REZ – La compagnia Orchi_dee porta in scena l’Emilia paranoica di Pier Vittorio Tondelli

29 Marzo 2023

È il trenta novembre del 1986, al piccolo teatro Assioli di Correggio debutta uno spettacolo. La sala è piena, si tratta dell’adattamento un testo di un autore del paese.

Un libro pubblicato sei anni prima che ha dato scandalo, raccontando per filo e per segno le vicende dei giovani di quella provincia sperduta. Storie di droga, sesso, racconti crudi di una generazione scontenta e disorientata, raccolti sotto il nome di Altri Libertini.

L’autore lo sa, portare quel testo a teatro rappresenta un altro smacco verso la borghesia moralista che già ai tempi della pubblicazione aveva provato a censurare il libro, ma tutto questo è nato sotto il segno dello straordinario clima artistico di quegli anni che permette al Comune di Reggio di produrre lo spettacolo e far partecipare alla sua realizzazione artisti come Igort (fumettista di Linus, Alter, Frigidaire…), poco importa se il pubblico di Correggio non è pronto. E non lo è affatto; durante una scena particolarmente cruenta, quando uno dei personaggi si inietta sul pene una dose di eroina, una donna sviene. Si tratta di una contadina, Marta Bertoli madre dell’autore del testo: Pier Vittorio Tondelli.

Già dopo aver letto le prime pagine di Altri libertini anni prima, la cattolicissima Marta era scoppiata in lacrime, rimproverando il figlio e accusandolo di scrivere porcate. “Finirai come Pasolini”. Gli disse, col senno di poi queste parole hanno il suono di una tetra profezia.

L’esordio letterario di Pier Vittorio Tondelli è nato sotto la stella degli outsider della letteratura, non tanto per la fine prematura che l’ha unito, anche se in maniera diversa a Pasolini quanto per la volontà di tracciare una linea di demarcazione nel canone letterario.

C’è un prima e un dopo Tondelli. Il suo strappo non ha solo radici politiche, rispecchia i suoi tempi, la decadenza dell’ideale politico e il grido di un’intera generazione lasciata ai margini.

Altri libertini è un libro sperimentale e aggressivo, dalle prime pagine si intuisce che è un testo adatto alla messa in scena, riportarlo a teatro oggi, significa avere a che fare con una scrittura totalizzante che non rispecchia nessuna avanguardia, ma le supera trasformando il canone letterario in una prosa diretta, lirica e ricca di contaminazioni. Nel rappresentare i suoi personaggi iperrealisti il rischio maggiore che si corre è quello di trasformarli in maschere. Una buona strada per la riuscita è quella di contaminare la scena, costruirla in maniera da creare una visione compatta.

Lavoro riuscito a Orchi_dee, (Eleonora Gusmano e Alessandro Romano). Dopo L’Ora Blu e Secondo Natura, il duo costruisce la sua visione scenica sul complicato e mutevole universo tondelliano. Da Pompeo di Andrea Pazienza alla musica punk degli anni settanta e ottanta prende vita un linguaggio ibrido, mix di suoni e parole orchestrato su Altri Libertini.

Così nasce Rez un luogo concreto come la provincia reggiana, un luogo dissestato come l’ambientazione scenica, quella di un incidente stradale dal quale tutti i personaggi sembrano essere sopravvissuti. In questo clima rarefatto, post catastrofico, prendono vita i mutevoli e dissestati personaggi di Postoristoro, il bar schiatto e livido vicino alla stazione di Reggio dove si muovono, Giusy, Bibo, La Molly, la Vanina, basta un microfono e la voce di Eleonora Gusmano ad evocarli come spettri logori caratterizzati da una tenerezza melancolica ben rappresentata in scena sia dalle scelte testuali, sia dalla recitazione. La loro scandalosa abulia, le loro tragiche vicende attraverso la prosa e l’ideazione drammaturgica si trasformano in virtù da eroi tragici. Altri libertini è ancora capace di scioccare, di voler far chiudere gli occhi davanti a certe scene, lo è stato nella sua prima rappresentazione teatrale e continua a farlo anche oggi, come nella scena del racconto dello stupro di Vannina dove le descrizioni accurate dei personaggi vengono montate con una giusta tensione drammatica, capace di dare allo spettatore un impressione totalizzante d’immersione nella vicenda che lascia storditi e con la voglia di tornare a rileggere le pagine di Tondelli.

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