Giulio Corso: l’arte e la bellezza della paternità

12 Giugno 2024

Colpisce per la dolcezza dello sguardo e delle parole che utilizza per descrivere il suo nuovo ruolo di “padre”, Giulio Corso, attore siciliano, celebre per le sue interpretazioni cinematografiche in “Mamma Mafia”, “Maschile Plurale”, “I Leoni di Sicilia” e da poco anche papà di Edoardo.

Forte, fiero, elegante, innamorato del suo mestiere che vive come un artigiano, con quella semplicità e maestria in grado di cesellare il personaggio, osservando attentamente tutto ciò che lo circonda.

Diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, ha spaziato in questi anni tra teatro e cinema, senza mai abbandonare la musica, che è tutto, un tramite di emozioni, strumento di conoscenza e intimità.

Un artista completo, ma soprattutto un uomo “limpido”, con i piedi per terra, legato a valori ben saldi, alle radici, alla propria terra, a quel passato che ci permette di sapere chi siamo, da dove veniamo, dove andremo, e che diventa ancora più essenziale una volta diventati genitori. Si lascia, infatti, andare al racconto di questo nuovo dono ricevuto, alla sua nuova esperienza di padre, che gli ha portato immensa gioia e nuove consapevolezze, anche a livello professionale. Poiché la paternità “artistica”, e non solo, è fondamentale, nel percorso di crescita della vita di ognuno, per continuare a sognare, progettare, costruire.

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua vita?

La recitazione è la mia ossessione, è la materia dei miei studi, è il lavoro che faccio con amore e dedizione totale. È la mia vocazione. Ma la mia vita è fatta di gioie e amori cosi grandi, che se non potessi più recitare per lavoro, forse sarei felice ugualmente.

Per citare la famosa trasmissione “Belve”… Che animale da palcoscenico ti senti?

Il frisone. È un cavallo che amo moltissimo, forte, fiero, elegante, bello da morire. Pare fosse il cavallo preferito di Giulio Cesare. Credo di averne avuta una riproduzione giocattolo, da bambino. Mi piace immaginare che sul palco faccio questo effetto. Inoltre ha le orecchie piccole, come me, e questa è una certezza.

Cosa vuol dire essere un artista oggi?

Penso che l’artista abbia lo stesso ruolo, da sempre. Siamo di passaggio qui, e le arti sono il segno del nostro passaggio, il regalo dell’umanità ai posteri. Vivo il mio ruolo di artista, con l’impegno dell’artigiano, che costruisce una sedia, ma che per farla così bene, ha studiato molto, ha osservato i suoi maestri, ha passato centinaia di ore in falegnameria, ha fatto mille sedie e mille errori, e poi alla fine, forse, ne ha prodotta una ben fatta, solida e magari anche bella.

 Hai frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico … che ricordo hai di quegli anni? Qual è l’insegnamento che porti nel cuore?

La scuola di teatro mi ha rimesso al mondo. Sono nato due volte, una nel settembre ‘89 e l’altra quando ho letto su quella bacheca che ero stato ammesso in Accademia. Li ho iniziato a fare i conti con la mia vocazione. Non ero il migliore tra gli studenti, ma ero bravo ad ascoltare, mi piacevano le lezioni di movimento scenico, di danza, amavo provare anche dopo i corsi. E poi ho conosciuto mia moglie in accademia, questo è stato il regalo più grande che mi ha fatto quella scuola.

Chi è il maestro ( se c’è) a cui devi di più e ti ha lasciato qualcosa in più?

Ci sono tante persone che sono miei maestri, considero miei maestri molti attori che amo andare a vedere in teatro o al cinema e con i quali non ho mai neanche scambiato due parole. Sicuramente il Direttore dell’Accademia ai tempi in cui l’ho frequentata io, è stato un grande maestro di teatro e anche di vita per me. Si chiama Lorenzo Salveti. Forse non leggerà mai questa intervista, ma io gli sono grato, per tutto il bene e il male che mi ha fatto, per ogni parola dolce e per ogni ammonimento, per ogni volta che si è accorto di me, per avermi scelto tra i suoi allievi, per quella volta che finiti i corsi, mi vide recitare in un saggio e dopo lo spettacolo (ero già diplomato a quel punto) e mi disse: “sei bravissimo Corso, ma tanto tu sapevi già recitare, prima di entrare qui”.

