Quando la fisica a teatro è rock!

Intervista alla “rockstar della fisica” Gabriella Greison che
con coraggio e successo ha unito due mondi all’apparenza
distanti: quello del teatro e della scienza

Testo Maresa Palmacci

È una scienziata, una studiosa di fisica, una scrittrice, un’attrice, una giornalista e soprattutto una donna di grande carisma, eclettica, determinata e coraggiosa, Gabriella Greison. È riuscita negli anni a coniugare due mondi all’apparenza molto distanti, come la fisica e il teatro, e a portarli al successo. Un atto audace e fuori dagli schemi che ha permesso di rendere una materia all’apparenza inaccessibile, come la fisica, alla portata di tutti, vicina a chiunque, caricandola di fascino e umanità attraverso lo strumento teatrale.
È stata definita “la donna della fisica divulgativa italiana” (Huffington Post), “la rockstar della fisica” (Corriere della Sera), “il volto rivoluzionario della scienza in Italia” (GQ), ha scritto 8 libri tradotti all’estero, tra cui la trilogia sulla fisica quantistica: “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, “Hotel Copenaghen” e “La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall”.
Da questi tre romanzi ha tratto altrettanti monologhi teatrali. Durante il lockdown ha scritto il romanzo “Ucciderò il gatto di Schroedinger”, edito da Mondadori, da cui ha tratto il suo ultimo spettacolo, andato in scena in streaming, in diretta dal Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme.
Fasciata in una tuta gialla, facendo eco ad una moderna Uma Thurman in Kill Bill, la Greison ha portato in scena, con Marco Caronna, che ne ha anche curato la regia, la storia della giovane Alice che, in preda ai dubbi e alle incertezze tipiche della sua età, viene supportata dai consigli di Erwin Schrödinger, il fisico austriaco premio Nobel per la Fisica nel 1933.
Lo scienziato è famoso per la sua amicizia con Albert Einstein, i computer quantistici, l’intelligenza artificiale, i mondi paralleli, l’entanglement quantistico, gli esperimenti mentali, la sincronicità, ma soprattutto per il celebre paradosso del gatto di Schrödinger.
“Ucciderò il gatto di Schroedinger” è una storia di vita, di rinascita e di elevazione, di riflessione interiore, una metafora che parte dalla fisica per andare oltre e arrivare al cuore del pubblico, grazie anche al taglio dato dalla Greison e alla sua interpretazione diretta e sentita, alla sua grinta e determinazione, che rivela anche in questa intervista. Un dialogo in cui si evince la sua tempra coraggiosa, la sua capacità di osare, di andare oltre nonostante le difficoltà e i limiti incontrati perché donna, donna in un mondo prettamente maschile, una donna che ha scardinato ordini e schemi costituiti. Una personalità rock, uno “spirito kamikaze” che fin da piccola l’ha portata a “buttarsi” oltre gli ostacoli, accettandone il peso delle conseguenze, per soddisfare, placare il suo fuoco interiore, la sua spinta creativa, e il suo sogno di cambiare il mondo.
Gabriella, con i suoi successi, nel suo piccolo, il mondo lo ha cambiato. E continuerà a farlo, con i suoi spettacoli, i suoi libri, la sua fisica a teatro e i tanti sogni che con coraggio realizzerà.

