostlund, infatti sull’orizzonte appare un gruppo di pirati pronti all’assalto che lanciano una bomba a mano, proprio una di quelle che hanno prodotto una coppia inglese ospite della crociera, che fa scoppiare lo yacht. Dall’esplosione vediamo solo però un gruppo ridotto dello staff e dei villeggianti che si salva e si rifugia sulla spiaggia di un’isola deserta poco distante. Qui i ruoli si invertono e le donne si trasformano nelle vere e uniche persone in grado di sopravvivere e quella che spicca di più nel gruppo è l’ex ormai inserviente Abigail, che grazie alle sue abilità nel recuperare cibo e pescare si autoproclama come leader dei sopravvissuti.

Triangle of Sadness si mostra per tutta la sua durata, ben 142 minuti, una commedia nera che deride nei modi più disparati i ricchi protagonisti in una satira sociale. Se avete apprezzato o visto le due serie tv americane targate HBO, come Succession e soprattutto The White Lotus, troverete molte tematiche in comune ma Ostlund spinge ancora di più, soprattutto sulle situazioni più schifose e osa molto sui rapporti tra i prestigiosi villeggianti in relazione con lo staff sempre a loro servizio.

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