 Sei stato protagonista di diversi musical, ottenendo importanti riconoscimenti. Che importanza ha e ha avuto nella tua vita e nella tua carriera la musica?

La musica è tutto. I miei erano musicisti. Grazie alla musica si sono conosciuti, grazie alla musica io esisto, grazie alla musica non mi hanno mai fatto mancare niente. Quando suono, o canto con altre persone entro immediatamente in un grado di confidenza e di intimità, inspiegabili. La musica è spesso il tramite per arrivare a un ricordo, o ad una emozione. Se penso di fare un regalo ad una persona che amo penso a fare musica per lei. Se sto bene, suono, se sto male, suono, con un suono sono venuto al mondo e ora mi godo la sinfonia della mia vita.

Dopo tanto teatro sei approdato davanti la macchina da presa…Che rapporto hai con il cinema?

Sono un grande amante del cinema. Da ragazzino dopo cena mi mettevo sul divano e con mio padre guardavamo un film, tutti i giorni. Prima di conoscere il teatro, sicuramente avevo una grande cultura cinematografica, non sempre di capolavori assoluti, ma a chi importa? L’importante per me era, stare con mio padre e spararci un film diverso ogni giorno. Non se ne parlava neanche dopo, vedevamo il film e poi a letto, e intanto qualcosa dentro di me si sedimentava in attesa di prendere una forma.

Hai interpretato il Ruolo di Giuseppe La Masa ne i Leoni di Sicilia. La serie ha ottenuto un grande successo. Ti va di raccontarci l’esperienza di questo set?

Una storia molto avvincente, un progetto che definirei colossale, un cast eccezionale, il grande Genovese alla regia. Non posso che essere onorato di averne fatto parte. E poi, come spesso mi succede, ho imparato qualcosa della storia della mia terra, studiando per la serie.

A tal proposito sei siciliano. Che rapporto hai con la tua terra?

 Ho un legame fortissimo con la Sicilia, con Palermo, con la campagna dove passo le estati con la mia famiglia. In questo momento sono in campagna, dove do una mano a mio padre, qui non si finisce mai di lavorare. Penso che più passa il tempo e più ho desiderio di tornare alle origini, per saperne di più, perché sono l’unica cosa certa, per potere raccontare un giorno a mio figlio chi siamo e da dove veniamo, perché sento che ho bisogno di restare aggrappato al mio passato per vivere bene il presente.

 Sei tra i protagonisti di Mamma Mafia. Che pensi del cliché mafia /Sicilia?

Penso che se siamo al punto di ridicolizzare un fenomeno così tremendo, significa che il lavoro di tutti i gli uomini di stato che hanno dato la vita per la giustizia, è servito davvero a qualcosa.

Hai preso parte a produzioni internazionali. Hai mai pensato di intraprendere la tua carriera all’estero?

Si, certo. Ci penso spesso. Ma si sta tanto bene in Italia. Onestamente per me è il posto più bello al mondo. C’è sempre tempo per lavorare fuori, solo non mi piace l’idea di lasciare il nostro paese per un lungo periodo. Siamo dei privilegiati, io me lo ripeto tutti i giorni.

Sei padre! La paternità cosa ha portato nella tua vita?

Ora sono mortale ed la sensazione più bella di tutte. Edoardo, così si chiama mio figlio, mi riempie di gioia, mi ha insegnato tante cose, prima fra tutte che non sapevo neanche lontanamente che fosse la fatica. È un dono e una grande responsabilità l’essere genitore. Io e Fede siamo molto uniti, cerchiamo di essere dei buoni genitori, amando Edoardo, cioè cercando di ascoltarlo per capire qual è la sua natura, senza imporgli la nostra.

Progetti futuri? Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Sogno di costruire la mia casa a Roma. Con un bel giardino tra i palazzi. Con tanti alberi da frutta e una stanzetta per la musica. Poi spero in una bella serie Tv e da novembre riprenderò la tournée a teatro de “il testimone d’accusa” di Agatha Christie.

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