Perrotta e Calvino: un duo di pura commozione

29 Ottobre 2023

L’onestà intellettuale imporrebbe, prima di ogni altra considerazione, il dichiarare immediatamente, senza troppi preamboli, che questo articolo andrà a definire in maniera estremamente positiva lo spettacolo del quale parlerà e ossia “Come una specie di vertigine – Il Nano, Calvino, la libertà” scritto, diretto ed interpretato da Mario Perrotta e del quale si è preso visione nel corso di una delle repliche romane svoltesi presso il bel Teatro “Argot Studio “ di Trastevere tra il 19 e il 22 ottobre, ma l’onestà intellettuale imporrebbe non solo di dichiarare sin da subito il suddetto gradimento da parte del firmatario di tale articolo, ma imporrebbe anche la confessione abbastanza imbarazzata di aver molto apprezzato il lavoro di Perrotta nonostante non ci sia stata una comprensione prettamente razionale dello stesso e che l’analisi critica risulterebbe di gran lunga monca se non ci si fosse presi la briga di navigare nel mare magnum dell’internet per andare a recuperare informazioni utili, oggettive e sgravate dal peso emotivo percepito nel corso della rappresentazione.

E, dunque, messe bene in chiaro queste cose ci si può cominciare ad addentrare nei meandri di uno dei tanti lavori calviniani che hanno puntellato e stanno puntellando quest’anno di celebrazioni del centesimo anniversario della nascita del Calvino Italo, nonostante si abbia la sensazione, senza nulla voler togliere alle altre innumerevoli proposte culturali che sono venute e che verranno sul medesimo argomento, che quello di Perrotta rappresenti il punto di riferimento sul quale eventualmente paragonare tutti gli altri.

Anchilosato su una sedia dalla quale l’attore non si discosterà mai, introdotto dalla note e dalle relative parole della canzone “Il Mondo” di Jimmy Fontana, il monologo – della durata di 75’ – che ci si appresta a vedere è una sorta di viaggio nell’universo dello scrittore dai natali cubani a partire dal personaggio principe al quale Perrotta offre la voce tagliente e il corpo spigoloso in una deformità inizialmente mostrata e poi sinceramente descritta senza abbellimenti da politicamente corretto: Perrotta, insomma, è il Nano di una pagina de “La giornata di uno scrutatore” e dalla propria postazione fissa osserva, agogna, financo giudica il mondo che scorre davanti ai suoi occhi e che compie balzi da “Il Barone Rampante” a “Palomar”, triangolando con “Le Cosmicomiche” e molto altro.

Insomma, che scrittore era il Calvino Italo – così lo chiama il nano stilizzato dall’attore – e che cosa si dice in tutta la sua produzione letteraria o in questo stesso spaccato teatrale che veleggia nel corso di una bibliografia ampia, forse anomala, ma sicuramente indimenticabile?

“Boh”, forse sarebbe una risposta sincera, ma si suppone non soddisfacente, per quanto, a distanza di una settimana dalla replica presa in oggetto, si potrebbe forse azzardare che, come tutti i buoni spettacoli che hanno la tendenza a virare verso l’eccellenza, si ha come l’impressione che la somma dei vari, tanti e singoli elementi della letteratura calviniana abbiano offerto un risultato di gran lunga maggiore al totale che matematicamente ci si poteva attendere, dato che Perrotta danza quasi da fermo attraverso un’emissione fonatoria che nuota nell’aria e sopraggiunge alle orecchie degli spettatori con la delicatezza di un suono di cetra o di un canto di sirena.

L’attore “poeteggia”, pare sussurri pur timbrando senza economia e fa danzare le dita nella descrizione commovente di scenari allo scrivente irricevibili se si dovesse esclusivamente affidare al canale della conoscenza dotta, ma perfettamente fruibili fidandosi delle proprie corde più istintuali.

E, quindi, chiedendo scusa per la propria conclamata ignoranza e sperando di avere, comunque, offerto una chiave di lettura utile e stimolante, si consiglia la visione di questo spettacolo che si chiude richiamando il proprio inizio e che – non si ha paura a scriverlo – difficilmente potrà lasciare indifferenti.

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