23 anni fa usciva nelle sale 28 giorni dopo, l’horror con Cillian Murphy e Naomi Harris diretto da Danny Boyle e scritto da Alex Garland. Oggi 18 giugno esce 28 anni dopo, terzo capitolo del franchise, nuovamente diretto e scritto dal duo Boyle-Garland.

Sono passati 28 anni da quando il virus ha invaso il Regno Unito, che ormai è in quarantena isolato dal resto dell’Europa e del mondo. La terraferma è quasi esclusivamente abitata da infetti che si sono evoluti diventando più forti e intelligenti, ma su un’isola al nord del Paese un gruppo di uomini ha creato una comunità e ha ricominciato a vivere più o meno normalmente. Spike (Alfie Williams, Queste oscure materie) è un dodicenne che vive sull’isola insieme al padre Jamie (Aaron Taylor-Johnson, Nosferatu) e alla madre malata Isla (Jodie Comer, The Last Duel). Per la prima volta sta per andare con il padre sulla terraferma per cacciare e uccidere gli infetti. Il viaggio dei due si complica quando incontrano un Alfa con il suo “branco” e sono costretti a nascondersi e aspettare che la marea scenda per ritornare sull’isola. Durante il viaggio Spike scopre che sulla terraferma c’è un dottore (Ralph Fiennes, Conclave), che ormai da anni vive isolato, in lui si accende una scintilla di speranza e una volta tornato a casa decide di scappare con la madre per capire se il dottore è in grado di guarirla. Da quel momento i due si troveranno nel mezzo di un viaggio spaventoso che metterà a rischio la loro sopravvivenza.
28 anni dopo è tutto quello che si può immaginare e molto di più, Danny Boyle ancora una volta realizza un film che unisce l’horror a qualcosa di più profondo, sentimentale ed emotivo. Non è un semplice racconto sugli zombie, è una storia che parla di famiglia, della complessità familiare, di identità, crescita, morte e memoria.
Danny Boyle e Alex Garland mettono in piedi un mondo complesso, fatto di paura, sopravvivenza e amore. Le inquadrature sulla natura indomita e senza fine restituiscono allo spettatore una sensazione di bellezza e impotenza, l’impotenza dei personaggi di fronte alla situazione in cui si ritrovano, al fatto di essere bloccati e non poter più vivere una vita simile a quella che vivevano prima.

Non c’è nulla che non funzioni, l’inizio è da brividi come anche la fine. Le inquadrature, i movimenti di macchina sono a servizio delle emozioni che il regista inglese vuole trasmettere. Come in ogni suo film Boyle osa, non ha paura di utilizzare strumenti diversi per raccontare nel migliore dei modi i personaggi e la storia. La sua regia è coinvolgente, trascina lo spettatore all’interno del film e non lo lascia andare nemmeno quando scorrono i titoli di coda.
Spike è un personaggio interessante, completo, cresce nel corso del film, diventa più consapevole di quello che lo circonda, non ha paura di prendere il proprio posto nel mondo e di combattere per quello che è giusto e per coloro che ama. Ma è Alfie Williams che permette che tutto ciò accada, il giovane attore è incredibile, le espressioni che si avvicendano sul suo volto sono naturali e coinvolgenti. Come Spike anche tutti gli altri personaggi sono ben scritti e interessanti e la scelta del cast non poteva essere più giusta, Jodie Comer e Ralph Fiennes sono straordinari e capaci di dare sempre qualcosa di nuovo ed emotivamente potente ai personaggi che interpretano. E non bisogna dimenticare anche Aaron Taylor-Johnson, che mostra allo spettatore un personaggio complesso, severo, ambiguo, ma che forse nasconde molto di più di quello che dà a vedere.
28 anni dopo è quello che dovrebbero essere i sequel: film pensati, con una storia e un senso logico, non dei prodotti realizzati per il semplice gusto di fare anche quando non apportano niente di nuovo al film originale. È destabilizzante, divertente, ansiogeno e commovente, dona allo spettatore quello che cerca nell’horror, ma anche una finestra che si affaccia sulle emozioni e sull’umanità.
Nel cast del film – prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures – anche Jack O’Connell, Edvin Ryding, Chi Lewis Parry e Christopher Fullford.
