I soldi non comprano tutto. Curcio secondo Andrea Renzi

15 Febbraio 2023

Nel 1940 la compagnia di Eduardo De Filippo portava in scena, al Quirino di Roma, A che servono questi quattrini di Armando Curcio. Due anni dopo, l’omonimo film di Esodo Pratelli, ancora con Eduardo e Peppino. Abbiamo visto al Biondo di Palermo la recente regia di Andrea Renzi, con Nello Mascia nei panni del protagonista Eduardo Parascanduolo. Una commedia, come risulta dal comunicato, che può ancora far riflettere sul presente: «Siamo in Italia alla vigilia della II Guerra Mondiale e il mondo post-capitalistico dell’alta finanza è di là da venire, ma l’argomento, così esplicitamente indicato nel titolo, si rivela sorprendentemente attuale […]», e così: «Bolle finanziarie, truffe internazionali, fallimenti di colossi bancari, tassi di interesse sproporzionati, spread e fiducia nei mercati sono “slogan” e ridondanti informazioni invasive cui ci siamo abituati» ma al contempo «indicano situazioni fumose e di oscura interpretazione».

L’interpretazione di Renzi, fedelissima al testo, ne esalta e mantiene intatta la “classicità”. Gli interpreti agiscono, in fondo, come ci si aspetterebbe: Valerio Santoro, nei panni del Giovane Vincenzino Esposito, è un giovane ingenuo e certo poco sveglio; Salvatore Caruso, nei panni di Donna Carmela, è sicuro il più divertente; Fabrizio La Marca, nei panni del Cavalier De Simone, del Notaio Calascione, di Marchetello, si muove con equilibrio, e come lui Ivano Schiavi. Tutti ruotano attorno al Marchese Parascandolo, nobile ormai squattrinato, un po’ filosofo stoico, un po’ cinico, un po’ socratico frequentatore di giovani che vuole convincere dell’inutilità del denaro. Alla sua iniziativa si deve la farsa che dovrebbe consentire a Vincenzino di sposare Rachelina (Loredana Giordano): la messa in scena viene ordita da Mascia con eleganza disinvolta e brillanti momenti di familiarità col pubblico.

I costumi, di Ortensia dei Francesco, sono certo verosimili; le scene di Luigi Ferrigno, con buona sintesi compositiva, riescono a fornire brevi schizzi di interni borghesi, differenti per livello di estrazione. Tuttavia la vicenda, così incollata al testo, scorre senza particolari sussulti, ingabbiata in tempi certo misurati ma che sacrificano ogni possibilità di più mordace caratterizzazione, e pure se ne sentirebbe il bisogno. Il ricercato aggancio al presente si dissolve nella misura compassata, da rete generalista, che della commedia tiene i buoni sentimenti e invece ne rifiuta la satira.

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