Senti come mi batte forte il tuo cuore!

Sono passati due mesi dall’ultimo editoriale, era capodanno e ci affacciavamo con speranza verso 365 nuovi giorni, da impreziosire e abitare con sogni, obiettivi, prospettive.

Sono passati solo all’incirca poco più di 60 giorni da quel 31 dicembre e molte cose sono cambiate, repentinamente, accanto a noi, intorno a noi, dentro noi, forse siamo cambiati un po’ anche noi.

La “metamorfosi continua”, annunciata, ha iniziato a prendere forma, ed eccoci qui con questa nuova veste digitale che conserva tuttavia immutata l’anima, e l’aggiorna costantemente arricchendola di nuove novità, tutte da scoprire e dalle quali lasciarsi sorprendere. Sorprendere, appunto. Mai come ora gli eventi ci hanno dimostrato quanto la vita sia imprevedibile… Sconvolgente, repentinamente mutevole. La pace, che da sempre davamo per scontata, è stata minata, come un fulmine a ciel sereno, la guerra nel mondo occidentale che pensavamo fosse ormai un ricordo da studiare sui libri di scuola, è vicinissima a noi. Sono vicini il dolore, la crudeltà, la morte e la paura.

Come reagire di fronte a questo tragico imprevisto della vita, a questa drammatica sorpresa della Storia?

Ci si sente piccoli, impotenti, inermi, come ci eravamo sentiti difronte all’avvento della pandemia.

Invece, in realtà, questa volta, ognuno di noi ha un’arma infallibile per combattere tutto questo odio: l’amore.

Sembrerà banale, retorico, sdolcinato, infantile, ridicolo, eppure l’unico antidoto è amare e amarsi. Credo che l’amore abbia strettamente a che fare con il senso del finito, con la paura e quindi con la paura della morte. Come sottolinea la sua etimologia “a-mors”, con quell’alfa privativa l’amore toglie la morte, la sua paura, il suo terrore e porta la vita. Rende vivi, immortali, coraggiosi. Amore inteso nel senso più alto del termine e nelle sue molteplici sfaccettature. Esistono vari tipi e forme di amore, eppure ognuna salvifica, a suo modo.

Non dovremmo frenarci o avere paura di amare e tornare a dirlo, professarlo, attuarlo: amare se stessi, l’altro, amare il proprio lavoro, ogni cosa che facciamo, amare il sapere, la cultura, l’arte, la bellezza, il diverso, le opportunità, le stesse avversità, le imprevedibilità, gli stati d’animo.

Dovremmo esercitare il cuore all’empatia, alla capacità di soffrire e gioire con l’altro, di sentire con il cuore degli altri, con la loro anima. Per dirla con le parole di una grande poetessa come Wislawa Szymborska, dovremmo imparare l’arte del “senti come mi batte forte il tuo cuore”.

Dovremmo impegnarci ad essere la somma dei cuori e le anime alle quali ci apriamo. Forse questa guerra, questo odio, è dovuto proprio chissà alla mancanza e dall’incapacità di amare, empatizzare… Anche e soprattutto con la cultura e l’arte, che anzi vogliono essere censurate come arma di punizione.

L’arte, la letteratura, la poesia e l’amore verso di esse devono invece essere un’arma potentissima, imbattibile contro ogni forma di violenza, nefandezza, odio. L’ignoranza rende deboli, aridi, pericolosi. Finiti.

Noi di Banquo, speriamo nel nostro piccolo di offrirvi spunti di evasione, riflessione, amore appunto, perché è con amore che operiamo, per farvi amare l’arte nelle sue più variegate forme. Non sarà molto, ma è tutto ciò che possiamo. È il nostro atto di amore, rivoluzionario, in un mondo in cui ognuno di noi si sente un po’ come la “Coraline” della canzone dei Maneskin.

Riscoperto dai più all’ultimo Festival di Sanremo, è forse il brano che inaspettatamente aveva quasi preannunciato uno stato d’animo: siamo tutti probabilmente fragili, sensibili, con il cuore diviso in due a metà, impauriti, fagocitati dall’ansia, convinti di non poter fare niente, di non valer nulla, di non essere in grado di uscire da una misera porta, volendo solo sparire. E se l’amore non ha salvato Coraline, noi, amando, ci possiamo salvare e uscire dall’oscuro castello-prigione di questi anni. Il desiderio del mare sarà più forte della paura dell’acqua, e lo navigheremo, affrontando e salpando anche le onde più alte e violente.

D’altronde come scriveva Dostoevskij “… Basterà amare e avere del coraggio”.

Amiamo coraggiosamente!

Buona lettura!

La Direttrice Responsabile

Maresa Palmacci

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