Madrigals @ REF

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2022/01/20. Generale repetitie van de muziektheater Transparant productie 'Madrigals', van Benjamin Abel Meirhaeghe.

Testo di Emiliano Metalli

Inutile negarlo: questi Madrigals in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma per il REF spaccano. Lo fanno sia in senso intransitivo, fluido gergale persino vagamente vintage, sia in senso transitivo, sugli oggetti, sui corpi, sulle voci. Ed è qui che si aprono molteplici possibilità di interpretazione. Infatti, gli oggetti di questa azione voluta, pensata, organizzata e coordinata da Benjamin Abel Meirhaeghe sono numerosi, certamente non infiniti, ma talmente sovrapposti tra loro da generare una serie di combinazioni innumerevoli. La tradizione certamente, quella musicale e quella scenica, è il punto di partenza. Fin dal titolo il riferimento a un preciso genere musicale e a un autore in particolare è chiaro e programmatico. Quale che sia la sua origine filologica, il madrigale ha una sua riconoscibilità, prima ancora che nei temi, fra cui l’amore, nel gioco polifonico delle voci (o della voce con lo strumento). Fin qui nulla da eccepire, Meirhaeghe infatti si serve di un gruppo – abilissimo – di interpreti e incentra lo spettacolo – in prima italiana – sui madrigali di guerra e d’amore di Claudio Monteverdi. La scelta alllora non cade a caso. Monteverdi in fondo è un compositore cardine del passaggio di un’epoca, dal Rinascimento al Barocco, dal madrigale a più voci alla monodia solistica. Cambiano dunque gli orizzonti sonori, cambia il “modo” in cui si affrontano gli argomenti. Così fa Monteverdi, che ci spalanca la strada alla monodia, lo stesso fa Meirhaeghe, concentrando il focus sui singoli performer. Partendo da una tradizione per attraversarla con differenti linguaggi, al fine di ritrovarne il significato antico e presentarne uno nuovo al pubblico che assiste, egli ci invita nel suo viaggio iniziatico all’amore. Affascinato dal Barocco, anche egli si serve dello stupore per incantare gli astanti, sfrutta le moderne macchine sceniche, gli effetti luminosi, le distorsioni sonore, i miti e i registri vocali, le lingue e l’intreccio polisemantico di culture lontane che oggi si toccano con un click.

Se da un lato l’interprete è nudo, spogliato della sua identità, dall’altro la libertà di questo gesto – oggi quasi tradizionale, ma ben poco avanguardistico – è poca cosa rispetto all’agire nello spazio. È questo che conta, infatti, nell’insieme dell’opera: non il singolo individuo, ma l’interazione fra le parti necessaria a fornirci una chiave, un appiglio per la comprensione di questo affresco scenico. Il brano musicale diviene allora quasi un pretesto, nonostante alcune esecuzioni coinvolgenti, mescolandosi al resto degli ambiti artistici e comunicativi chiamati in causa. L’arte, ad esempio.

2022/01/20. Generale repetitie van de muziektheater Transparant productie ‘Madrigals’, van Benjamin Abel Meirhaeghe.

Meirhaeghe dispone in scena una serie di opere contemporanee che approfondiscono una dimensione ulteriore alla scena, sebbene disposte quasi sempre frontalmente alla platea. Creazioni di artisti contemporanei come Sanam Khatibi, Thomas Renwart, Anthony Ngoya, Gilles Dusong, tutti classe 1995, si trovano così a dialogare con quanto avviene in scena , dando vita a una dinamica silenziosa eppure evidente, necessaria, da cui nessuno può sfuggire distrattamente.

Mentre la partitura musicale, in parte di Claudio Monteverdi, con arrangiamenti originali e spaesanti, in parte di Doon Kanda (aka Jesse Kanda) e Wouter Deltour, è la strada che la creazione segue e persegue nella sua drammaturgia. Un fiume impetuoso che conduce, con la sua corrente, ogni oggetto verso la foce. Attorno alla massima che “ogni amante è guerrier”, si dispongono i numeri musicali che offrono ad ogni singolo performer di presentarsi al pubblico. Direttamente, apertamente, come capita a Clément Corrillon, voce e chitarra di un Lamento della Ninfa da strappare il cuore. O anche alla commovente Hanako Hayakawa, la cui intervista registrata si intreccia in proscenio al suo canto dal vivo, vibrante e distreto allo stesso tempo. E infine a Els Mondelaers, sofferente e combattiva in ogni singola nota, in ogni respiro.

