La formazione del pubblico nelle arti performative. Cominciamo dalla scuola!

Testo Roberta Leo

Sul territorio nazionale già da tempo sono presenti numerosissime realtà e iniziative rivolte alla formazione dei giovani in ambito musicale, teatrale e coreutico attraverso vari percorsi di formazione professionale. Ciò che, invece, manca, o meglio, ciò che attualmente si configura come un elemento meramente accessorio e non indispensabile è la formazione del pubblico.
Già da tempo la consapevolezza del valore educativo dell’arte ha innovato e continua tutt’oggi a rinnovare profondamente la didattica e la pedagogia delle arti performative che spaziano tra la danza, il teatro e la musica, veicolando il loro oggetto esclusivamente attraverso il corpo dell’artista. Egli è lì, completo nella sua essenza e interezza e non necessita di terzi o intermediari.

Al fine di comprendere questo ‘miracolo dell’arte’, è importante che anche lo spettatore, in quanto parte di una totalità, ossia, la comunità di un territorio, venga formato e guidato fin da giovanissimo nella fruizione e nella ricezione della performance.
Esistono in tal senso varie proposte che restano, però, relegate ad un pubblico ristretto, di nicchia e, soprattutto, adulto. Basti pensare ai tantissimi laboratori condotti nelle scuole, alle attività che accompagnano spettacoli, festival e rassegne in cui si cerca di mettere in connessione artisti e spettatori, ai progetti didattici universitari; un altro ruolo di rilievo è svolto in tal senso dalla critica che, spostandosi dalla carta stampata al web nella sua quasi totalità, ne ha esteso lo spazio di diffusione e la sua accessibilità. Tuttavia, se da un lato potrebbe essere stato ampliato il punto di vista critico avente ad oggetto la danza, il teatro o la musica, dall’altro il lettore-spettatore risulta sempre più confuso,
inconsapevole e sprovvisto di un filtro di lettura adeguato per discernere il contenuto della critica da quello della performance in sé. E tale filtro può essere acquisito solo se lo spettatore conosce l’oggetto della performance. Ciò vuol dire che egli dovrebbe crescere a stretto contatto con esse, ossia non visionarle solo nel momento di restituzione al pubblico ma conoscerne i soggetti, le fasi e le modalità di ideazione e creazione.
Da ciò emerge la necessità di pensare ad un piano progettuale che si ponga obiettivi nel lungo periodo e consideri le arti performative come parte integrante e indispensabile per la formazione dell’individuo e il suo benessere psicofisico.

E questo nuovo modo di ‘fare cultura’ non può che partire dalla scuola inserendo all’interno dei suoi programmi la formazione di un pubblico nuovo e giovane che dovrà essere educato ad una giusta conoscenza e capacità di critica e analisi del prodotto artistico della performance.
Sarebbe bello poter pensare a una formazione permanente, fine ultimo e frutto di una vera e propria rete tra la scuola pubblica, realtà performative e territorio. Solo la creazione di un tessuto connettivo tra questi soggetti potrà far sì che il giovane individuo cresca in un contesto culturale stimolante e interdisciplinare. Le arti performative sviluppano, ad esempio, le abilità psico-motorie del bambino o adolescente, la socialità nei rapporti con i coetanei e gli educatori, creano occasioni di maggiore dialogo con gli operatori di settore; la danza, la musica e il teatro riveleranno anche spunti interdisciplinari e relazioni con materie già normalmente e stabilmente inserite nei piani di studio scolastici come la letteratura, la storia, la filosofia, le scienze. E poiché lo spettacolo dal vivo prende quasi sempre vita da uno
studio drammaturgico che, a sua volta, scaturisce da un’idea filosofica, letteraria, artistica, estetica, religiosa appartenente a una comunità, è importante avere la capacità di effettuare autonomamente delle connessioni tra ciò che accade su un palcoscenico e ciò che accade nella realtà. Ciò permetterà ai giovani studenti di comprendere al meglio ciò che accade in un dato momento della vita della loro comunità di appartenenza. Si attribuirà, così, ai
giovanissimi un ruolo attivo e protagonista nei processi di apprendimento in modo che le conoscenze non vengano assimilate passivamente ma siano, piuttosto, sviluppate per una nuova applicazione.

Una rete tra scuola, arti performative e territorio sarà utile per ri-formare la figura dello spettatore, rendendolo finalmente più cosciente e autonomo. Per realizzare ciò sarà determinante il ruolo dei docenti della scuola e la loro cooperazione con gli operatori delle arti performative (musicisti, registi, coreografi, docenti di musica, teatro, danza, drammaturghi, critici) e i soggetti istituzionali e politici del territorio attraverso un dialogo e una costante co-partecipazione.

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