Bobby ed Amy: due solitudini in contatto per affrontare la realtà

Recensione dello spettacolo diretto da Silvio Peroni,
andato in scena al Teatro Belli lo scorso dicembre,
in streaming, nell’ambito della Rassegna Trend

Testo Maresa Palmacci

Il teatro è fatto di sguardi, relazioni, legami. Contatti che vanno ben oltre la pelle. Si insinuano tra le parole,
i testi, i personaggi. Silvio Peroni è uno dei registi contemporanei che più di altri riesce a scandagliare i rapporti, a indagarli, a dargli voce attraverso le sue regie, che proprio su questo fondano la loro forza (come in Costellazioni, Ci vediamo all’alba, Straight, The Aliens).
Raffinatissimo conoscitore della drammaturgia contemporanea e attentissimo da sempre al lavoro sull’attore, ha dimostrato tutto ciò, ancora una volta, con “Bobby ed Amy”, testo di Emily Jenkins, andato in scena nell’ambito della Rassegna Trend, per la prima volta in streaming, da un Teatro Belli completamente vuoto.
Un vecchio edificio isolato, immerso nella campagna inglese, un luogo dove rifugiarsi, ripararsi, proteggersi da un mondo al quale non si sente di appartenere: lì si conoscono Bobby ed Amy, due tredicenni diversi, atipici. Due numeri primi che si incontrano per caso e si riconoscono, due solitudini che si prendono per mano e provano insieme ad affrontare quella realtà spesso crudele, a convivere con gli altri, con chi non li capisce fino in fondo.

Si appoggiano l’uno sull’altro, si fanno compagnia, si infondono forza e coraggio per arginare le prese in giro delle “capre”, le incomprensioni di famiglie sgretolate che celano dolori, mancanze e violenze, una società che
sta mutando troppo in fretta. Trovano conforto mangiando fish and chips, nelle sterminate campagne intorno al vecchio “Edificio”, tra gli animali che lì vengono allevati. E sempre insieme si trovano a dover combattere contro la morte, un’epidemia che colpisce gli animali, l’inatteso, il cambiamento dei tempi che vuole portare loro via la realtà che li fa stare bene, che vuole trasformare ingiustamente quei luoghi in cui trovano riparo e bellezza.
I due ragazzi diventano, allora, piccoli eroi che danno vita ad un’azione di resistenze che li fa apparire diversi agli occhi dell’intera città, pur di far fronte alla catastrofe economico-sociale che sta per abbattersi sulla loro terra.
Devono a tutti i costi salvare il vecchio Edificio, quel posto che li ha fatti incontrare e che rappresenta il cardine
della loro periferia urbana. “Bobby ed Amy” di Emily Jenkins, è la tenera e dolce amara storia di un’amicizia, forse di un velato e umanissimo amore, la storia di due innocenti esistenze ed anime pure e uniche che si sfiorano e insieme traggono la forza per tener testa a una realtà mutevole, il cui degrado morale e strutturale non si può fermare.
I tempi cambiano, la città si stravolge, si perdono le tradizioni, i tramonti, ma niente può scalfire quel legame, che resisterà, nonostante tutto.
Una drammaturgia dotata di una ricercata sensibilità, esaltata ancora di più dalla regia sapiente ed esperta di
Silvio Peroni, che punta tutto sul lavoro sull’attore e con l’attore. Petra Valentini e Mauro Lamantia, infatti, perfetti nel ruolo dei due ragazzi, ne incarnano la dolcezza, la timidezza, l’inadeguatezza, e si trovano a interpretare,
inoltre, il vastissimo caleidoscopio di personaggi che li circondano. Due attori per più di diciotto ruoli, resi con
dovizia di particolari, con poco: attraverso il cambio di voce, di postura, di sguardo, di intonazione, di espressione. Giovani, meno giovani, uomini, donne, restituiti in maniera netta, si distinguono tutti alla perfezione.
Se Mauro Lamantia talvolta accenna minime e impercettibili imprecisioni, Petra Valentini procede spedita nel gioco della giostra dei personaggi senza mai perdere il filo delle emozioni. Una regia essenziale, dunque, che fa muovere lo spettacolo su una scena completamente vuota, dando ancora più risalto, non solo agli attori, ma soprattutto ai personaggi, alla loro psicologia, alle loro voci e pensieri, all’ interiorità e al testo, alla estrema sensibilità del messaggio che ogni parola vuole trasmettere.
Sono le parole e la loro interpretazione che ricreano paesaggi, evocano luoghi, atmosfere, situazioni. In scena c’è poco o nulla, eppure c’è tutto, c’è tanto. Una parabola di umori per il racconto intimo e vibrante di un’amicizia particolare, di un incontro di anime destinato a durare nel tempo.

La storia di due giovani e moderni eroi che provano a combattere con le loro armi le trasformazioni che hanno
determinato il passaggio dagli anni ‘90 agli anni 2000, l’avvento di una modernità che sembra voler distruggere
e spazzare via per sempre l’ingenuità, la semplicità, la tradizione a favore dell’apparenza e del guadagno. A volte le cose devono cambiare, ma niente mai potrà impedire al sole di tramontare dietro la collina e mentre le ombre si diffondono, di abbracciarsi ed ammirare il tramonto dove un tempo sorgeva il vecchio edificio. In due si può. Nessuno si salva da solo.
Un testo originale, uno spettacolo sincero in cui la forza dei sentimenti domina la scena e supera la barriera del video e dello streaming….Con la speranza di poterlo vedere presto dal vivo, di poter guardare dritto negli occhi Bobby ed Amy.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

20 + 7 =