Il mio canto di Natale.

22 Dicembre 2024

Mi sono sempre ritenuta un’eterna bambina, forse dovrei dire un’adulta affetta dalla sindrome di Peter Pan: delle volte percepisco di non essere mai cresciuta. Ed il Natale è proprio una di quelle feste che mi fa sentire sempre piccola: le luci per le strade, i colori nelle case, le musiche festose nei negozi, mi hanno sempre infuso un sentimento di gioia e di calore.

Nei miei ricordi resterà sempre impresso il momento in cui, arrivato l’8 dicembre, in casa mia si andava a prendere tutti gli addobbi per l’albero ed il Presepe. Quando eravamo piccoli io e mio fratello, mio padre era solito fare il presepe su un piccolo tavolinetto rettangolare in vetro: ricoperto con una tovaglia cerata, era pronto ad accogliere una carta fondo marrone con dei dettagli verdi e marroni che sarebbero diventate la terra di quella composizione. Nella spasmodica ricerca (come ogni anno) del muschio, mentre mio padre disponeva i pastori, lo stereo riproduceva un disco con canzoni natalizie, da gusto un po’ retro ma che si sposavano con il caldo di quella casa, i suoi vetri appannati per via dello sbalzo termico con l’esterno che, spesso, ci regalava abbondanti nevicate. Il sonoro suono di trombe del primo brano, avvertiva che le feste si avvicinavano e che era giunto il momento di rallegrarsi: Nat King Cole con la sua voce calda e profonda, mentre cantava O Come All Ye Faithfull, scortava la lenta operazione di mia madre di sbrogliamento della matassa di luci che avrebbero poi decorato l’albero.

Ancora vividi anche i ricordi dei cenoni del 24 dicembre quando, tutti riuniti tutti al tavolo per il cenone e con la frenesia che animava la me bambina in trepidante attesa dell’arrivo di Babbo Natale, sono i concerti trasmessi dalle principali emittenti televisive: qui i cori di voci bianche accompagnavano quelle dei cantanti e le loro rivisitazioni di brani natalizi. Ma un ruolo importante, durante queste feste, è stato (ed è tutt’ora) svolto anche dalle pubblicità spesso modificate appositamente per il Natale: l’esempio più eclatante è sicuramente la pubblicità Bauli con la sua A natale puoi (uno spot talmente potente da riuscire a portare al successo la sua interprete). Ma di tutte le pubblicità ce n’è una che più delle altre ha influenzato sicuramente la mia percezione di “canzone natalizia” ovvero quella di Ricciarelli marchio Sapori (non voglio fare pubblicità ma è doverosa in questo caso!). Il suo sottofondo musicale in cui una bambina metteva nel presepe uno di delicati e morbidi biscotti al sapore di mandorla coperto da un’abbondante spolverata di zucchero a velo, era Così celeste di Zucchero (Spirito DiVino, 1995). Una canzone che, vuoi anche per le candele che tintinnano all’inizio, ha un vago sapore di Natale e che, ogni anno, riecheggia nelle mie orecchie per infondermi quello spirito festoso che, spesso, tarda sempre ad arrivare.

Insomma, gli anni passano ma ognuno di noi avrà sicuramente il suo canto di Natale, quei brani che lo fanno sentire a casa e lo riportano con la memoria a quelle giornate in cui le tavole imbandite ospitavano volti familiari, alcuni dei quali scomparsi rimanendo solo un ricordo. Alcune canzoni sono state abusate fino alla nausea, come i canti natalizi firmati da Wham, Mariah Carey o John Lennon, altri invece si sono aggiunti negli anni con allegre rivisitazioni ma sono sicura che in ognuno di noi c’è una canzone che, per motivi anche strettamente personali, sa di Natale.

Nel mio caso è passato molto tempo da quando quel disco di mio padre risuonava in casa, ma ogni anno non è Natale se non suona ancora una volta nelle mura domestiche, grazie ad un meticoloso lavoro di recupero da parte di mio fratello: quando inizia quel disco io mi sento di nuovo piccola, torno con la mente a quei pomeriggi in cui trotterellavo in casa di mia zia con le mie pingue guanciotte (e non solo!!) rosse aiutandola a preparare dolci per le imminenti feste, mentre casa si illuminava con le intermittenti e coloratissime luci dell’albero.

Alla luce di quanto scritto, quella che segue non è una playlist ma è sicuramente una parte del mio “canto di Natale”.

Buone feste a tutti!

Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Turandot in bianco e nero all’Opera di Francoforte

di Emiliano Metalli Nonostante fosse l’ultima replica di un allestimento…