Rosita Brucoli: correre, ascoltarsi, camminare

15 Aprile 2023

Classe ’99, figlia di una terra meravigliosa come la Puglia, abita attualmente a Milano e studia al Conservatorio G. Verdi. 

Onestamente avremmo potuto prendere una sua biografia e copiarla qui sotto, ma non sarebbe stato corretto né professionalmente trasparente. Ecco, dopo questa premessa, vogliamo farvi leggere direttamente il frutto della nostra piacevolissima chiacchierata. Enjoy it!

  • Ciao Rosita, è un piacere per noi di Banquo Magazine averti qui in questa chiacchierata “digitale”. Partiamo dalla nostra domanda più importante: Come stai? 

Ciao Banquo! È un periodo di raccoglimento e riposo (che poi tanto riposo non è) ma dal punto di vista artistico sì, sto raccogliendo idee e immaginando il futuro, nel frattempo studio, leggo, mi appassiono ad altro, ascolto. Magico anche questo momento.

  • Ti va di raccontarci come la musica sia entrata nella tua vita?

Da quando ho memoria delle prime fasi della mia vita associo ogni ricordo ad un canzone, ad un momento di ascolto, all’atto di cantare. Ha sempre fatto parte di me, mia madre ha sempre cantato, ballato, disegnato per gioco, ma con una passione sconfinata e anche una sensibilità devo dire per niente comune.

  • Sappiamo che sei una cantautrice. Ricordi quando hai iniziato? Perchè sentivi il bisogno di dire la tua? 

Sicuramente ho iniziato a scrivere quando ho avuto uno dei momenti più difficili in adolescenza, ho iniziato a soffrire di forti attacchi di panico e ad oggi credo di una sorta di ansia generalizzata, rifiuto di me stessa, solitudine, insomma non stavo molto bene. La scrittura nella mia vita è nata per quello.

  • Negli anni sarai cambiata tu e, molto probabilmente, anche le tue canzoni; hai sentito qualcosa dentro mutare, evolversi? Come stavi?

Certo. All’inizio la mia musica era più terapeutica che volta a comunicare qualcosa a chi non aveva mai vissuto quello che stavo vivendo io e forse non volevo neanche che qualcuno capisse troppo quello di cui parlavo nei miei testi, erano cose private e volevo proteggerle. Tutto è cambiato quando non mi sono nascosta più e ho iniziato anche a vedere tante cose di me, con la lucidità di una persona che le accetta e ,di conseguenza, la mia musica è cambiata con me. 

  • Le tue canzoni parlano tantissimo dell’animo umano, di fragilità, paure ed insicurezze ma anche di forza, voglia di riscatto e accettazione. Sono tutte autobiografiche? 

Alcune sono autobiografiche, altre racconti di persone che ho incontrato, con la quali ho vissuto. 

  • A proposito: nel 2022 esce il tuo primo album “Camminare e Correre” per Vetro Dischi. Sette tracce, sette prospettive e visioni realistiche della vita con cui veniamo a scontrarci tutti i giorni. Perchè questo titolo?

L’idea del titolo mi è venuta quando ho pensato a quanto si è sollevati e felici quando si capisce che non esiste solo un punto di vista delle cose. Io sono stata educata in un certo modo dai miei genitori e attenzione non gliene faccio una colpa. Per me la vita in infanzia e in adolescenza è stata una corsa, poche volte mi è stato insegnato a fermarmi e prendermi un momento per me, per sentirmi, per rispettare il mio ritmo. Quando poi in età adulta ho sperimentato il momento del cammino è stato salvifico.

  • Prendendo spunto dal tuo album, spesso, non si parla tanto di salute mentale. Credi rappresenti, ancora oggi, un taboo più tra i giovani o tra gli adulti? In generale, se ne parla abbastanza?

Per me la salute mentale è la cosa più importante che abbiamo, ancora prima di quella fisica (se non in alcune eccezioni ovviamente). Sicuramente nella mia generazione c’è più consapevolezza e ci sono più strumenti rispetto a quella dei miei genitori. Però c’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto in Italia, siamo molto indietro rispetto a questa tematica, è gravissimo perché la mente è tutto. La mente è parola, la parola influenza ed è azione quanto un’azione fisica. 

