Maura Teofili e lo sguardo sulla scena emergente italiana: “Si impara assieme.  Si ascolta molto, non si ottiene tutto”

Intervista alla curatrice di “Anni Luce”, la rassegna di Romaeuropa Festival, attenta ai nuovi linguaggi.

Anche quest’anno Romaeuropa Festival rivolge l’attenzione alla scena emergente italiana, con la nuova edizione di Anni Luce, la rassegna a cura di Maura Teofili, che fino al 23 ottobre abiterà il Mattatoio, trasformandolo in una vetrina delle giovani e interessanti promesse del panorama teatrale italiano.

Uno sguardo verso il futuro e il futuro possibile del teatro, della nuova drammaturgia e dei nuovi linguaggi, attraverso il sostegno alla creatività under30 con il progetto di tutoraggio e residenza Powered By REF per autori e registi tra i 20 e i 30 anni e con il format Situazione Drammatica, dedicato alla nuova drammaturgia, ideato da Tindaro Granata e presentato da Romaeuropa in rete con i prestigiosi premi nazionali dedicati alla nuova drammaturgia Hystrio, Tondelli e Riccione.

Abbiamo avuto l’occasione e il privilegio di dialogare con la curatrice Maura Teofili, da sempre attenta alla linfa vitale degli artisti emergenti,  e approfondire con lei il tema centrale del presente e del futuro della scena, delle idee e delle urgenze delle nuove giovani menti e penne del teatro, di quanto sia difficile nel sistema odierno per chi vuole affacciarsi a questo “mestiere” costruire e far progredire i propri progetti e studi. È emerso quanto sia più che mai necessario un sostegno, una cura e una tutela da parte delle istituzioni, quanto sia importante la formazione, lo scouting, l’ esigenza di confrontarsi con le nuove generazioni, stimolarle, interrogarle, poiché è fondamentale ascoltare e imparare insieme, rimanere in dialogo, creare sinergie tra le diverse realtà, investire, dare fiducia e possibilità.

Romaeuropa, in questo caso, si conferma una fucina di nuovi linguaggi drammaturgici con OK BOOMER del drammaturgo Nicolò Sordo, che approda sulla scena con la regia di Babilonia Teatri, con Il mio corpo è come un monte del  Collettivo EFFE / Giulia Odetto, con gli studi selezionati nell’ambito del progetto Powered By REF: Greta Tommesani con CA.NI.CI.NI.CA, un monologo sullo sfruttamento lavorativo e sulle modalità con cui si comunicano le cause sociali, Elena Bastogi con senza titolo (mâcher ses mots) un gioco di e con le parole, Matrice Teatro con Il dilemma dei cento girasoli fotovoltaici che si interrogasulla questione ambientale e sulle diverse modalità di cura del pianeta Terra.

Anni Luce, dunque , si rivela uno strumento fondamentale per stimolare, attenzionare e dare luce ai talenti emergenti, sensibili alle problematiche della società contemporanea e dei nostri tempi, mentre Maura Teofili, con le sue parole, ci offre una preziosa riflessione e ci suggerisce spunti per poter al più presto adoperarsi, affinché le numerose eccellenze che abitano il nostro territorio possano trovare risposte, o strumenti per poter creare,  far sentire la propria voce e il proprio pensiero.

 Ci regala speranza, forza, tenacia, presenza, poiché il segreto è “Esserci. Sbatterci la testa ancora e iniziare daccapo. Anche quando sembra che non ne valga la pena. Continuare. Sempre e testardamente. “

Forse, così, un nuovo futuro rigoglioso del teatro italiano, e non solo, potrà diventare realtà.

Quali sono le “urgenze” drammaturgiche, e non solo, che hai potuto riscontrare nel lavoro con questi nuovi giovani drammaturghi? Cosa vogliono esprimere e comunicare prima di tutto? Cosa li smuove? Hanno dei tratti in comune? 

Gli artisti emergenti italiani che si confrontano con il mezzo teatrale pagano uno scotto di sistema abbastanza forte che spesso penalizza le possibilità di approfondimento ed esplorazione tematico e contenutistico. Ci sono poche occasioni accessibili di formazione e di studio; i ritmi di produzione sono spesso frenetici e questo porta troppo spesso i progetti in divenire a sorgere da istanze derivative o puramente soggettive e a non avere il tempo di collegarsi alla società, al mondo, alle urgenze del presente. Da un paio di edizioni abbiamo voluto fortemente che il ruolo di Anni Luce all’interno della programmazione del Romaeuropa Festival potesse in questo senso avere una funzione di stimolo, di innesco causale, andando con precisione ad attenzionare quelle progettualità che si sforzassero di allargare il raggio di osservazione, che si prendessero con forza il tempo di approfondire o almeno ne abbracciassero intenzionalmente l’ambizione come obiettivo. Questo ci ha permesso di alzare il tiro e di recepire proposte che rivelano intelligenze e sensibilità acute, desideri specifici e di cercare di catalizzare possibilità economiche e creative che permettessero a questi percorsi di compiersi e realizzarsi. 

