Musica self-made: pro e contro

5 Aprile 2023

Quante volte ci sarà capitato di sentire in giro esclamazioni come “no ma tanto da solo riesco lo stesso! ” , “quelli lì mi hanno chiesto troppo per una registrazione/produzione, ma siamo pazzi?!? ” oppure “da soli non si va da nessuna parte, meglio un produttore/un’etichetta che mi possa seguire se con loro faccio tutto! 

Il succo del discorso è comprendere se è possibile trovare qualcosa di giusto o sbagliato in queste affermazioni. Credo personalmente che per argomentare tutto ciò bisognerebbe fare un passo indietro in quello che potremmo definire più comunemente “percorso musicale”. 

Nasce tutto da un’esigenza, un bisogno di comunicare al mondo i propri pensieri, sentimenti, emozioni attraverso la musica. 

Questo principio porta (o almeno dovrebbe portare) con sé una forma di onestà intellettuale volta alla ricerca, alla sperimentazione, al confronto, allo scontro con se stessi e con gli altri….insomma bisogna faticà un pochetto! 

Ecco che arriviamo alla prima grande domanda: “Come posso produrre la mia musica? ” 

Le soluzioni che si presentano sono quasi sempre due: “faccio da solo” e “fanno gli altri” ma in questo caso con l’aggravante (se così si può definire nella testa di una persona che ha appena cominciato a fare musica) di un tariffario mai visto prima e molto probabilmente non abbordabile.

Le nuove generazioni (e mi ci metto dentro pure io!), però, godono di non poche “agevolazioni” da un punto di vista tecnico: oggi è possibile far musica veramente con poco: bastano un computer, due casse, una scheda audio, magari una tastiera midi ed un microfono. Ovviamente non avremmo potuto dire lo stesso degli anni 60’/70’ in cui gli artisti e le band avevano necessariamente il bisogno di recarsi in uno studio di registrazione attrezzato di tutto ciò che serviva per incidere su bobina un brano: in quei casi l’abilità e l’esperienza di tecnici e fonici in sala era fondamentale anche per quello che potremmo definire oggi come l’inizio storico dell’editing (basti pensare ai Beatles, per esempio, in cui questo tipo di lavoro ha costituito gran parte della loro ricerca musicale negli ultimi anni di attività discografica). 

Superato per sommi capi questo primo scoglio, ecco che sorge un secondo quesito: “ Come faccio conoscere la mia musica alle persone? Come la vendo?

Bella domanda ma anche qui potremmo comunque dare una risposta rivolgendo un occhio al passato.

Come la storia ci insegna, prima che arrivassero i documenti cartacei, il mondo si è sempre mosso seguendo la tradizione orale (soprattutto nelle differenti forme d’arte): è da qui, secondo il mio parere, che bisognerebbe ripartire! Nella musica come nella vita (prima che conoscessimo i social) il “passaparola” è sempre stato il più potente mezzo pubblicitario esistente sulla faccia della Terra: se un brano o un album piace veramente ad una persona, quest’ultima lo consiglierà ad altre persone e via dicendo. In questo caso, però, come far partire questa macchina? Sicuramente attraverso i concerti, cercando locali/pub/sale concerto ecc. interessate al progetto X. Più date vengono programmate, più si alza la percentuale di quanto detto sopra; è un cerchio

In tutto ciò è doveroso considerare anche l’impatto delle nuove piattaforme di comunicazione che tutti conosciamo: pro e contro continui. Da un lato la possibilità e fortuna di potersi far conoscere in breve tempo, dall’altro la sfortuna di non poter davvero creare una forma di “fidelizzazione” col proprio pubblico, un qualcosa di duraturo nel tempo, di vero e concreto guadagnato dai live e in primis dalle canzoni! 

Quindi, consiglio spassionato per chi vuole far musica nella vita: non ricercate subito nei social la strada più breve per arrivare; fate gavetta (cosa che purtroppo molti nuovi “artisti” non hanno), spaccatevi le ossa per capire chi siete e cosa volete, abbiate fame di riscatto e voglia di imparare sempre a mettervi in gioco!

In tutto ciò, ovviamente, l’importanza nell’essere persone affidabili e credibili è fondamentale! 

Bene, chiusa la parentesi “how to”, resta un’ultimo punto da definire e che prescinde quasi dal titolo stesso di questo articolo: le canzoni.

Pro e contro? Sicuramente oggi non assistiamo di certo, in gran quantità, al trionfo della buona musica sotto tanti aspetti ma è anche vero che questo discorso potrebbe risultare un po’ troppo conservatore in quanto non contestualizzato coi tempi che corrono. Di certo una via intelligente per unire l’utile al dilettevole è quella di trovare un compromesso che possa permetterci di fare quello che vogliamo e come lo vogliamo, senza però snaturarci e cadere nei soliti cliché di mercato (tra l’altro ormai spariti). 

Le canzoni sono mondi, vite a sè che meritano rispetto e tempo. Ribaltare quest’ultimo fattore (il tempo) che impone sempre ritmi altissimi e produzioni cadenzate, ritengo si concretizzi effettivamente nella reale chiave di volta per ogni artista! Senza neanche andare troppo lontano, basti pensare ad artisti contemporanei come Madame, Mecna, Mahmood, thasup ecc: questi ultimi sono in grado di dare importanza ai loro progetti ponendo assoluta centralità alle canzoni, al loro effettivo valore e sopratutto con tempistiche decisamente meno discografiche del previsto! (senza contare ovviamente tutto il resto del lavoro che invece riguarda la produzione dei brani, delle grafiche, dei contenuti, delle stampe di CD e vinili, di un tour promozionale…). 

Sicuramente tornerò in futuro sull’argomento ma credo di aver fornito, almeno per adesso, una panoramica generale di alcuni consigli che spesso vengono detti male o non dati proprio. La mia è una visione concreta, basata sulle esperienze che vivo ogni giorno sulla mia pelle in qualità di musicista, autore e produttore musicale. Spero possano servire a qualcuno o semplicemente aver reso più chiaro il tema in questione.  Conveniamo tutti sul fatto che ci siano innumerevoli pro e contro ma solamente noi e le nostre scelte possiamo fare davvero la differenza.

Credibili, non incredibili!

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