“Guida pratica per coppie alla deriva”, l’umoristico dramma della vita famigliare

9 Ottobre 2023

Crisi di coppia e di mezza età, assenza di intimi incontri, velato bigottismo, mutuo, figli e lavoro; questi gli ingredienti cardine di ogni quotidiano, tipico, stagionato matrimonio, così nella realtà quanto sul palco e sul grande schermo.

Un tema accreditato, ma non usurato, specialmente per i commediografi, che non smettono di trarne sketch esilaranti e spunti di riflessione, dal gusto di sempre vive verità, soffocate dalla noia e la routine del meccanicismo sociale e famigliare.

Leggero amaro dramma, dunque, è insito nelle risate di ogni commedia di tal genere, quando non sfociano nell’irrealistico non sense demenziale; burrone da cui si è tenuta alla larga la versione italiana, firmata Nicola Pistoia, di Sexy Laundry, opera della drammaturga canadese Michele Riml, Guida pratica per coppie alla deriva, andata in scena al Teatro De’ Servi, dopo il successo dello scorso anno. Una messinscena sentimentalmente e dolcemente umoristica, adattata, ma non “italianizzata”, in cui ogni coppia può riconoscersi, prendere spunto, e tornare ad allenare, aprendosi l’uno l’altro, l’empatia.

In una camera di hotel, tinteggiata e arredata sulla scia di un multietnico incontro tra Oriente e Occidente, Enrico (Massimiliano Vado), pratico, pantofolaio, ingenuo ingegnere, e Alice (Danila Stalteri), insicura quanto risoluta, energica agente immobiliare, sposati da venticinque anni con tre figli, in pigiama, stanchi e trasandati, tentano di sanare il loro rapporto, da tempo privo di ritrovi passionali, seguendo i consigli di un libro, una guida, scritta ad hoc per ravvivare la scintilla.

Ma le relazioni non sono fusi, rotti, motori, non si riparano con iniziative studiate e ragionale; dalle crepe emergono rancori, sentimenti inespressi, scomode fantasie e debolezze personali.

Il risultato è una timida, sofisticata e non violenta escalation di accuse e vittimismo che non inaspettatamente porta a un dialogo costruttivo in cui entrambi si sentono liberi, dopo anni di silenzi, di poter finalmente essere loro stessi; un dialogo che farà riaffiorare l’Alice e l’Enrico dei primi mesi di fidanzamento, il cui ricordo è ora un tenero affetto che entrambi avevano scordato di provare verso l’altro.

Il loro matrimonio si salverà?

Genuini e disinvolti, Vado e Stalteri personificano un intimo quadretto narrativo con personalità, primeggiando con una puntuale e perfetta dizione. Un solo ambiente scenografico, una stanza, ma non pochi i gesti e i movimenti: i due attori difatti sono abili nel ricreare, con corpo e giusti toni di voce, quel calore confidenziale che, nonostante la lontananza emotiva, si respira in ogni coppia duratura; come caloroso è anche lo scambio dialogico, contraddistinto da battute non ritmicamente e vivacemente farsesche, ma finemente, equilibratamente, umoristiche.

Una regia accurata, dunque, quella di Pistoia, che non scivola nel volgare e mantiene romantica l’ambita, piccante, interdipendenza tra passione e matrimonio.

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