Tra lacrime e ricordi: l’eredità di Stranger Things

11 Gennaio 2026
Photo credits to Netflix

Stranger Things si è conclusa. Un viaggio durato quasi dieci anni che ha stregato il mondo intero, generando un effetto che raramente si è visto con un prodotto audiovisivo.

Sono passati quasi dieci giorni e la mente, ancora in subbuglio per il finale, si sta finalmente calmando; il vuoto che ha lasciato, però, sarà difficile da colmare. Le reazioni sono state tantissime e i commenti negativi hanno superato di gran lunga quelli positivi, ma oggi non voglio giudicare questa quinta stagione. Piuttosto, voglio parlare di questa serie da un punto di vista più intimo e sentimentale.

È doveroso dire che questo finale è degno di Stranger Things. Non è perfetto: ci sono buchi di trama e questioni lasciate aperte. Eppure, i Duffer Brothers non potevano trovare epilogo migliore per quei personaggi che, nel lontano 2016, sono entrati nelle nostre vite e hanno preso posto nella nostra mente e nel nostro cuore, diventando quasi fratelli, amici, genitori.

Ora che le lacrime scorrono meno facilmente rispetto al 1° gennaio – anche se sarà impossibile ascoltare Purple Rain senza piangere ogni volta – riesco finalmente a scrivere dell’importanza di questa serie, al di là degli aspetti stilistici, tecnici o narrativi. Va comunque riconosciuto che i Duffer Brothers hanno creato una storia incredibilmente bella, ricca di riferimenti cinematografici e intrisa di nostalgia per un’epoca in cui tutto sembrava più bello e semplice. 

Il segreto del successo di Stranger Things risiede nella decisione di rendere il nucleo della storia, la crescita, l’amicizia e l’amore: non quello romantico, ma quello fraterno, quello tra amici, quello tra genitori e figli. 

Ricordo ancora quando nel 2016 decisi di guardare quella serie di cui tutti parlavano. Non dimenticherò mai il momento in cui me ne sono innamorata. Da allora ogni stagione vista con i miei fratelli è diventata un rituale, qualcosa che ci ha uniti ancora di più. E credo sia stato così per molti: l’attesa, l’ansia, il bisogno di vedere subito le puntate per parlarne con gli amici, le notti alle due del mattino in cui la stanchezza spariva davanti a quello che aspettavamo da anni.  La passione, i trend, Running Up That Hill come colonna sonora dell’estate 2022, la scoperta di nuovi attori e, in qualche modo, anche di se stessi. Stranger Things è stata in grado di regalare tutto questo e molto di più.

Tra 10, 20, 30 o 40 anni, quando ripenseremo a questa serie, ricorderemo le cose belle che ha creato e che ci ha lasciato. E magari qualcuno la riguarderà con i figli o con i nipoti, generando qualcosa di unico: nuovi legami e nuove emozioni. Poche storie sanno unire ed emozionare come ha fatto Stranger Things e questo è innegabile.

Sono passata dall’adolescenza all’età adulta con questa serie. Con Steve, Robin, Nancy e Jonathan mi sono sentita compresa. Quella scena finale sul tetto della radio è qualcosa che chiunque, alla fine dei vent’anni, può comprendere: la consapevolezza che le cose stanno per cambiare e che, per quanto tu provi a trattenerle, non resteranno mai uguali.

Stranger Things ha avuto i suoi problemi, i suoi momenti più deboli, archi narrativi che non hanno convinto tutti, ma non ha mai tradito il suo spirito originale e ha scritto la parola “fine” portando rispetto a tutti i personaggi e alla storia che ha sempre voluto raccontare.

Non è perfetta, ma sono proprio le sue imperfezioni a renderla indimenticabile. E poi, parliamoci chiaro, quante serie TV sono riuscite a dare un finale che mettesse d’accordo davvero tutti?

Grazie Duffer Brothers e Netflix per averci regalato una delle serie migliori in circolazione.

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