ZOO, l’Amore primordiale di Sergio Blanco

Realtà e finzione. Cosa c’è di vero e cosa c’è di finto in “Zoo” di Sergio Blanco, in scena al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello a Milano fino al 5 maggio. Lo spettacolo è ambientato in un giardino zoologico, ma deve risultare sempre che l’opera si svolga sul palcoscenico dove viene rappresentata. Questo fattore è evidente in ogni momento della rappresentazione, dall’inizio alla fine, da quando lo spettatore si ritrova un sipario aperto, che svela già la scenografia e due, dei tre attori protagonisti, che a breve partiranno con la loro interpretazione. La prima produzione del Piccolo diretta dal regista franco-uruguaiano, cerca di rendere partecipe il pubblico in sala fin dall’introduzione, quando Lino Guanciale e Sara Putignano, rompono la quarta parete rivolgendosi alla platea e si esibiscono come un vero duo, sul bordo del palco, cantando e suonando il brano Wonderful Life . Questi spezzoni musicali si ripetono anche nel susseguirsi dei quattro atti e del breve epilogo che compongono lo spettacolo. Durante Zoo si ascoltano l’ Impromptu n.3, Op. 90 di Schubert, Take On Me nella versione degli a-ha, Animal Instinct dei The Cranberries e Someone You Loved di Lewis Capaldi.

Nelle due ore, senza intervallo, si canta, si ride, ma soprattutto si riflette sulla vita e sull’amore, quello primordiale ma anche quello sulla bellezza della natura idealizzata nel terzo personaggio di questa storia, il gorilla Tandzo, un giovane maschio di vent’anni dell’Africa occidentale, interpretato da Lorenzo Grilli, che si traveste e recita con il costume da primate sempre rinchiuso in un gabbia di vetro al centro del dispositivo scenico. “Zoo” racconta l’incontro tra lo scrittore – alter ego dello stesso Blanco – con il gorilla, con l’intento di scrivere un testo sulle scimmie, nel laboratorio della dottoressa Rozental. La veterinaria e primatologa interpretata dalla Putignano, andando avanti con la narrazione si trasformerà in Edda Ciano, che appare nell’inconscio delle notti tormentate di Sergio. Lino Guanciale è il drammaturgo affascinato e turbato dalla figlia di Mussolini, ma man mano che si relazionerà con Tandzo, sempre più curioso d’imparare cose nuove come i libri o vedere film, si ritroverà con una nuova ossessione e passione, quella per il primate. Sergio proseguendo con gli incontri si innamorerà del gorilla e metterà in discussione ogni conferma e distinzione tra l’umano e l’animale, anche se nove milioni di anni fa eravamo più simili che mai.

La messa in scena viene svelata al pubblico appena entra nella sala teatrale, non cambia molto a parte per l’uso costante alternato di luci e video proiettati sui muri della scenografia che riproduce un padiglione dello zoo dove avvengono gli incontri tra i tre protagonisti. Lino Guanciale dà senso e corpo allo scrittore che si scopre innamorato, lo fa in modo delicato e sincero, come se si voglia far riscoprire le emozioni e i timori di quando ti innamori per la prima volta. Quello che scatta tra la scimmia e l’umano è un sentimento puro, primordiale e non contaminato dai costumi della società, il cui culmine viene raggiunto nel momento che Sergio chiede di passare una notte con Tandzo. Lorenzo Grilli, già visto in “Ragazzi di vita” per la regia di Massimo Popolizio, è magnetico nella sua presenza scenica e nei movimenti che sono così naturali che in certe scene fanno dimenticare che dentro il costume c’è un attore. Per concludere, la bravissima Sara Putignano interpreta sia la dottoressa che Edda, convincendo in entrambi i ruoli, anche quando canta. Sergio Blanco porta sul celebre palco milanese, grazie alla sua abilità, una storia d’amore camminando su quel confine tra finzione e realtà che inevitabilmente lo caratterizza con il suo teatro di autofinzione.

1 Commento

  1. Condivido tutto, mi è piaciuto molto il coinvolgimento del pubblico fin dall’inizio da parte dei due attori, per cui la gente si è sentita ‘tirata dentro’ nella storia, nello svolgersi dei fatti

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