Peter Brook e la dissoluzione dell’ego in The Tempest Project

5 Ottobre 2023

Di William Shakespeare non sappiamo quasi nulla. In uno dei suoi pochi ritratti attendibili ci appare come una sorta di bucaniere dallo sguardo furbo con l’orecchino d’oro e la barbetta brizzolata.

Piratesco, esotico con quell’espressione da bandito impunito, molti si scandalizzarono nel vedere il Bardo conciato in quella maniera.

Il fatto di non riconoscere l’autore di capolavori immortali in quel ritratto deve far riflettere su come nei secoli le sue opere siano state rappresentate.

Innumerevoli le interpretazioni fatte da studiosi, da attori, da registi teatrali e cinematografici, da scrittori.

L’ossessione per l’interpretazione shakespeariana ha portato a derive a volte significative, altre volte ricche solo dell’ego degli interpreti o dei registi.

Se di Shakespeare non sappiamo nulla su Peter Brook, uno dei grandi registi del Novecento scomparso lo scorso anno, sappiamo molte cose. Una tra le prime caratteristiche del regista è la sua passione per le opere del Bardo. Brook iniziò la sua carriera proprio con Shakespeare inserendo i personaggi in una scena scarna e liberando la visione drammaturgia dei testi da analisi fatte in compartimenti stagni: divisione dei personaggi dalla storia, scissione dei versi dalla filosofia.

Ricreando un’unita con un ingegno scenico unico, Peter Brook ha ritrovato la vera anima di Shakespeare.

Nel 1957 Peter Brook decide di mettere in scena il testamento del Bardo, la sua ultima opera: The Tempest da quell’anno molte sono state le rappresentazioni dell’opera più misteriosa e sfuggente di Shakespeare, fino ad arrivare a Tempest Projet regia firmata insieme a Marie – Hélène Hestienne, braccio destro di Peter Brook.

In The Tempest Projet già dai primi momenti il pubblico si rende conto d’essere davanti a una rappresentazione del tutto diversa.

La scena buia, scarna, alcuni bastoni di legno, un tappeto, un tronco mozzo, creano l’atmosfera magica dell’isola di Prospero. Tutto è finalizzato all’essenziale in un sottile equilibro tra ricerca e caratteristiche tipiche delle regie di Brook, come l’utilizzo delle luci per evocare gli spiriti dell’isola o il gioco da equilibristi su sottili bastoncini di legno per rappresentare l’amore e il corteggiamento tra Miranda e Ferdinando. Questi segni distintivi della regia nella totalità dello spettacolo appaiono come eccessive firme, ghirigori che rompono il ritmo essenziale della messa in scena.
L’incantesimo barocco del testo è reso dalla lingua utilizzata per questo adattamento, il francese che con le sue sonorità musicale crea un’orchestra di suoni vibrante e ammaliante.

The Tempest è un dramma privo di intreccio dove l’azione principale è una tempesta fatta nascere da Prospero negromante potentissimo confinato nell’isola insieme alla figlia Miranda dopo essere stato cacciato dal ducato di Milano dal fratello Antonio in combutta con il re di Napoli Alonso. Prospero con l’aiuto dello spirito Ariel fa naufragare la nave di Antonio e Alonso in viaggio insieme a suo figlio Ferdinando.

Lo scopo di Prospero è quello di far innamorare Miranda e Ferdinando così da poter tornare a Milano, ma lo stregone esattamente come i suoi schiavi: lo spirito Ariel, e l’orrendo mostro Caliban non è libero. Prigioniero dei suoi incantesimi, capirà che per ottenere la libertà è necessario liberarsi dei propri poteri e perdonare.

Peter Brook percorre la strada di questo significato dell’opera: la rinuncia dell’ego, il ritorno a una spiritualità condivisa.

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