Il tabù della maternità

19 Aprile 2024

«Quando i libri non ti lasciano in pace li porti in scena.»
Lo spettacolo di Fanny & Alexander parte dalla letteratura, il libro è scritto da Sheila Heti, Maternità in Italia pubblicato da Sellerio e tradotto da Martina Testa.

Sulla scena scarna, composta da una panchina bianca, un vaso con un giglio, due coltelli e uno scotch, compare una donna dall’aria simpatica (Chiara Lagani) lavora nell’arte e ha avuto una bella carriera, ma le manca qualcosa: «C’è un bambino che mi cresce infondo alla gola

Questa donna non vuole solamente diventare madre, ma da intellettuale e artista inizia a domandarsi sul perché di questo desiderio e oltre a sé stessa interroga il pubblico.

Ho quarantotto anni e sono incinta.

Vero o falso?

I figli si fanno o si hanno?

Ad ognuno degli spettatori all’entrata è stato dato un telecomando per rispondere alle domande e scegliere sul percorso drammaturgico dello spettacolo:

Chi incontro?

Un’amica?

Una sensitiva?

Come nelle più illuminate democrazie la maggioranza sceglie.

Un dispositivo drammaturgico che coinvolge il pubblico facendo di ogni spettatore un coautore o una coautrice.

Ottima rappresentazione scenica per rendere chiara l’idea di scrittura di Sheila Heti che in Maternità domanda continuamente a sé stessa, all’I Ching, ai dadi… se vuole diventare madre.

Un interrogatorio serrato che costringe a fare i conti con uno dei più grandi tabù della nostra epoca: il desiderio di mettere al mondo dei figli.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi tentativi d’affrontare questo tema, basti pensare al libro di Antonella LattanziCose che non si raccontano” uscito per Einaudi e candidato al Premio Strega di quest’anno o anche al libro che ha vinto lo scorso Strega “Come d’aria” di Ada d’Adamo. La riflessione sul desiderio di procreare sta finalmente diventando un tema pubblico e politico sganciato dall’essere donna.

Maternità di Funny & Alexander non è soltanto uno spettacolo che vuole attualizzare e rendere pubblico un tema sociale, è prima di tutto una composizione artistica e come tale produce simboli da interpretare.

In particolare, una parte, descritta anche nel libro di Sheila Heti, che riguarda uno dei racconti più misteriosi della Bibbia, la lotta di Giacobbe con l’Angelo.

Giacobbe un giorno si trova a combattere con un uomo misterioso, l’Angelo del Signore. La lotta sembra essere meravigliosa, l’Angelo non riesce a sconfiggerlo e Giacobbe vince. La sua ricompensa è una benedizione, un nuovo nome, è la possibilità d’affrontare uno dei più grandi tabù della religione ebraica: trovarsi davanti a Dio.

Ecco che per affrontare questo tabù nasce una storia. Per integrare i tabù l’umanità ha bisogno di trasformarli in arte, in storie sui modi in cui li abbiamo combattuti. Lo stesso vale per il desiderio di essere madre o padri; Giacobbe chiamò il luogo dove combatté con l’angelo Panuel che significa: Qui è dove ho visto Dio in faccia.

Maternità di Fanny & Alexander ci pone davanti a uno dei grandi tabù non ancora del tutto affrontati e spesso nascosto: il desiderio di mettere al mondo un essere umano.

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