Carla Fracci. Lettera all’Étoile che danzava con il cuore… e la testa

Di Roberta Leo

Cara Carla,
Questa non è una lettera di addio. È una lettera per dirti GRAZIE! Quel grazie che ognuno di noi avrebbe voluto dire all’immensa Carla Fracci, regina della danza italiana nel mondo.

Ricordare ancora una volta i tuoi successi, i tuoi ruoli, il tuo impegno per la danza è forse superfluo qui oggi. Nessuno ti dimenticherà mai perché tu e la tua danza siete immortali.
Continueremo a ricordarti non solo come Prima Ballerina Assoluta, come scrisse di te il New York Times nel 1981, ma anche e soprattutto, per ciò che hai fatto per la Danza, per ciò che di essa hai mostrato al mondo.
Sei stata un’Étoile indiscussa, dalle straordinarie capacità tecniche che, però (e questa è stata la tua grandezza), ben ti guardavi dall’esibire. “La tecnica va nascosta”, dicevi sempre ai tanti fortunatissimi danzatori che hanno avuto l’onore di lavorare e studiare con te. In altre parole, invitavi loro a danzare l’emozione, non un passo o un movimento. E, infatti, era proprio l’emozione che tu sapevi portare sul palco quando danzavi; ed era quell’emozione che muoveva l’azione del corpo.

Danzavi ed eri poesia, eterna fanciulla danzante, come ti ha definito il poeta Eugenio Montale; danzavi col cuore! Ma le radici del tuo cuore affondavano ben salde nell’intelligenza, nella cultura e, soprattutto, in quella praticità, tutta meneghina, che ti permetteva di andare sempre avanti oltre la fatica e il sacrificio.
Hai danzato con i più grandi del tuo tempo, primo tra tutti Rudolf Nureyev. Tutti coloro che amano la danza conoscono sicuramente la sua Lettera alla danza, quel lungo e commosso scritto che il ‘tartaro volante’ scrisse in punto di morte, inneggiando alla vita e all’amore inteso nella sua forma più pura: quella che ama per il bisogno di farlo e non per essere ricambiati. E tu, Carla, hai danzato proprio così. La danza ti animava, ti dava vita. E la vita non è altro che amore, eros, passione, connubio perfetto tra corpo, mente e spirito.
Vittoria Ottolenghi, grande critico di danza che tanto e meravigliosamente ha scritto di te, scriveva: “la danza è l’unica attività umana, oltre all’amore, in cui l’uomo è tutto lì: fisico, mentale e sentimentale”. Ecco tu sei stata tutto questo. Oltre a Giulietta, Aurora, Medea, Francesca da Rimini, l’eterna e ineguagliabile Giselle e tanto altro ancora.
Amavi la danza, il tuo lavoro, la vita. Il successo non ti ha impedito di amare anche la tua famiglia e occuparti di essa, così come non ti ha impedito di dedicarti ai danzatori più giovani, formandoli con cura e dando loro insegnamenti preziosi; non hai trascurato di impegnarti nella lotta contro la soppressione dei Corpi di Ballo delle Fondazioni Lirico
Sinfoniche e la residualità che la danza riveste ancora per la politica del nostro Paese. Hai portato la danza nelle piazze, in televisione, sottraendola all’egemonia dei teatri che la volevano un’arte elitaria. L’hai resa popolare, ironica, divertente, romantica, passionale, umile e grandiosa come te.

Grazie Carla per tutto ciò che ci hai donato con la tua danza, per aver fatto comprendere al mondo che la danza è un’arte e che tutti possono amarla. Con la testa, col cuore, col corpo. O con tutte e tre le cose.
Grazie!

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