Sei una donna di scienze, una scienziata che si è dedicata al teatro, o meglio, è riuscita alla perfezione a fondere queste due passioni. Come è stato possibile coniugare due mondi che sembrano all’apparenza distanti? E quando hai capito che questa strada era quella giusta? Che questo connubio potesse funzionare? Sì, ho creato questo piccolo fortino dove posso esprimermi, perché sentivo l’esigenza di avere un luogo diverso da quello usuale dove raccontare la scienza. Il mio percorso nella fisica è stato molto proficuo ed ho incontrato lungo la mia strada tanti professori e tanti ricercatori che mi hanno fatto amare la scienza più profonda. Con il tempo, da quando mi sono laureata in fisica in avanti, l’ho amata sempre di più. Ho lavorato due anni all’Ecole Polytechnique di Parigi e ho collaborato con centri di ricerca internazionali. Questo percorso mi ha aperto la strada verso un modo di comunicare la fisica fuori dall’ordine predefinito di certi programmi televisivi italiani e certe regole a cui noi eravamo abituati a sottostare se si sentiva parlare di fisica. Guardando proprio all’America ho pensato a quello che
mancava da noi: la fisica raccontata sotto forma di storie. E così mi sono messa a studiare il teatro di narrazione. Ho avuto insegnanti di teatro bravissimi, e ho creato il mio modo di stare sul palco. Una volta creata l’impalcatura, ho messo dentro le storie che fanno parte del mio percorso scientifico. Attingo da vicende vissute dai fisici del XX secolo perché sono quelle che mi piace raccontare. E così ad oggi sono arrivata a pubblicare 8 libri di divulgazione e altrettanti spettacoli teatrali (per la maggior parte monologhi). Ho superato le 800 repliche, in 7 anni.

Sei stata definita rockstar della fisica. Qual è il tuo lato più rock?
Sono stata definita la rockstar della fisica agli inizi, quando ho debuttato per la prima volta a Roma, all’Auditorium, con il mio primo spettacolo “Monologo quantistico”. Era una sera in cui in contemporanea facevano all’Olimpico Roma-Lazio e nella sala Santa Cecilia cantava Patti Smith. Avevo fatto tutto esaurito, ed era stato pazzesco. Quella sera c‘era una giornalista del Corriere della Sera a guardare, e per gli applausi che non finivano più ha fatto quel titolo. Poi quando ho fatto monologhi in America, a San Francisco, in Austria, a Vienna, in Svizzera, a Zurigo, i giornali stranieri hanno fatto lo stesso. E così il soprannome mi è rimasto. Ne vado fiera. Il mio lato più rock sta nel fatto che prima di tutto ascolto solo musica rock, poi perché essere rock è uno stato d’animo, poi la fisica è rock.

La fisica è rock?
Sì, certo. È rock la fisica, è figo parlare di fisica, sono rock i fisici del XX secolo che hanno creato il nostro mondo.

Sicuramente la tua è stata una scelta coraggiosa. Portare una materia all’apparenza ostica a teatro e renderla alla portata di tutti, super affascinante. Dove hai trovato il coraggio?
Il coraggio mi è nato da un fuoco interiore che non riuscivo a placare. Sentivo di dover fare qualcosa che mancava, e dovevo farlo io. Ho sempre avuto lo spirito da kamikaze, fin da bambina, mi sono sempre esposta, prendendomi le responsabilità per le conseguenze, ecco, io quando sento un bisogno impellente devo assolutamente placare questo slancio realizzandomi con l’arte, con la creatività. Il bisogno era di creare un racconto che rendesse giustizia a un mondo che hanno sempre mostrato come vecchio e noioso. Non riesco a tenere a bada la creatività, è qualcosa che non ti fa dormire la notte se non la assecondi.
E poi c’è la storia delle donne nella scienza, un percorso difficilissimo e pieno di soprusi. Dovevo mettere per terra un segno, che ci faccia dire da che parte stare oggi. Per cambiare nel nostro piccolo il mondo.

