“Grief & Beauty” – per un’estetica del morire

Grief & Beauty - ph. Michiel Devijver

Grief & Beauty” è, innanzitutto, un ritorno alle parole nel loro più concreto significato. Da una parte ‘grief’, ovvero ciò che il Cambridge Dictionary definisce come “very great sadness, especially at the death of someone”; dall’altra quel qualcosa o quel qualcuno “that gives great pleasure, especially when you look at it”. È dunque già dal titolo che comprendiamo l’orizzonte verso cui si estende l’ultimo lavoro presentato al Teatro Argentina dal regista svizzero Milo Rau nell’ambito della trentasettesima edizione del Romaeuropa Festival.

A essere chiamato in causa è l’orizzonte esistenziale del morire, l’attraversamento del negativo, il ricordo di quell’ultimo sorriso prima che la morte sopraggiunga a marchiare definitivamente il corpo dei nostri cari. Un’operazione controversa che — come spesso, d’altra parte, è accaduto nel corso della sua carriera — non lascia affatto indifferenti gli spettatori di Rau, coinvolti in una riflessione dai toni sempre pacati eppure tanto radicalmente incisivi.

Grief & Beauty” è ambientato nel cuore di una casa che emana il sentore tipico del calore domestico, abitato da quattro personaggi, una musicista e un video maker. L’arredamento – volutamente sorpassato e fuori moda – sembra fare di questa scena l’emblema di un corpo sfiancato dalla malattia e dall’età. In un allestimento che sembra ammiccare al naturalismo più tradizionale, quasi a farne un’ambientazione museale della memoria, in cui l’oggetto è tramite reale in direzione del ricordo. Un naturalismo, tuttavia, soltanto apparente, in cui la narrazione registica si articola e svolge mediante ampi momenti lirici frutto della confessione intima, raccolta e mai patetica che i diversi personaggi sulla scena fanno del loro proprio personale lutto.

Ciò verso cui si apre e interroga la narrazione di Rau è l’orizzonte laico del morire, è — se vogliamo — quel medesimo quesito aperto che, ancor prima che essere stato posto dalla politica, ha diviso a metà il mondo intellettuale del Novecento, che in Italia rivive nelle indimenticabili parole di Benedetto Croce, quando si chiede nel frammento intitolato “I trapassati

«Che cosa dobbiamo fare degli estinti, delle creature che ci furono care e che erano come parte di noi stessi? “Dimenticarli”, risponde, se pure con vario eufemismo, la saggezza della vita. “Dimenticarli”, conferma l’Etica. […] E l’uomo dimentica. Si dice che ciò è opera del tempo; ma troppe cose buone, e troppe ardue opere, si sogliono attribuire al tempo, cioè a un essere che non esiste. No: quella dimenticata non è opera del tempo; è opera nostra, che vogliamo dimenticare e dimentichiamo».

[B. Croce, Etica e politica, Laterza, Bari 1967, p. 23].

Plasmata per sua stessa essenza sulla logica di un evento irripetibile e mai uguale a se stesso, l’arte teatrale lotta con questa legge del tempo, che fa da latrina alla coscienza dell’essere umano che, a sua volta, vive sempre e comunque nel rinnovato bisogno di oltrepassare la morte, di farne (cristianamente) niente di più che un’apparenza. Un evento reale che Rau, invece, sceglie di fissare nel tempo, nella memoria più profonda del suo spettatore, turbandolo con un atto che — per quanto cruento — non è volto a provocare scandalo. Mi riferisco qui alla scelta che — condivisibile o meno — fa da perno alla più complessiva resa dello spettacolo, che racconta della scelta di una donna, ormai alla fine della sua esistenza, di ricorrere all’eutanasia. Scelta di cui veniamo, innanzitutto, a conoscenza mediante il racconto di chi l’ha conosciuta, in un dialogo metatratale con il pubblico, in cui a parlarci di Johanna è il personaggio interpretato da Princess Isatu Hassan.
Ma ciò non sembra essere sufficiente. È, infatti, Johanna stessa — che con il suo sguardo curioso e imbarazzato si staglia fin dall’inizio in video, campeggiando al di sopra della scena — a donare in un filmato l’evento stesso della sua morte al pubblico; mentre sul palco è rappresentato questo stesso atto tratto dal reale, quasi a farne una copia.

L’estetica del morire di Rau è pienamente laica, poiché sovverte non solo la ritualità tipicamente legata al cordoglio, istituendone sulla scena una assai più comune, fatta di piccoli gesti quotidiani, volti a prendersi cura del proprio caro; ma, ancor di più, perché porta alle più estreme conseguenze l’idea che il morire sia un evento in cui la sfera del privato e del pubblico entrano ora in un’inarrestabile collisione. Il morire è, d’altra parte, un fatto ancora pienamente estetico, poiché delegato al racconto e alla testimonianza di chi — ognuno a suo modo — ha abitato la sfera del lutto, del proprio cordoglio di fronte a ciò che c’è di più caro: una madre, un gatto, una terra lontana, in definitiva, l’amore.

Che ne è, però, di quell’antico adagio greco per cui la morte non sarebbe mai dovuta essere messa in scena nella sua più cruda realtà? Che fine fanno, poi, le interminabili morti dei personaggi femminili tipici del teatro ottocentesco? E, ancora, che ne è della violenza sacrificale a cui il performer si sottopone in nome dell’arte a metà del secolo scorso?

‘Dimenticate’. A rimanere è — soltanto — un’estetica del morire, a patto che però questa parola non venga mai confusa con quella di ‘spettacolo’. Perché estetica è soltanto la problematica convivenza esistenziale — e in questo pienamente tedesca — tra dolore e bellezza, tra la visione di ciò che provoca un’incolmabile tristezza e, allo stesso tempo, dona un piacere immenso.

Grief & Beauty – 29 e 30 settembre Romaeuropa Festival (Teatro Argentina)
Regia: Milo Rau
Testo: Milo Rau & Ensemble
Performance: Arne De Tremerie, Anne Deylgat, Princess Isatu Hassan Bangura, Gustaaf Smans, Johanna B. (in video)
Drammaturgia: Carmen Hornbostel
Coach & Dramaturgical Collaborator: Peter Seynaeve
Scena e Costumi: Barbara Vandendriessche
Composizione: Elia Rediger
Musica dal vivo: Clémence Clarysse
Camera & Video Design: Moritz Von Dungern
Light Design: Dennis Diels
Assistente alla regia: Katelijne Laevens
Direttore della produzione tecnica: Oliver Houttekiet
Direttore di produzione: Greet Prové

Grief & Beauty è una produzione dell’NTGent in coproduzione con Tandem Sceène Nationale Arras – Douai, Künstlerhaus Mousonturm Frankfurt, Romaeuropa Festival, Teatro Nazionale di Genova

Lo spettacolo ha debuttato il 22 settembre 2021 all’NTGENT

Foto: Michiel Devijver

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