Avere un punto di vista sul mondo, convocando le giovani generazioni al dialogo con il presente è di cruciale importanza per il futuro della scena teatrale nazionale, ma non è un fatto acquisito. 

Come e in che modo, tu con il tuo gruppo di lavoro, avete sostenuto e continuate a sostenere e supportare i giovani drammaturghi e registi nella ricerca e formazione? 

Al di là degli strumenti tecnico/specifici (economie, spazi, tutoraggi e affiancamenti messi a disposizione da Powered by REf, come dettagliato nella call, e/o espresso nelle numerose coproduzioni avviate da REf sulla scena nazionale negli ultimi anni) credo che l’aspetto più specifico dell’azione che sto cercando di esprimere e di imprimere all’insieme delle attività avviate in questi anni riguarda il piano della relazione, dell’attenzione e della cura progettuale. I più giovani, nell’affacciarsi alla scena teatrale, spesso vengono indirizzati verso contesti specifici e devono fare molto da soli; raramente accedono ad un confronto diretto e paritario che metta a valore positivo il tentativo, la corsa verso il rischio se non addirittura l’errore, ma che allo stesso livello possa segnare una meta e un obbiettivo veramente comune da raggiungere assieme.  

Il tentativo che si sta portando in campo è quello di affiancare ad azioni consuete di supporto progettuale anche un sostegno che parta in primo luogo dal mettersi concretamente alla pari degli artisti provando a stimolarli, interrogarli, incoraggiarli o anche criticarli fortemente partendo dallo stesso piano su cui si svolge il loro tentativo di ricerca.  

Non siamo su binari diversi. 
Si impara assieme.    

Si ascolta molto, non si ottiene tutto. 

Un processo che richiama il lavoro di squadra e chiama tutti a non cadere nelle trappole dei rapporti verticistici o di giudizio. 

Un coinvolgimento che riguarda tanto chi cura, organizza, offre un tutoraggio o una residenza quanto gli artisti e che spinge gli uni e gli altri ad essere inflessibili rispetto ai propri percorsi, esigenti verso se stessi, pronti a spingersi oltre i confini delle più comode certezze e a far scaturire così possibilità nuove.  
Rimanendo attenti ed in dialogo rispetto ai processi anche i nostri strumenti hanno potuto informarsi dalle esperienze e dalle possibilità messe a disposizione degli artisti e modificarsi nel corso del tempo. Mi piace considerare ogni progettualità come continuamente ridiscutibile e implementabile in funzione di quello che succede nella concretezza e vicinanza dei progetti; è un ribilanciamento necessario, faticoso da recepire da parte delle Istituzioni, ma accolto con grande volontà da tutta la rete di partner di progetto che affianca Anni Luce e Powered by REf. 

Cosa bisognerebbe fare, secondo te, affinché ci sia più spazio per le nuove drammaturgie e regie e quale percorso dovrebbero intraprendere i teatri e le istituzioni affinché ci sia un sostegno concreto per le nuove energie e vitalità “artistiche”? Affinché i giovani trovino un loro spazio, un loro circuito attivo nel mercato teatrale, per diventare concretamente il futuro della scena italiana e non solo? 

Credo che le azioni di scouting e di emersione di nuove progettualità si alimentino prima di tutto della curiosità e del bisogno di rapporto con il nuovo più che nelle formule di progettazione o programmazione. Sappiamo che il sistema in cui operiamo è fortemente condizionato da parametri e requisiti e questi spesso scricchiolano sotto la pressione della novità e dell’imprevisto.  

La strada più praticata è quella di creare situazioni che permettano di convogliare le energie e sondare la scena e questo è già motivo di grande motivazione in nuove personalità artistiche per organizzare il proprio pensiero e avviarsi al dialogo con i teatri e le Istituzioni. 

Il modo migliore per scoprire il nuovo è però -chiaramente- avere uno spazio libero per accoglierlo. Forse un privilegio, se non un’utopia per le strutture che hanno effettivamente mezzi e capacità di sostegno. 