Coraggioso è stato anche portare in scena in streaming, in un teatro vuoto, un nuovo spettacolo, “Ucciderò il gatto di Schroedinger”, che per come è strutturato si basa molto sul contatto con il pubblico. Com’è stata questa esperienza? Come hai lavorato per questo spettacolo, tratto da un tuo libro?
Il romanzo (pubblicato da Mondadori) l’ho scritto durante il primissimo lockdown, ed è uscito a Settembre 2020. Mentre lo scrivevo, in parallelo scrivevo la versione teatrale. Con il regista Marco Caronna mi sono subito trovata benissimo fin dalle prime volte che ci siamo parlati, a proposito del progetto. Lui aveva le sembianze perfette per essere Erwin Schroedinger sul palco e così ho scritto il testo per il teatro pensando a lui. Abbiamo iniziato a pensare alla realizzazione sul palco fin da quando è uscito il libro, con la produzione dietro che era Imarts, e le musiche realizzate da Fabio Cinti. Ma questo debutto non riuscivamo mai a farlo, perché i teatri non riaprivano e le stagioni
teatrali non decollavano. Io e Marco abbiamo iniziato a preparare il debutto come se i teatri aprissero e, dai nostri incontri in solitaria al Teatro di Salsomaggiore, è uscito tutto quello che poi si è visto in streaming. Con Imarts abbiamo deciso di debuttare l’ultimo giorno di chiusura ufficiale dei teatri, per dare un segno concreto di cambiamento e apertura. La normalità è vivere con i teatri aperti, non con i teatri chiusi. Quindi il debutto in streaming è stata una cosa fuori dall’ordinario ma ci ha consentito di dire a tutti che noi ci siamo e contribuiamo a non far diventare ebeti le persone (parlando i virus): la nostra pièce è una storia, una bellissima storia di rinascita, di elevazione, di crescita personale. Esattamente quello che c’è bisogno di fare oggi. Adesso speriamo che per la prossima stagione nascano tante date nei teatri di tutta Italia, così potremo girare in tour. Io non vedo l’ora.

“Ucciderò il gatto
di Schroedinger”
è una storia di
vita, di rinascita
e di elevazione, di
riflessione interiore

Sul palco interpreti Alice, 28enne in piena crisi esistenziale e in perenne contrasto con se stessa, terrorizzata dal prendere decisioni. Ad aiutare Alice però arriva Erwin Schrödinger, il fisico austriaco premio Nobel per la Fisica nel 1933, che ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e il nostro futuro. Per la tua vita e la tua esperienza c’è stato un “Erwin Schrödinger”?
Schrodinger è stato per Alice l’amico immaginario. Dagli incontri con lui, durante i suoi sogni, lei capisce qualcosa di più se stessa e inizia a prendere decisioni. Proprio lei che era sempre ferma, e non faceva un passo, perché terrorizzata dalle scelte. E così il gatto di Schrodinger, un gatto nella scatola che è vivo e morto allo stesso tempo, diventa una magnifica metafora.

Quanto la fisica è nel teatro e quanto il teatro è nella fisica?
Einstein diceva che un fisico ha un mondo dentro, per questo gli riesce facile tenere la scena in qualsiasi teatro. Io l’ho preso alla lettera. La fisica e il teatro sono uguali, per tanti punti di vista: uno su tutti, il tempo sia con la fisica sia a teatro si ferma.

Per una donna è più difficile affermarsi in questo mondo?
Sì. Perché nel passato c’è stato un imbuto che non le faceva passare. Fino all’altro ieri, diciamo.

Sei fisica, scrittrice, attrice, insegnante. Quanto coraggio ci vuole a tenere in equilibrio tutte queste anime?
Ormai non insegno più da tanti anni. Adesso scrivo libri e porto le mie storie a teatro. Faccio tutto questo con estremo
equilibrio. Le mie storie riguardano sempre la fisica quantistica. In alternativa, le grandi donne della scienza. Sul mio sito, www.GreisonAnatomy.com, ci sono tutti i miei lavori, che aumentano di giorno in giorno.

Questo periodo di crisi che consapevolezze ti ha portato? Cosa sogni per il (tuo) futuro? Mi ha fatto capire l’importanza di stare bene nella quotidianità, ho trovato una persona magnifica con cui condividerla, e questo è il regalo per me più bello di questi giorni. Per il mio futuro sogno tantissime cose. Ho ancora tanti sogni
da realizzare.

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