“Va tutto quasi bene” non smentisce la coinvolgente comicità dei Readarto

13 Novembre 2023

Un intreccio narrativo di teatro nel teatro che si genera e si rigenera da e su sé stesso; un inizio in medias res; una trama non lineare né circolare; una forma e una sostanza sceniche e attoriali in continuo divenire. Un vortice comicamente ammaliante d’imprevisti, incidenti e accidenti, in cui incontriamo i componenti di un’arroccata compagnia teatrale in procinto di debuttare con uno spettacolo dai temi e dai contorni poco chiari, composta da Gian (Giuseppe Abramo) e Susy (Alida Sacoor): lui posato, impegnato, fedele al copione, lei prima attrice quanto prima donna, sbadata, con la testa tra nuvole, con manie d’improvvisazione e autoesaltazione.

Immersi in un palco ricco di oggetti di scena, negligentemente buffi, apportando bizzarre modifiche al copione, sebbene Gian tenti di contenere le deviazioni sceniche di Susy, i due attori iniziano le prove senza il terzo interprete e il regista Teo (Andrea Bizzarri), che all’improvviso compare, annunciando di aver anticipato alla sera seguente la prima della messinscena tra il cui pubblico sarà presente anche un produttore, Goccia (Guido Goitre).

Ed è lo stesso produttore poco dopo a giungere inaspettatamente sul palco, costretto a prendere il posto del terzo attore scomparso; ma la sceneggiatura che gli viene consegnata tra le mani non è l’originale, bensì un’illogica anacronistica riscrittura frutto della fantasiosa mente di Susy; così la compagnia per non perdere credibilità agli occhi di un cultore dello spettacolo (ma lo è davvero?) tentano di rappresentare la storia rimaneggiata.

Ruoli invertiti, colpi di scena, casuali no sense espositivi, rivelazioni inattese, il palco si trasforma in un fisico banco di prova, dove ognuno combatte disperatamente senza avere ben chiaro se salvare il gruppo o sé stesso.

Il testo di Bizzarri, Va tutto quasi bene da lui diretto, rappresentato al Teatro Nino Manfredi, che riandrà in scena al Teatro Roma dal 24 novembre al 3 dicembre, interpretato dalla compagnia Readarto, è un’originale, stravagante e geniale commedia corale; un susseguirsi dinamico e ritmato di incalzanti sketches, anche musicali e coreografici, ben amalgamati, organizzati e delineati; un allestimento singolare in cui è impossibile non riconoscere cura e genuina passione.

In uno spettacolo costruito e decostruito su equivoci e fraintendimenti è facile cadere vittima del caos da parte di registri, attori e spettatori; si rischia di decentrare, perdere e di far perdere la coerenza e la comprensione dello storytelling di sfondo e contorno; in questo caos i Readarto non sono solo abili nel tenere ben salde le briglie dell’intreccio, ma riescono a sfruttarlo, districandolo, per creare siparietti di diverso genere performativo dove ogni attori dà prova di versatili capacità fisiche e dialogiche prestazionali, con intermezzi canori e repentini cambiamenti di cadenza dialettale, di tempi e toni comici, mantenendo viva l’attenzione del pubblico e l’armonia della messinscena.

Specchio della rigenerazione narrativa è la decostruzione scenografica che si plasma sulle esigenze degli attori, i quali incessantemente condiscono l’espressione gestuale con oggetti scenografici, abbattendo mura e sfruttando lo spazio, nascosto al pubblico, oltre la porta al centro del palco, da dove compaiono e scompaiono rendendo ancor più esilarante l’effetto sorpresa.

Il teatro è arte viva; una rappresentazione si scrive, si organizza, si gestisce a priori, ma rimane figlia dell’istante, e quando si è in balia del lasciapassare del tempo presente, come Bizzarri ironizza, va sempre “tutto quasi bene”.

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