Il ruolo che in questo senso svolge il panorama indipendente, costellato di piccoli spazi in cui cura e flessibilità organizzativa viaggiano assieme e spesso fanno meglio fronte ai bisogni degli artisti, è oggettivamente fondamentale. 

Aiuta pensare ad sistema sinergico dove teatri indipendenti, centri culturali, spazi non convenzionali diventano luogo di accensione, di innesco di percorsi che possono poi muovere passi diversi e trovare altre opportunità senza considerare necessariamente i luoghi istituzionali come punto di arrivo, il mercato come un obbiettivo, ma la creazione di un dialogo con un pubblico, altri artisti e delle comunità sensibili la prima forma di necessaria relazione per affacciarsi alla scena artistica nazionale. 

Come sta la nuova drammaturgia italiana? Quale è invece la situazione registica? Nel leggere la programmazione di “Anni Luce” emerge che la società contemporanea e i tempi che ci circondano vanno chiaramente ad influenzare e contaminare i vari progetti… 

Come accennavo prima c’è bisogno di assumersi la responsabilità di prendere una posizione di stimolo e essere sanamente esigenti nei confronti delle progettualità che si incontrano.  

Nelle difficoltà di percorso e di mezzi bisogna faticosamente tentare di dare spazio a chi ha voglia di inspessire il discorso, dimostra un bagliore, ci fa intravedere una personalità artistica potenzialmente unica ed originale. 

Bisogna investire, dare fiducia e possibilità. 

Lo stato della creazione artistica nazionale è fortemente condizionato dalla pochezza di mezzi e di occasioni oltre che dalle difficoltà specifiche del sistema in cui si sviluppa. Questo finisce per differenziare quanto si produce in Italia da quanto emerge nel resto d’Europa; per quanto possa sembrare faticoso per gli artisti e per chi opera nel settore non è possibile, però, smettere di allargare il campo delle possibilità e dei tentativi.  

Per poter sperare che si esprimano o emergano eccellenze è indispensabile porsi nella condizione di stimolare risposte. 

Anche quando queste tardano. 
Anche quando non cadono stelle al primo richiamo. 

Esserci. 

Sbatterci la testa ancora e iniziare daccapo. 

Anche quando sembra che non ne valga la pena. 

Continuare. 

Sempre e testardamente 

Quali sono i linguaggi o le forme sceniche che secondo te domineranno il futuro?  Quanto il passato, in termini tecnici e culturali, influenza il presente? 

Lo studio e la curiosità per tutto quello che ci ha preceduto, ma anche per quello che sta di lato a quello che sappiamo o di cui ci occupiamo prevalentemente e che (ancora) non conosciamo è fondamentale. Non importa come questo dialoghi direttamente o influenzi quello che scaturisce nel presente; il processo può anche condurre ad una netta distanza, ma certamente possono nascere scintille e incontri anche da argomenti molto lontani nello spazio e nel tempo da quelli su cui ci sentiamo più sicuri. 

…e per quanto riguarda le forme sceniche del futuro: beh, io spero di poterne non avere ad oggi la benché minima idea.  
Spero che emergano e che mi prendano totalmente in contropiede.  

Spero di poter guardare in modo nuovo grazie a qualcosa oggi che non so prevedere e che un artista ci regalerà come porta sul mondo. 

E sinceramente spero proprio di non essere la sola. 

Come hai operato per questa edizione di Anni Luce? Come sei arrivata alla scelta di questi progetti? 

In questa edizione abbiamo scelto di ospitare due progetti che avevano attraversato le sezioni di Anni Luce lo scorso anno in forma di studio o lettura e di dare quindi modo a due giovani artisti di tornare al REf, avvantaggiandosi di un contributo produttivo diretto del Festival, ma anche di tante, tantissime importanti connessioni coproduttive e collaborazioni emerse nel corso di una stagione. 

Così la rassegna si aprirà con due debutti nazionali: 𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢 𝗘́ 𝗖̶𝗢̶𝗠̶𝗘̶ 𝗨𝗡 𝗠𝗢𝗡𝗧𝗘 di Collettivo EFFE // Giulia Odetto con Lidia Luciani e Daniele Giacometti, – attesissimo e adorato ritorno dalla selezione di #poweredbyref 2021 – e -direttamente dalla precedente edizione di Situazione Drammatica- il testo vincitore del Premio Tondelli 𝗢𝗞 𝗕𝗢𝗢𝗠𝗘𝗥 𝘢𝘯𝘤𝘩’𝘪𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘰𝘯𝘻𝘰 di Nicolò Sordo con la collaborazione di Filippo Quezel che si arricchisce della regia di Babilonia Teatri. 

