Alessandro Businaro dirige Teatro in Quota, festival della convivenza di corpi

Alessandro Businaro, già diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e finalista alla Biennale College – Registi Under 30 nel 2018 e nel 2019, dal 2 al 9 agosto bissa con la direzione artistica di Teatro in Quota.

Il festival di arti performative si svolge a Rocca di Mezzo e trasforma la piccola cittadina abruzzese in un cuore pulsante di umanità, tessendo una rete tra arte, turismo ed economia.

Il giovane direttore artistico ci racconta il suo festival come un crocevia di ‘arti viventi’, una bussola che con i suoi ‘punti cardinali’ orienta il corpo e, più in generale l’uomo, nel proprio cammino personale e sociale attraverso il teatro.

Alessandro, dirigi il festival Teatro in Quota che animerà con spettacoli, incontri e laboratori il Parco Regionale Silente Velino.  Qual è l’idea fulcro dell’evento?

L’idea alla base di Teatro in Quota è quella che il il teatro e tutte le discipline performative siano un qualcosa di vivo e di connaturato nella vita di una comunità. Un qualcosa che prende molte forme diverse, dalla danza popolare alla cerimonia religiosa, ma che vive e pulsa costantemente. Fin dalla sua nascita Teatro in Quota cerca di entrare dentro al paesaggio urbano di Rocca di Mezzo e di creare un ponte tra artisti e cittadinanza, abbracciando le piazze, le vie del paese e i rifugi. Cerchiamo di lavorare e pensare a questo Festival partendo da questo e scegliendo degli artisti che abbiano una vocazione affine alla nostra. 

Che legame si instaura tra il territorio, la cittadinanza e le discipline artistiche protagoniste del festival?

Si instaura un legame a volte commovente. L’edizione del 2021, la mia prima edizione da direttore artistico, ci ha mostrato quanto la cittadinanza sia aperta a qualsiasi forma di pratica partecipativa e desiderosa di conoscere e di stare in contatto con gli artisti. Nel 2021 tra laboratori, programmazione e residenza sono arrivati più di 60 ragazzi e ragazze da tutta Italia a Rocca di Mezzo e la comunità li ha accolti e ospitati. Si crea uno scambio virtuoso da molti punti di vista, da quello artistico ed esperienziale a quello turistico ed economico. Un Festival come il nostro, diretto da giovani artisti, non può che pensare a un progetto fondato sull’unione tra la dimensione locale e la dimensione internazionale, facendo sempre attenzione a non costruire cattedrali nel deserto, ma progetti artistici solidi che possano avere radici profonde. 

Il rapporto con il corpo, la tecnologia e, in generale, le relazioni (familiari, amorose ecc) sembrano dominare la programmazione di TiQ. Come mai questa scelta?

Diciamo che alla base di questa edizione ci sono i Punti Cardinali, ossia i punti dell’orizzonte verso i quali ogni essere umano si dirige nel proprio cammino. Ho cercato prima di tutto di interrogare me stesso e quello che ne è venuto fuori è un quadro molto stratificato di tanti punti cardinali diversi con cui mi oriento nel mondo. Mi oriento attraverso il rapporto con il mio corpo, attraverso il rapporto con gli spazi che abito, con i rapporti umani che instauro e con i frammenti della mia memoria. Da qui sono partito alla ricerca degli artisti per Teatro in Quota 2022. Artisti che hanno percorsi diversi e che si trovano in fasi diverse della loro ricerca ma che condividono un pensiero di indagine. Sono tutti artisti e artiste che attraverso il teatro cercano l’orientamento. 

Tra gli artisti ospiti sarà presente la performer e coreografa Silvia Gribaudi che condurrà un laboratorio sul corpo in cui non sarà richiesta ai partecipanti alcuna competenza tecnica. Che idea hai tu del corpo e della danza?

Ci tengo a dire che siamo veramente onorati che Silvia abbia accettato di collaborare con noi per questa nuova edizione. Il suo lavoro incarna totalmente quella che è la missione del festival e della mia direzione artistica. Per quanto mi riguarda, da regista e autore, il corpo è tutto. Mi verrebbe da dire che non esiste altro che il corpo. È solo attraverso il corpo che noi possiamo “sentire” e possiamo vibrare in assonanza o in dissonanza con ciò che ci circonda. Si abusa spesso del termine “teatro di parola”, ma in realtà esiste solamente il teatro fisico. Tutto ciò che non attraversa il corpo del pubblico e dell’artista e che rimane su un piano intellettuale è ciò da cui come artisti dovremmo fuggire e diffidare. Questo è il teatro: convivenza di corpi. 

La tua direzione artistica sposa ovviamente i concetti di interdisciplinarietà e di totalità dell’arte. In che modo cerchi di non porre barriere nella tua arte e nel tuo lavoro?

In Francia le arti performative le chiamano “arti viventi” e questa espressione negli ultimi anni mi è stata maestra. Concentrarsi sull’arte vivente vuol dire scavalcare qualsiasi ripartizione precostituita. Nei lavori che ho fatto, da George alla Biennale di Venezia 2020 alla trilogia Abitare lo specchio realizzata l’anno scorso al Teatro Stabile del Veneto, ho sempre cercato di confondere le discipline e di confondere anche me stesso, per non pensare che la parola e il testo debbano a tutti i costi avere la meglio sugli altri linguaggi. Tra gli artisti programmati a Teatro in Quota 2022 c’è ad esempio Dario Felli che presenta YYY, un concerto di musica elettroacustica. Dario è un artista che collabora con me da molti anni e che lavora anche con diversi artisti della scena internazionale (tra cui Bob Wilson) e sono veramente felice di accostarlo a realtà a lui molto lontane come quelle di Frosini/Timpano o di Elia Tapognani (che esplora il linguaggio della clownerie). Credo che l’interdisciplinarietà sia inevitabile nel 2022 e credo che, anche grazie alla cieca fiducia di Dario Del Fante, fondatore e direttore esecutivo di Teatro in Quota, nei prossimi anni continueremo a percorrere questa direzione. 

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