Le otto montagne – Borghi e Marinelli amici nella vita e al cinema nella trasposizione del romanzo di Paolo Cognetti

21 Dicembre 2022

“ Non pensavo di trovare un amico come Bruno nella vita e ne che l’amicizia sia un luogo dove metti le radici … e che resta ad aspettarti ” .

Questa è la frase con cui si apre il film Le otto montagne, dal 22 dicembre al cinema, espressa dalla voce fuori campo di Pietro, il protagonista interpretato dall’attore Luca Marinelli. Un racconto di formazione, tratto dall’omonimo romanzo pluripremiato di Paolo Cognetti, vincitore nel 2017 del Premio Strega e tradotto in ben 35 lingue in tutto il mondo.

Le otto montagne parla dell’amicizia, quella vera e pura come l’aria in montagna dove è ambientata l’emozionante storia. Il film, diretto dalla coppia di registi belgi, sposati anche nella vita, Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, mostra l’amicizia, di come cambia crescendo e come muta anche con il tempo. Nella prima mezz’ora vediamo due bambini, diversi tra loro come succede il più delle volte, perchè gli opposti si attraggono e non solo in amore. Bruno è un ragazzino silenzioso del posto, che sogna di fare il casaro, e Pietro è un bambino di città, in villeggiatura con la famiglia per l’Estate nel paesino sperduto in Valle d’Aosta. I due che hanno la stessa età, 12 anni, passano le lunghe giornate tra correre per i boschi, i campi, tuffarsi nel laghetto, curare gli animali della fattoria, ma soprattutto divertendosi come si poteva fare a metà degli anni Ottanta. Ammetto che le scene di loro due che giocano mi hanno ricordato tanto quelle del film d’animazione della Pixar Luca, ma qua non ci sono le spiagge e il mare della Liguria ma le distese infinite d’erba e fiori delle Alpi.

Ma la loro amicizia paradisiaca viene rovinata dai genitori di Pietro, che offrono agli zii contadini di Bruno di far vivere il ragazzo con loro in città e frequentare il liceo per continuare gli studi. Il padre assente di Bruno si oppone e porta via all’improvviso il figlio per lavorare con lui in un cantiere edile, mentre Pietro inizia una travagliata carriera da studente borghese a Torino. Pietro non perdonerà mai suo padre per averli separati. Gli anni passano, il padre ingegnere, l’attore italiano Filippo Timi, muore e il destino riunisce Bruno e Pietro, entrambi barbuti, interpretati con sottigliezza e delicatezza da Alessandro Borghi e Luca Marinelli. I due attori romani portano sullo schermo una delle loro migliori, tra le già tante, performance della loro variegata carriera e finalmente tornano a lavorare insieme, dopo ben 7 anni, da Non essere cattivo del compianto regista e maestro Claudio Caligari.

Dopo un inizio diffidente, Bruno suggerisce, poiché nessuno dei due ha da lavorare, di passare l’estate insieme per costruire la capanna di pietra. Alla base di questo rudere ci sono solo un mucchio di sassi lasciati in eredità, un ultimo regalo, dal padre Pietro. Tra i loro silenzi e i momenti di vita che non sanno dell’uno e dell’altro che scoprono in quei mesi, pietra su pietra, costruiranno sia il loro posto, ma soprattutto la loro amicizia perduta.

Alla fine i due continueranno a vedersi e lasciarsi, Bruno aprirà un caseificio e Pietro volerà in Asia diventando un celebre scrittore e raggiungerà le otto vette più alte del Nepal, quelle che danno il titolo al film e ovviamente al libro. Purtroppo qualche anno dopo Bruno in crisi con la sua piccola attività di famiglia, con la compagna e la loro bimba, scappa dalla vita e da i doveri rifugiandosi nella solitudine della montagna nella casa di pietra. Pietro tornerà in Italia e cercarà di salvare il suo amico d’infanzia dalla tragedia annunciata, come il gelido inverno che incombe.

Questo è un film che dona alla sua visione l’aria nei polmoni e l’amore nel cuore. È spazioso e senza fretta nella sua devozione alla bellezza, merito anche della regia in formato 4:3 che fa godere e fa innamorare lo spettatore dei paesaggi. Possiede una sceneggiatura essenziale, piena di silenzi che tagliano come la pietra ma che dicono molto più di mille discorsi. Quelle parole che non riescono a dire i due protagonisti diventati uomini incapaci di esprirere i loro sentimenti, ma quelle poche volte che si aprono sono diretti e sinceri tra loro e questo è merito di Borghi e Marinelli che hanno portato sul grande schermo la loro sincera amicizia.

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