Diario licenzioso di una cameriera: Célestine antieroina moderna

     

Si è svolto dall’11 al 13 novembre, al Teatrosophia di Roma, lo spettacolo “Diario licenzioso di una cameriera”, opera scritta da Mario Moretti, liberamente tratta dal romanzo“Journal du’une femme de Chambre” di Gustave Mirbeau, adattata e diretta da Gianni de Feo.

Giovanna Lombardi torna a lavorare su un testo di Mario Moretti [ https://www.banquo.it/teatro/2022/04/15/loves-kamikaze-una-rappresentazione-vera ], questa volta nei panni di Célestine, una cameriera al servizio di una coppia di borghesi agli inizi del 1900. Con spregiudicato occhio critico e disinvolta noncuranza, Célestine parla di se stessa e dei suoi padroni, i membri dell’alta società in una belle epoque che di bello ha probabilmente solo il nome. La classe dominante è spiata nella propria miserevole quotidianità domestica, spogliata della sua superficiale moralità, rivelata al pubblico nell’intimità delle proprie perversioni. Non c’è scampo per nessuno. Se è vero che << la depravazione dei ricchi puzza più del fetore dei poveri>>, la servitù, d’altro canto, non è da meno: anche loro sono vittime dei propri vizi e delle proprie pulsioni. La stessa Célestine, dopo essere stata usata per tanti anni, impara essa stessa ad usare gli altri e il proprio corpo per ottenere quello che vuole. Culmine della vicenda è un evento tragico, non fortuito, che la protagonista sfrutta per fuggire dal “fetore” ed essere padrona di se stessa.

Gianni de Feo tratteggia un’umanità cupa e quasi fuori controllo, perfettamente in linea con le idee anarchiche di Mirbeau sull’animo umano, mentre Giovanna Lombardi interpreta Célestine, in questa versione dell’opera, come un’antieroina moderna che, senza troppo formalizzarsi sul finto perbenismo che è stata costretta a subire per tanti anni, decide di prendere il controllo sulla sua vita a modo suo, anche se questo significa lavorare in un’ambigua locanda in Normandia a fianco di un ancor più ambiguo figuro. D’altronde, se la morale è un lusso per nobili e borghesi, figuriamoci per i servi! Direbbe il Lucifero di John Milton: <<Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso>>. Quantomai vero sei il Paradiso della bella società cui tendere è una bugia. Meglio un piccolo pezzo di inferno. Almeno è vero.        

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