Presentarsi è dunque parola chiave, poiché spesso, o quasi sempre, i performer cantano rivolgendosi direttamente alla platea. A differenza del movimento – autonomo, distaccato, robotico e comunque avulso dagli occhi altrui, la musica è offerta all’ascolto, come in una corte. Tradizione? Sì, forse. Ma gli inserti dei corpi, delle voci registrate, dei suoni e la complessità della grammatica creativa non permettono di semplificare in questo modo. Se tradizione c’è è solo perché di essa, oggi, non si può fare a meno. Molto, se non tutto, è già stato scritto. Eppure la creatività continua a manifestarsi, come avviene in questo caso. Madrigals è certamente una sorta di percorso iniziatico, di educazione amorosa declinata in linguaggi complementari, di non semplice soluzione. È un’opera unitaria che si concentra sul fluire dell’azione e la canalizza verso un finale che sembra quasi un rinnovato punto di inizio. Difficile dunque stabilire meriti, all’interno del percorso creativo, laddove è trasparente il lavoro e l’impegno in prima linea da parte di tutti i partecipanti.

C’è bisogno di spettacoli come questo per ricordarci che la tradizione seguita a parlarci, ma che è fondamentale il saperla ascoltare, darle anzi nuova voce, senza paura, senza vergogna, senza mezzi termini. Benjamin Abel Meirhaeghe sembra presentarsi allora come un novello Kubrik, un moderno Skrjabin, un coraggiosissimo Monteverdi: guerriero d’amore. E noi gli siamo grati.

Claudio Monteverdi / Benjamin Abel Meirhaeghe / Doon Kanda

Madrigals

Every lover is a warrior

Ideazione e regia: Benjamin Abel Meirhaeghe
Composizione: Claudio Monteverdi / Doon Kanda (aka Jesse Kanda)
Direzione musicale / co-compositore: Wouter Deltour
Drammaturgia/ricerca: Louise van den Eede
Illuminazione e scenografia: Zaza Dupont, Bart van Merode
Opere del co-curatore: Koi Persyn
Voice coaching: Rosanne Groenendijk
Coreografia in collaborazione con i performer: Sophia Rodriguez
Musical coaching: Pieter Theuns
Shibari coaching: Marc BeShibari
Interpretato da: Hanako Hayakawa, Alice Giuliani, Els Mondelaers, Lucie Plasschaert, Khaled Barghouthi, Clément Corrillon, Victor Dumont, Antonio Fajardo
Musicisti/quartetto: Madoka Nakamaru, Wouter Deltour, Pieter Theuns, Rebecca Huber o David Wish
Visual artists: Sanam Khatibi, Justin Fitzpatrick, Thomas Renwart, Anthony Ngoya, Gilles Dusong, Christiane Blattmann, Daan Couzijn, Che Go Eun, Tom Hallet, Nokukhanya Langa, Tristan Bründler
Video: Filip Anthonissen
Costumi: Kasia Mielczarek
Teaser & making off: Charles Dhondt
Fotografia grotta: Thibaut Lampe

Foto © Fred Debrock
Foto © Bart van Merode

Direttori di produzione: Eglantine Möller, Annik Laruelle
Assistente direttori di produzione: Laura Van Houtte
Stage manager: Anne van Es
Light operator: Danielle van Riel
Sound operators: Karel Marynissen
Video; sottotitoli: Pieter-Jan Buelens
Tecnici: Pat Caers, Janneke Donkersloot
Assistente di produzione: Pablo González
Intern (assistente alla regia): Ika Schwander

Prodotto da Muziektheater Transparant e d e t h e a t e r m a k e r
In coproduzione con DE SINGEL, Productiehuis Theater Rotterdam, Concertgebouw Brugge, B’Rock Orchestra, C-Takt e Perpodium
Distribuzione ART HAPPENS
In collaborazione con O. Festival for Opera. Music. Theatre, Opera Ballet Vlaanderen, Troubleyn/Laboratorium, Matterhorn VZW
Con il supporto di Flemish Government e Tax Shelter of the Belgian Federal Government
Ringraziamenti a Showtex, Kopspel, Divi-divi e le Caves of Dinant

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