“Tik Tokers”, materializzazione di una società in lotta

Sembrerebbe un nuovo mondo, l’era dei social network; ma idolatrie di forma, apparenza e conformismo da sempre sussistono, in trasformazione è il palco sul quale si consumano; da fisico, ora, virtuale. Un territorio immateriale, come immateriale è il vuoto valore esistenziale dei contenuti perlopiù veicolati; tuttavia, dietro l’inconsistenza delle mura di Facebook, Istagram e Tik Tok, c’è, ancora, carne, umanità, corpo, disumanità: realtà.

L’ha ricordato Nicholas Gallo, con il suo spettacolo di stand up comedy drama, “Tik Tokers”, debuttato al Teatro Antigone, materializzando, su un vero palco, il palco virtuale dell’omonimo social, mostrando, esplorando, diverse tipologie sociali che di solito troviamo scorrendo la cosiddetta home.

Sei persone, due ragazzi, tre ragazze e un sessantenne si ritrovano nella stessa stanza per partecipare a un provino per una stand up comedy: il primo a esibirsi è l’attore Fabio Farronato, Lupo Fosco nella prima edizione della “Melevisione”, che, ironizzando sulla conoscenza, da parte dei giovani, solo del suo sostituto Lucio Lucio, truccato alla Joker, come il personaggio della DC Comics, è scomodo, fuori contesto, polemico verso questa neo strada per il successo illuminata da likes, commenti e condivisioni; è l’unico ad esibirsi davanti ai suoi concorrenti; disposizione scenica icastica, che rende forte, visibile, il loro contrasto ideologico-generazionale.

Uno ad uno, da soli, si esibiscono sotto le critiche dello scrutinatore, rappresentato da una voce fuori campo, quella stessa voce risonanza delle convinzioni perbeniste provenienti dall’elegia dell’estetismo e perfezionismo con cui quotidianamente conviviamo.

Ognuno, nei panni di sé stesso, porta un proprio messaggio, un proprio modo di comunicare, di esprimersi: chi canta (Cesare Blanc), chi con grinta denuncia il culto della magra bellezza e le challenges mortali (Flora Giannattasio); chi danza, in silenzio, per affermarsi (Miriam Bonaccorso); chi, impacciato, cerca di far ridere satirizzando sulla sua goffaggine (Giovanni Brunelli), chi viene interrotta a metà esibizione perché troppo seria (Ramona Gargano) o poco espressiva (Ilenia Guderzo).

Tutti si ritrovano in manette, e l’unico ad avere la chiave è Farronato, l’anticonformismo, il rifiuto degli nuovi ideali, l’affermazione del diverso.

Musica, danza, monologhi; il nuovo genere della stand up comedy drama è specchio strutturale di Tik Tok; il susseguirsi di sketch dal sapore diverso, ha permesso al regista di spaziare, satirizzando, diversi attuali, sociali, punti critici, dalle conseguenze caratteriali provocate dai social, come l’impazienza, la disattenzione e il poco rispetto per il lavoro dell’altro, al mondo anti-meritocratico dei casting e dei recruiters cinematografici e televisivi; uno spettacolo grottesco, dal forte messaggio, efficace, ma esaustivo, avendo la richiesta corporea della messinscena risentito della ristretta risposta dell’intimo spazio del teatro.

Una regia, quella di Gallo, estrosa, estraniante, che ha saputo cogliere dalla realtà ogni elemento identificativo per ogni tematica toccata; trovando nel “Made in Italy”, bellezza, quanto volgarità.

1 Commento

  1. Rappresentazione teatrale che coglie la superficialita’ ed invasivita’ dei cosiddetti social sul persona priva di difese pensando di essere Attore del Suo destino

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