Dimenticare i padri per poi rinascere

16 Gennaio 2023

È nata una bella novità nel panorama dello spettacolo dal vivo romano, un’intera stagione dedicata alla danza contemporanea: Orbita Diafanie. Materia e Luce, realizzata dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita Spellbound .

Venti spettacoli, tra cui cinque prime romane, quattro prime nazionali e quattro focus autoriali. Un programma ricco che coinvolge i nomi più importanti della danza contemporanea italiana: Virgilio Sieni, Abbondanza Bertoni, Roberto Castello, Michela Lucenti, Michele di Stefano, Mauro Astolfi e da’ spazio anche ai nuovi protagonisti internazionali: come il libanese Bassam Abou Diab, l’iraniano Masoumeh Jalalieh, Micheal Getman e Caroline Show da Israele, Vanessa Goodman dal Canada.

Gli spettacoli andranno in scena al Teatro Palladium e al Teatro Biblioteca Quarticciolo, la stagione è stata progettata da Valentina Marini, già direttrice generale di Spellbound Contemporary Ballet e direttrice artistica del festival fuori programma.

Orbita Diafanie. Materia e Luce mette al centro il corpo visto come materia attraversata dalla luce, da desideri, sentimenti, questioni sociali, tasselli per riconoscersi e riconoscere il presente, tutto condensato nell’essenza comunicativa del gesto, dell’azione scenica.

Nothing nel nome del padre, del figlio e della libertà di Michela Lucenti con Balletto Civile ha inaugurato la stagione.

ph Elena Andermarcher

Nothing. Lo spettacolo prende il titolo da questa parola di Cordelia, pronunciata a inizio della tragedia di Shakespeare, Re Lear, l’input che da’ vita all’intreccio della complessa trama del dramma shakespeariano.

 Il vecchio Re Lear, vuole dividere il suo regno tra le tre figlie e per farlo pone alle sorelle una domanda: «E allora, figlie mie, quale di voi potrò dire che mi ama di più, non solo per natura, ma per merito?» Mentre Goneril e Regan non si risparmiano a parlare del loro immenso amore per il padre, Cordelia, la più piccola e la più amata dal Re risponde con: «Nothing, my lord»

Frase saggia, ma che le costerà l’esilio e darà il via alla distruzione dell’intera famiglia di Re Lear.

Nothing, questa parola viene interpretata dal collettivo di danzatori guidato da Michela Lucenti, come la volontà di rinunciare all’eredità di un patriarcato, stanco e raggrinzito, proprio come Re Lear. All’inizio dello spettacolo la danza mostra tutta la sua  debolezza, il vecchio Re sulla scena riveste i panni della trasfigurazione del patriarca bianco nella sua parabola discendente.

Il corpo magro, raggrinzito è tenuto in vita solo dalla vitalità capricciosa della follia. Odiato da tutti, amato solo da Cordelia e dal suo fool; un dandy pop, partenopeo che si prende cura di lui e diverte il pubblico aggiungendo una nota di spensieratezza nella scena cupa, decorata solamente da macabri alberi bianchi, spogli.

In ogni gesto, in ogni azione raccontata c’è un inizio, uno stimolo che fa da precursore alla creazione di un’azione scenica, di una coreografia. In scena il corpo esprime il dolore dell’universalità dei conflitti generazionali e la più contemporanea paura di un futuro incerto, senza padri.

La depravata corte di Re Lear viene presentata come un’intrigante e grottesca soap opera nera, le parole si mischiano tra i versi del Bardo, inflessioni dialettali e la citazione dell’articolo della Costituzione Italiana sull’obbligo che i figli hanno nei confronti dei genitori. È l’alfabeto visivo e vocale del collettivo dei danzatori che dal gesto, dall’azione del corpo sviluppa le altre forme di linguaggio usando contaminazioni linguistiche contemporanee, spunti pop, gesti di azioni quotidiane trasformate in coreografie.

Edmund, il cattivo dei cattivi, indifferente e algido viene presentato in tutta la sua bassezza perversa insieme alle malvagie Gonerill e Regan, definite giustamente le più disgustose tra i personaggi shakespeariani, entrambe innamorate di Edmund, entrambe pronte a tutto per soddisfare la brama di potere. In scena appaiono come un unico mostro, una tarantola pronta a tessere la sua tela.

Efficace l’intuizione di dare spazio e una propria vitalità a questi personaggi malvagi così distanti dalla bontà di Cordelia contrapposti a lei nei corpi, nei gesti spigolosi.

Rimane intatto il monologo di Edgar sui bastardi, uno dei più belli di Shakespeare, che come tutte le parti salienti dei drammi del Bardo, riecheggia nelle menti degli spettatori per far ricordare che si è nell’ immortale e sempre vivo territorio dei classici.

Dimenticare l’eredità dei padri, accompagnarli nella loro decadenza e dalle loro ceneri ricostruire una nuova identità: questo è il messaggio di Nothing, rielaborazione visiva e corporea di Re Lear.

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