Sogno di una notte di mezza estate al Teatro Anfitrione di Roma

21 Novembre 2023

Shakespeare è uno dei drammaturghi le cui opere sono state rappresentate di più nella storia del teatro e non solo. Sogno di una notte di mezza estate è, sicuramente, tra le sue commedie più amate e riproposte. Il Teatro Anfitrione di Roma, dal 7 al 13 novembre, ha dato spazio alla messa in scena di questa pièce da parte dell’associazione culturale “Gocce di arte”, composta da una grande compagnia di attori, musicisti e ballerini.

La storia della commedia shakespeariana è nota a tutti: le vicende -narrate dal folletto Puck- che intrecciano le storie del Duca Teseo e di Ippolita, di Egeo e sua figlia Ermia, di Lisandro, Demetrio e la giovane Elena, ma anche Cotogna, Bottone, Flauto e Conforto insieme ad Oberon e Titania, re e regina del popolo fatato. 

Purtroppo, quando si affrontano questo tipo di storie si deve mettere in conto che il pubblico avrà già visto altre rappresentazioni come quella a cui si sta per assistere, magari migliori o magari peggiori, ma comunque è già preparato, conosce le vicende e i personaggi e quindi avrà delle aspettative sicuramente più alte o comunque impostate su un certo livello. Questa rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate a malincuore non ha convinto quasi per nulla

Se la storia è rimasta fedele all’originale, la recitazione di alcuni degli attori non è convincente e ne deriva la non credibilità dei loro personaggi. E questo ha fatto perdere la concentrazione e l’interesse verso una storia che altrimenti sarebbe piacevole e divertente. Non per tutti però è così: i migliori sono infatti Re Oberon interpretato da Mario Gioè e il dispettoso folletto Puck portato in scena da Mattia Tassi; i due riescono a dare più tridimensionalità ai loro personaggi, permettendo allo spettatore di apprezzare quello che accade sul palco quando sono presenti.

L’altro elemento che rende l’opera non convincente è la costruzione stessa dello spettacolo: gli attori, i musicisti e le ballerine infatti non sono confinati solo sul palco ma si spostano nella sala, creando troppa interazione con il pubblico, con la conseguente perdita di quell’atmosfera sospesa nella fantasia e nei sogni che invece avrebbe dovuto avere. E magari questa struttura funzionerebbe anche in un altro contesto ma il teatro, nel senso più fisico del termine, non è la giusta realtà.

Una storia che doveva farci sentire come in un sogno, si è dimostrata solo una realtà a tratti divertente, ma poco convincente. 

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