 
La lucidità ed il coraggio con cui i due lavori affrontavano le forme sceniche da un lato e la scrittura per il teatro in connessione con la contemporaneità ed i suoi temi dall’altro sono stati il motivo di contatto più forte con le direttrici di programmazione individuate dal REf per questa rassegna e ci hanno permesso di scoprire due percorsi determinati e di poter aspettare con entusiasmo l’appuntamento di oggi con le due prime rappresentazioni. 

A questo si aggiunge una nuova edizione di Powered by REf il bando rivolto agli artisti emergenti Under 30 della scena nazionale, sostenuto da Romaeuropa in rete con Carrozzerie_n.o.t, 369gradi, PERIFERIE ARTISTICHE – Centro di Residenza Multidisciplinare Regione Lazio, Teatro Biblioteca Quarticciolo, ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini e Cranpi. 

Questo è il luogo progettuale dove meglio si manifesta il rischio e lo spirito del nuovo corso di Anni Luce grazie al quale anche quest’anno potremo scoprire i primi studi di tre giovanissime formazioni (Matrice Teatro, Elena Bastogi, Greta Tommesani) per la prima volta sulla scena del Festival con le dimostrazioni del 22 e 23 ottobre prossimi. 

La selezione è stata operata in rete con i partner cercando di coniugare tematiche, rilevanza progettuale e varietà di forme sceniche per dare voce l’ampiezza degli sguardi delle giovani generazioni. 

Quale consiglio ti senti di dare a un giovanissimo che vuole intraprendere questo percorso? 

L’arte, il teatro vanno fatti con le viscere al vento. 

Da tempo, anche con la tua realtà di Carrozzerie | n.o.t, ti impegni nella ricerca e nel sostegno delle realtà emergenti, dando vita ad un vero e proprio vivaio artistico, coltivando giovani promesse della scena, attraverso residenze e laboratori. Ripenso a AllezEnfants che parte dall’esperienza di formazione decennale all’interno delle scuole. 

Forse è proprio da lì che bisognerebbe ripartire, nel gettare i semi tra i ragazzi e le ragazze? Istituendo laboratori per le scuole, in tutte le scuole? 

Il lavoro di scouting e di sostegno portato avanti da Carrozzerie | n.o.t, spazio indipendente a cui ho dato vita ormai da un decennio assieme a Francesco Montagna, risponde a criteri molto accurati di esplorazione e dialogo con la scena artistica nazionale, a cui ci dedichiamo con grande attenzione. Nella sua idea progettuale Carrozzerie n.o.t considera sullo stesso piano  –sia per importanza che per cura di disegno e di pensiero- sia le attività di programmazione e di sostegno agli artisti che i progetti di formazione dedicati a tutti coloro che siano interessati alle pratiche performative oppure vogliano, anche solo per curiosità o necessità espressiva, affacciarsi ad esplorare le possibilità del teatro. In questo senso lo spazio diventa anche e soprattutto un luogo aperto di intersezione dei discorsi artistici contemporanei con le comunità e la cittadinanza. 

 
AllezEnfants! è uno dei progetti che consideriamo costitutivi del pensiero di Carrozzerie | n.o.t, il compimento di un concetto tanto semplice quanto fondamentale: il teatro e tutte le pratiche che ruotano attorno alle arti sceniche possono far parte della vita di chiunque, forse cambiarla, certamente renderla migliore e noi vogliamo che questo incontro possa accadere trasversalmente e nel luogo naturale della formazione dei cittadini, ovvero la scuola pubblica. 

Il progetto stesso dello spazio nasce dall’esigenza di dare tempo ed attenzione centrale a nulla subordinata alla formazione dedicata agli Under 18. 

I ragazzi sono il cuore che batte nel domani di Carrozzerie | n.o.t (e non solo). 

Ricordarci che tutto quello che facciamo sul piano culturale non è rivolto a noi stessi, ma agli altri ed in particolare a questi altri che abiteranno il domani è la più gioiosa delle responsabilità. 

Qual è il futuro possibile per le nuove generazioni teatrali? 

Come immagini la scena del futuro? 

Mi ripeterò, ma spero che quello che le nuove generazioni teatrali ci porteranno a conoscere sia oltre la mia immaginazione e tutto rimesso alle capacità creative, immaginifiche di rielaborazione e di senso di sguardi e voci ancora tutte da scoprire. 

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