“Il mio posto è qui” e la lotta per la propria libertà

16 Aprile 2024

Gli adattamenti cinematografici dei libri sono all’ordine del giorno e l’ultimo caso italiano di questo genere è Il mio posto è qui, romanzo di Daniela Porto (edito da Sperling & Kupfer – 2019). Il film diretto dalla stessa Daniela Porto e da Cristiano Bortone arriverà al cinema il 9 maggio distribuito da Adler Entertainment. Inoltre, è stato già presentato al Bif&st dove ha vinto il premio per miglior regia e quello per la migliore attrice protagonista a Ludovica Martino (Skam Italia).

Cr. to Adler Entertainment

Le vicende si svolgono in un paesino calabrese nel secondo dopoguerra e seguono la storia di Marta (Ludovica Martino), una ragazza madre che ha perso il fidanzato in guerra, che vive con la propria famiglia e da tutti è considerata una vergogna e un peso, in primis dai propri genitori. Tutto cambia quando viene promessa a un uomo che non ama. Infatti, grazie all’organizzazione del matrimonio, avrà modo di passare del tempo con Lorenzo (Marco Leonardi, Martin Eden), assistente del prete e omosessuale, che le farà scoprire la libertà regalandole una macchina da scrivere con la quale potrà trovarsi un lavoro ed essere finalmente indipendente e in pace con se stessa.

Punto di forza del film è sicuramente la storia, che tratta di emancipazione, di discriminazione, di libertà, di creazione della propria identità e ancora del trovarsi soli e non compresi. Tutto ciò è rappresentato bene dall’intimità che si percepisce per tutta la durata dell’opera.

Centrale in questo racconto è ovviamente Ludovica Martino che interpreta in maniera completa una donna cresciuta troppo in fretta, che ha perso l’amore della sua vita e che deve combattere contro tutto e tutti per trovare quell’indipendenza così facilmente garantita agli uomini e non alle donne. Una donna che deve fare i conti con una solitudine potente che solo grazie a una semplice macchina da scrivere riuscirà a superare.

Il mio posto è qui in conclusione dà l’impressione di essere un film statico dove sono i sentimenti, le parole, i piccoli gesti a prevalere e se, per la stragrande maggioranza del film, tutto questo colpisce nel segno, ci sono momenti in cui ciò rende per certi versi pesante la narrazione e rischia di far calare l’attenzione nello spettatore. Ma alla fine riesce, comunque, nel raccontare temi importanti di cui è sempre interessante vedere le varie sfumature dando spazio alle emozioni di tutte quelle persone discriminate e lasciate da parte che finalmente combattono per se stesse.

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