Ho fatto molti sogni per arrivare qui!

Tutto si era fermato. Il tempo cristallizzato, ognuno solo con se stesso, lontano dagli altri, tra il pessimismo dilagante, la mancanza di prospettive e il buio intorno. Eppure in questo scenario distopico, in cui costruire sembrava impossibile, ecco che il sogno è diventato realtà: è nato Banquo.

A primavera fiorisce un nuovo magazine culturale, un trimestrale cartaceo e online, che si pone l’obiettivo di trattare l’arte a 360 gradi, in tutti i suoi aspetti, andando in profondità, senza mai restare in superficie. Arte non fine a se stessa,
ma come punto di partenza per riflettere su temi che riguardano la vita, l’attualità, la società che ci circonda. Incontri con chi l’arte la vive e la produce, dialoghi con protagonisti delle scene, interviste, approfondimenti, sguardi, tra teatro, cinema, musica, tv, tendenze. Giovane, dinamico, curioso, come i componenti della sua redazione, che con onore, entusiasmo e responsabilità mi trovo a dirigere.
Tutto ha avuto vita da un’intuizione e dal coraggio di Nicola Nicchi (che ringrazio con il cuore in mano, per la fiducia soprattutto) Presidente dell’Associazione Asilo Teatrale degli Appennini, che ha sentito l’esigenza di dar voce ed espressione alla cultura, e di investire nell’informazione in un momento storico-sociale particolare come questo. In un deserto arido di stimoli, speranze, idee, abbiamo gettato i semi per una nuova, e ci auguriamo rigogliosa, linfa culturale, un’alternativa che unisce la notizia, l’approfondimento, la ricerca e il dettaglio, all’anima, alla sensibilità e umanità. Per questo ho voluto accanto a me, in questa nuova e importante avventura, questo folle volo, redattori preparati, scrupolosi, attenti, ma soprattutto dotati di una umanità e sensibilità particolari. Non sono solo colleghi, bensì famiglia, persone di cui posso fidarmi ciecamente, con le quali confrontarmi e crescere, che in qualche modo rispecchiano e si ritrovano nel mio modo di vedere la realtà che mi circonda. Amici con cui ho condiviso momenti importanti, che conosco e mi conoscono da tempo, e mi sono sempre accanto. Credo che solo dopo essersi guardati negli occhi, essersi conosciuti davvero, aver condiviso frammenti di vita e di pensiero, si può metter su e creare una squadra forte e resistente nel tempo, un gruppo in cui ci sia armonia, voglia di fare e soprattutto cuore!

Banquo è, infatti, frutto di un lavoro di squadra, poiché nessuno si salva da solo, nessuno può brillare senza il supporto e la cooperazione degli altri, e mai come ora, tale concetto è più vero che mai. Abbiamo bisogno di contatto, di relazioni concrete e non virtuali. Non a caso la scelta della versione cartacea del giornale, che ci permette ancora di toccare concretamente la consistenza delle pagine, leggerle annusandone il profumo, sfogliarle e ascoltarne il fruscio.
A tal proposito, come fil rouge di questo primo numero ho scelto il tema del “contatto”, inteso come relazione con gli altri in tutte le sue accezioni. In un anno che ci ha privato del contatto, che ci ha imposto lo schermo come unico strumento di visione e interazione, ci siamo interrogati sul valore delle relazioni, dei rapporti, a partire dall’arte che è per eccellenza frutto di condivisione, di socialità e comunità, dello stare nello stesso posto, spesso nello stesso tempo. Siamo stati privati del corpo e dei sensi, degli odori, umori, dei sapori, del tatto. Lo schermo, la tecnologia, i social, nei quali ci siamo rifugiati per sopravvivere, non fanno altro che isolarci, mostrarci una parte esigua dell’esistenza, mendace, falsa, proprio perché non può restituirci questi sensi “bestiali” e ferini, senza i quali non ci si può conoscere completamente, non ci si può innamorare veramente, non si possono provare sensazioni e, dunque, non si può elaborare e creare fino in fondo.

Non è vita, o meglio non è la vita vera, è una finzione che, tra filtri ed effetti, illude, persuade, inganna, dalla quale è necessario sganciarsi per riappropriarsi della realtà, delle relazioni vere ed essenziali, pure, nate da uno sguardo, un gesto, un profumo, un abbraccio, un suono, un contatto pelle a pelle.
Partendo da questo tema e spunto di riflessione abbiamo intessuto un dialogo con importanti artisti della scena teatrale, musicale, autoriale (l’attrice Monica Nappo, i cantanti Angelica e Davide Shorty, il rapper e scrittore Kento, il Professore Antonio Taormina). Siamo partiti dal “contatto” per analizzare spettacoli, album musicali, film, libri, serie tv, videogiochi. Infine, abbiamo potuto parlare del tipo di contatto e relazione che non dovremmo mai perdere, quello con le nostre radici, con i valori semplici ed essenziali, con Arianna Morganti, autrice del libro “Asilo Teatrale degli Appennini – Un sistema Teatrale integrato nel cuore delle Marche.

“Banquo” vuole stabilire, a sua volta, con gli artisti e i lettori, verso i quali ci poniamo l’obiettivo di restituire l’anima e il cuore dei protagonisti, degli eventi, delle storie e delle notizie, un rapporto e uno scambio diretto, sincero.
Come suggerisce il nome, ispirato all’omonimo personaggio del Macbeth di Shakespeare da cui discenderà una stirpe di re, ci auguriamo che questo nuovo magazine possa generare una scia di luce che illumini chiunque vi entri in contatto.
“Banquo” è pensiero che sposa il cuore: una riflessione con l’anima. Abbiamo obiettivi come sogni e sogni come obiettivi!

Seguite la scia. Entrate in contatto. Abbracciamoci con le parole.
Buona lettura!

la Direttrice Responsabile
Maresa Palmacci

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