E ora dov’è Franco Battiato?

E ora dov’è Franco Battiato?
Ora che le sue ceneri sono state riportate a Villa Grazia e che l’Etna ha levato un sorprendente getto di lava alle prime luci dell’alba, pochi attimi dopo la sua morte, Battiato è in tutti i luoghi in cui il silenzio non può essere scalfito. Nei venti che soffiano sul mare, nella luce del primo mattino, quando i colori del giorno disfano a poco a poco la notte. E’
tra le fronde di un glicine, nel cielo limpido di un pomeriggio.

E’ lì che dovremmo ricercarlo, perché di queste manifestazioni amava riempirsi. La natura è – in effetti – il luogo più umano in cui trovare le risposte alle sue domande. Domande eterne, remote, universali. Di mondi distanti, di distacchi dalla materia, di stati dello spirito. E poi nelle canzoni, certo. Quelle restano come il segno più pieno del suo passaggio corporeo in questa terra, un passaggio che lui sapeva essere provvisorio, già proiettato altrove.
Dunque anche la musica, la sua musica, appare un’emanazione, una scintilla, forse una magia destinata ad abbagliare ancora le nostre menti, per il tempo che ci verrà concesso.
Quando un artista scompare, per chi non lo ha conosciuto direttamente poco o nulla dovrebbe cambiare: restano le canzoni, e quelle rimarranno comunque.

Eppure… In Battiato oltre alla musica c’è un mistero grande quanto il cosmo. Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale.
E allora riascoltarlo oggi, con la consapevolezza del nuovo viaggio intrapreso, insinua dubbi, lambisce i nostri quotidiani, interroga gli abissi del passato, getta i suoi violini nel futuro.
Il potere della musica sulla mente umana, del resto, è indicibile.
Così, stretti attorno ai suoi versi, la sua voce di seta scorre e ritorniamo ad essere vecchi saggi, bambini che corrono al sole.

Simone Carella

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