“Race for Glory : Audi vs. Lancia”, il film estero che inneggia al talento italiano

23 Marzo 2024

È in sala da giovedì 14 marzo il film “Race For Glory : Audi vs. Lancia”. diretto da Stefano Mordini, sceneggiato dallo stesso regista, da Filippo Bologna e da Riccardo Scamarcio ed interpretato, oltre che da colui che può essere tranquillamente definito come uno dei pochi divi della nostra cinematografia – lo stesso Scamarcio, si intende – da Daniel Brühl, Haley Bennett, Volker Bruch, Katie Clarkson – Hill, Gianmaria Martini e Giorgio Montanini.

Nel 1983 Cesare Fiorio, capo del reparto corse della Lancia – divisione della casa madre Fiat -, è impegnato ad inventare ogni escamotage possibile – ovviamente sempre sul labilissimo confine del rispetto delle regole e, a volte, come nel caso della conta del numero dei modelli automobilistici già costruiti, anche oltre – per contrastare lo strapotere delle autovetture tedesche targate Audi che hanno già progettato, montato ed utilizzato il cosiddetto sistema delle quattro ruoti motrici, di gran lunga il migliore per vincere e stravincere il campionato del mondo di rally.

E se questa appena scritta è una brevissima sinossi di tutta quanta la storia immortalata nelle belle immagini che Mordini cattura con il proprio lavoro da direttore d’orchestra, preme dire che fa molto piacere potere ascrivere alla cinematografia nazionale – almeno in relazione alla firma registica e di quelle di scrittura, mentre le case di produzioni coinvolte battono bandiera inglese e francese – un prodotto come quello oggetto di queste parole, poiché, a dispetto di straordinarie storie di produzioni locali e di marchi invidiatici in tutto il mondo (Ferrari, Lamborghini, Lancia, Aprilia, Ducati, ad esempio), non è granché sviluppata la tradizione nostrana di film motoristici, automobilistici o motoristi che siano.

Insomma, “Race for Glory – Audi vs. Lancia” è, al netto di un linguaggio che sembra più strizzare l’occhio al mezzo televisivo che non a quello cinematografico – vedasi una fotografia patinata al punto giusto e una semplicità di collegamenti testuali che risultano essere necessari nella restituzione di un arco temporale lungo parecchi mesi (d’altronde si parla di una stagione rallistica che si sviluppa in ben 10 mesi) – un film più che godibile che risulta – gran pregio, a mio avviso – molto credibile in tutta quanta la restituzione meramente sportiva – da elogiare le riprese delle scene di guida, realistiche al punto tale da regalare allo spettatore l’adrenalina e il turbamento legati sia al fattore velocità che a quello afferente alle difficoltà dei “terreni di lotta” -, vero punto di forza dell’intera operazione.

Il film di cui sì è avuto la possibilità di vedere solo la versione doppiata zoppica forse un po’ in un qualche dialogo, ma ad ogni modo, qualche scambio non propriamente incisivo non svilisce il valore complessivo dello stesso (film) e il totale può dirsi fruibile senza particolari difficoltà se si tiene conto del portato quantitativo che ci si ritrova ad affrontare, tra incidenti quasi mortali, narrazioni do ossessioni che si tramutano in benzina emozionale nella vita degli individui coinvolti e sogni correlati di vittorie e sconfitte atti a demistificare il demone dei risultati come unico parametro di felicità o infelicità.

Dunque, per concludere, si può dire che la storia italiana e “all’italiana” di questa produzione racchiude in sé, come ogni buon prodotto culturale deve e può fare, molto di più di quanto la somma dei suoi elementi possano lasciare banalmente intendere.

Cercate un cinema vicino o lontano casa e “correte” anche voi sui sentieri della determinazione e della passione.

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