  • Tornando a te e al tuo percorso: c’è stato un momento particolare in cui ha pensato:” ok, questa sono io, voglio continuare a fare musica in maniera sempre più professionale”?

Sì, come vi ho raccontato sicuramente quando mi rendevo conto che con la musica stavo esattamente disegnando quello che provavo in quel momento esatto, quando ho rimosso tutte le “regole”, gli obiettivi e ho solo scritto. 

  • Ascoltando i tuoi brani si sente tanta sperimentazione musicale. Da chi ti sei affiancata, ti affianchi e perchè?

Innanzitutto mi lascio affiancare dai dischi e da chi prima di me ha sperimentato, mi piacciono tanti generi, mi innamoro di tutti gli strumenti, mi interessano tutte le timbriche e le ritmiche perché possono sempre essere qualcosa di diverso. Ovviamente però le idee devono tramutarsi in processi più tecnici, ecco perché su questo disco mi sono fatta affiancare da Simone Guzzino che ha tradotto in suoni e arrangiamento assieme a me nella sua stanza quello che ci facevamo venire in mente, c’è uno scambio ricchissimo , che non s’interrompe mai, tutti e due abbiamo rispetto delle idee dell’altro, c’è voglia di investire del tempo nella produzione e ottenere un risultato personale e che dica qualcosa. Questo stesso scambio c’è anche quando lavoro con Claudio La Rocca in arte (Supnasa), Giuliano Vozella e anche con Daniele Spatara che mi accompagna anche in qualche data live e c’è stato anche  quando ho lavorato con Simone Privitera su “Qualcuno nel tuo letto”. Io penso che il rispetto, la capacità nell’ascolto profondo del mondo dell’artista con cui lavorano e il gusto (ovviamente con una declinazione sempre diversa perché ognuno arriva da un diverso background musicale) siano dei fattori che accomunano tutte queste persone appena citate e che li rendono dei grandi professionisti. 

  • Che importanza ha la sperimentazione in un artista che sta provando a cercare la sua strada? Avresti consigli da dare in merito? 

La sperimentazione è tutto, perché  è ricerca. In ogni tentativo c’è sempre qualcosa che ti avvicina o ti allontana da quello che potrebbe essere il mondo musicale che ti appartiene, ma da cui tu decidi se avvicinarti o allontanarti. Mi spiego meglio: scegli tu con le persone con cui lavori, cosa essere ad ogni kick o chitarra,o  soli o paddoni tenuti o buttati :’) ahah 

  • Proprio qualche mese fa, il 20 Gennaio, è uscito l’ultimo tuo singolo “Qualcuno nel tuo letto”, bonus track di “Camminare e Correre”. In questo caso è come se parlassi con tutte le persone che erano, sono e saranno (anche di passaggio) nella tua vita, di come spesso non si tenda a mostrare le proprie paure o insicurezze pur avendo dentro un mondo incredibilmente bello e inesplorato. Alcuni riescono ad uscirne fuori, altri si sono persi “…nelle droghe…” o nel letto con qualcun’altro. Ti va di raccontarci un po’ tutta la storia del brano? 

Ho conosciuto tante persone che avevano questo filo conduttore, piuttosto che capire l’origine della loro sofferenza, inconsciamente preferivano evitare, rifugiarsi in altre cose e questa dinamica mi ha sempre fatto molta tenerezza , ma anche paura ad un certo punto. Il mio papà per esempio è stato un uomo di questo tipo, non aveva gli strumenti per capire come si faceva ad ascoltarsi e ad alleviare un dolore, idem per alcuni degli amici e amori che poi ho incontrato in adolescenza e in età adulta.  

  • Siamo arrivati alla conclusione di questa chiacchierata ma prima di lasciarci volevamo chiedere, anche a nome di tutte le persone che ti seguono e non, cosa dobbiamo aspettarci da te nei prossimi mesi? Ci saranno nuove canzoni? Concerti?

Come vi ho detto è un periodo di raccoglimento, voglio godermi questo disco e voglio continuare a fare live. Ci sarà tempo per nuova musica, io intanto scrivo sempre, canzoni, pensieri, disegno e immagino il futuro :) non temete!

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