“Le signorine Buonasera” risplendono sul palco del Cometa Off

7 Aprile 2024

La scatola nera, la televisione, dannata e osannata, fin dai primi anni della sua nascita ha rivoluzionato società, comunicazione e relazioni, entrando prima tra le mura di poche case benestanti, raggiungendo, infine, ogni angolo di campagna e montagna.

Con essa sono entrate nei salotti i volti di performanti, giornalisti e conduttori; volti che a poco a poco sono diventati veri e propri membri di famiglia, tra questi gli sguardi rasserenanti e penetranti delle annunciatrici, le Signorine Buonasera. Donne dall’aspetto impeccabile, infiocchettate ad hoc per rendere più dolci le asettiche comunicazioni di servizio; a primo impatto delle belle statuine, sogno per gli uomini e modello d’ispirazione per le donne.

Dietro tale apparente perfezione, come sempre, c’era molto di più: donne reali, imperfette, fragili e umane. Questo, la quotidianità, le debolezze, la delicata fermezza caratteriale, l’indipendenza ricercata, svela lo spettacolo Signorine nel tempo. L’Epopea delle Signorine Buonasera, scritto da Veronica Liberale, andato in scena al Cometa Off, a firma registica Pietro De Silva, con Camilla Bianchini, Giada Fradeani, Veronica Liberale e Luigi Pisani.

Sul palco si intrecciano le storie, introdotte da una voce fuori campo che solo più tardi svelerà la sua identità, di Sandra Adelini, commessa in prova, nell’anno d’esordio della televisione, in un negozio di elettronica, lavoro per il quale studia, si informa, spiccando per arguzia all’ombra dell’irriconoscente titolare; Nicolina, la primissima Signorina Buonasera, pioniera del valore culturale della scatola magica, in continua lotta per farsi strada tra le prevaricazioni lavorative maschiliste; e Maria Rosella, Signorina nel 2003, la quale fa fatica a sostenere gli standard di  perfezione tradizionali e per questo costretta a lasciar spazio a nuove bamboline.

Tre donne diverse per carattere e ambizione, la cui esistenze, direttamente e indirettamente, sono accumunate e segnate dal file rouge della rivoluzione digitale; tre donne emancipate quanto sottomesse a perbenismi e stereotipi dettati dai canoni alimentati a doppio filo da società-televisione.

 Le vite delle donne vengono marchiate dall’incontro di diversi uomini, amanti, confidenti o datori di lavoro, poliedricamente interpretati da Luigi Pisani, capricciosi, dipendenti, vanitosamente volitivi, uomini che direzionano in modo significativo le protagoniste; uomini, tuttavia, accessorio, che nonostante le pressioni non hanno il potere di mettere in discussione l’ indipendenza e l’emancipazione femminile.

Quello di Signorine Buonasera è un mosaico di situazioni dai toni famigliari, dal sapore delle vecchie storie raccontate da nonne e nonni; un documento storico dei grandi cambiamenti che hanno attraversato le telecomunicazioni italiane dagli anni ’50 ai 2000; cambiamenti non solo sociali, ma soprattutto umani, che hanno plastificato la donna di spettacolo come essere esteticamente impeccabile e inarrivabile dalle giovani donne comuni, le quali non possono fra altro che accettare la presenza delle Signorine Buonasera tra i desideri dei mariti. Plastificazione che tocca ancora i giorni nostri, i nostri programmi, le nostre pubblicità, dove ancora la donna non può presentarsi davanti la telecamera imperfetta, umana.

Merito registico è il livello di profondità dove De Silva e la Liberale direzionano lo sguardo dello spettatore; non addentrandosi fino in fondo nei risvolti minuziosi di alcune parti di storia, senza, al tempo stesso, cedere ad una rappresentazione superficiale, centrando il taglio narrativo nei punti giusti.

Gli attori, dal canto loro, con una recitazione spontanea, cinematografica, lontana dal tradizionalista formalismo teatrale, personificano in ogni minimo particolare l’usualità, l’ordinarietà di quel mondo “eccezionale”, ricordando a noi spettatori che quella scatola nera, ai suoi esordi, è stato un potente strumento culturale, i cui lavoratori si distinguevano per validi principi morali, impegno e dedizione, e forse questo bisognerebbe ricordare per liberarci da programmi spazzatura, sessisti e stereotipati.  

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