Carrozzeria Orfeo dipinge il nostro mondo alla ricerca di un’alba 

8 Marzo 2024


È un affresco limpido, dirompente, lucido del nostro presente, della nostra società e umanità, il nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo, “Salveremo il mondo prima dell’alba”, al Teatro Vascello fino al 17 marzo.

Come ci ha abituato in questi anni, con il suo stile iconico e inconfondibile, la compagnia costruisce un microcosmo, un luogo/non luogo in cui si incontrano/scontrano dei personaggi archetipici con i quali poter riflettere sui nostri dolori, sulle nostre debolezze, crepe, errori, fallimenti.

Dopo aver indagato le psicologie degli ultimi, dei reietti, nei precedenti lavori, qui, Gabriele Di Luca ci conduce in una clinica riabilitativa di lusso, una sorta di enclave-navicella spaziale, dotata di ogni confort, dove nello spazio, lontano da tutto e tutti, sotto la guida di un coach mentore, i protagonisti, tutti uomini e donne di successo, provano a liberarsi dalle loro dipendenze più disparate. 

Sono personaggi in cerca di verità, quell’unico strumento che può renderli liberi dalla schiavitù delle dipendenze, che non sono altro che espressioni di riparazione di una lacerazione interiore.

Una star in crisi, una coppia omosessuale di imprenditori, un business man con il suo maggiordomo indiano senza braccio: sono tutte persone ricche, vincenti sulla carta, prototipi di uomini e donne che la società di oggi ci impone, all’apparenza impeccabili, cool, ricchi, famosi, potenti, eppure vinti dalle loro stesse fragilità, paure, vuoti, mancanze, che hanno cercato di sopperire con ogni tipo di dipendenza, sessuale, da stupefacenti, psicofarmaci, da internet. Per liberarsi da tutto questo, si isolano, in una dimensione umana, che li riconduce a una sorta di semplicità che il contemporaneo ci ha falsato, si allontanano da tutto e tutti, costretti a guardarsi in faccia, tra loro, dentro di loro. L’unica finestra sull’esterno è un oblò dal quale potersi meravigliare sulle bellezze o impallidire di fronte alle nefandezze del mondo, e poi i telefoni, dai quali il coach prova a tenerli lontani e che dimostrano quanto siano diventati uno strumento pericoloso di sradicamento e falsificazione della realtà. Gabriele Di Luca, Alessandro Tedeschi e Massimiliano Setti, cesellano dei personaggi a tutto tondo, come nel loro stile, in grado di colorare con ironia anche i dolori più laceranti, di far ridere delle situazioni più drammatiche, di giocare con debolezze e fragilità. Il loro tipico grottesco si annida nelle diverse situazioni che si vengono a creare, nelle dinamiche tra i vari personaggi rinchiusi li. Si genera un ingranaggio perfetto, una struttura drammatica corposa ( e godibilissima) su questo mondo che è un animale disperato che crede di no( e la cupola della struttura/ scenografia di Lucio Diana sembra proprio rimandare al nostro globo, immerso tra le stelle) in cui siamo tutti vittime del nostro isolamento, del nostro individualismo. Tante solitudini inglobate nella collettività virtuale dei followers, inconsapevoli di quanto ogni nostra piccola azione,anche all’apparenza casuale e senza senso, possa essere determinante nel destino degli altri, così come le nostre scelte. E lo spettacolo sembra volerci suggerire proprio questo: vuole svegliarci dal torpore delle false credenze e dipendenze, mostrarci ciò che abbiamo intorno, farcelo vedere, toccare e indicarci che possiamo fare qualcosa, non siamo inutili all’interno del macrocosmo che ci governa. Abbiamo tutti a disposizione un’arma potentissima, possiamo scegliere, e indagare i nostri limiti, superarli. Perché è proprio lì, nei limiti, che si nascondono i nostri desideri.

Carrozzeria Orfeo non si smentisce, nemmeno questa volta, anzi arriva a toccare punte ancora più alte di verità, sia dal punto di vista drammaturgico, che di regia e ,dunque, di interpretazione.

La loro potenza sta nell’essere perfettamente consapevoli del tempo che stiamo vivendo, come ogni artista dovrebbe fare. Sono coscienti della società in cui viviamo, sono acuti osservatori dell’oggi e lo traspongono in scena con il loro stile, la loro cifra irriverente, scorretta, grottesca, ironica, in grado di parlare ai più giovani, costringendoci ad affrontare i problemi che ci fagocitano senza rinunciare alla leggerezza. Si affrontano sul palco, oltre alle dipendenze, il tema dell’intelligenza artificiale, dell’omofobia, del cambiamento climatico, della green economy, della comunicazione, delle fake news: c’è tutto l’oggi nelle dinamiche di quei personaggi così ben costruiti, nei glissati di una drammaturgia  e una regia che ancora una volta si conferma una delle più ricercate della scena contemporanea, sempre fedele a se stessa, senza sconvolgimenti, ma senza nemmeno indebolimenti.

Punto cardine sono sicuramente i personaggi, interpretati magistralmente dallo strepitoso cast ( Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti, Ivan Zerbinati. Tante le new entry che tuttavia non hanno fatto sentire la mancanza dei vecchi membri della compagnia), tra i quali spicca quello di Nith, un poliedrico Sebastiano Bronzato, il maggiordomo indiano, senza braccio. L’unico personaggio positivo, ottimista, che crede nel bene, nei valori sani, l’unico non permeato dalla logica del vincere a tutti i costi, della perfezione, del prevaricare, e che, nonostante venga spinto ad omologarsi, riesce a preservare la sua indole, e toccherà proprio a lui salvare il mondo prima dell’alba, portare un bagliore di speranza per il futuro di questa specie che probabilmente si salverà solo estinguendosi, autoelomindandosi per rigenerarsi. Bisognerà vincere la schiavitù dell’io e unirsi. Tante piccole ombre nel tragitto dell’esistenza possono tornare a splendere tra bellezza e orrore.

Carrozzeria Orfeo grazie per l’abbagliante, salvifica, verità .

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