Antigone e il dolore del mondo: oggi e per sempre.

26 Luglio 2025

Scriverò – mi esprimerò – utilizzando la prima persona singolare e lo farò, contrariamente a quanto sono solito fare – dato che mi sono sempre servito della terza per provare a combattere l’ego -, per un’assunzione di responsabilità ancor più netta di quanto avviene normalmente, essendo conscio dell’estrema difficoltà che dovrò affrontare nel tentativo di restituire qualcosa del dato tecnico, semantico ed emotivo dello spettacolo di Danza “Antigone”, diretto e coreografato dal regista e coreografo Alan Lucien Øyen, andato in scena, in prima mondiale, dal 22 al 24 luglio, all’interno del cartellone del Teatro Ostia Antica Festival – Il Senso del Passato, in un Teatro Argentina – questa è la mia suggestione – ancor più bello ed evocativo del solito.

Mi è d’uopo dichiarare senza salamalecchi di sorta che la mia conoscenza teorica della materia Danza si è rivelata insufficiente ad affrontare le 2h35′ escluso intervallo di uno spettacolo che mi aspettavo riproponesse filologicamente i fatti e le dinamiche della tragedia sofoclea della quale prende il nome e che, invece, nonostante la scenografia contenente le Sette Porte di Tebe e, in un certo senso, un’evocazione neanche troppo spinta delle ambizioni e dei bisogni di personaggi della stessa, prende spunto dall’atmosfera della tragedia greca – e ne prende spunto ottimamente, va detto – per allargare l’oggetto, più che di indagine, di illuminazione a gran parte del dolore del mondo, inglobando ciò che di più doloroso sembra si stia vivendo in questo momento, dalla strage interminabile e mai interrotta di donne che muoiono o vengono punite solo per essere tali – avrò commenti che negano il patriarcato sotto questo articolo? -, allo sterminio in atto e praticamente quasi concluso (per mancanza di ulteriori vittime, si intende) del popolo palestinese, alla perdita, contemporaneamente endemica ed ancestrale, di valore del singolo individuo schiacciato da un liberismo feroce che prospera sulle carcasse degli animi di molti affinché pochi prosperino (Bezos ha “legittimamente” preso in affitto una città per un proprio evento privato).

E qualcuno dirà: “ma tutto questo in Antigone?”, “in uno spettacolo di danza che reca un titolo così?”.

Volete la verità? Secondo me SÍ, tutto questo in Antigone, in uno spettacolo di Danza che reca un titolo così.

Ma io, come vi dicevo in apertura di pezzo, devo, più che mai, essere estremamente consapevole del valore soggettivo di queste mie parole che hanno prima dovuto cibarsi della lettura di almeno due recensioni sul medesimo spettacolo per potermi dire di non essere stato completamente rapito da un vortice di suggestioni personali che fossero del tutto fuori fuoco e che invece sono risultate essere, al netto della minore competenza specifica con le quali le riporto, coerenti con gli occhi e le orecchie e gli spiriti di altri spettatori che hanno messo nero su bianco i loro pensieri.

Forse quando la regione trova meno appigli per operare è lo spirito a farsi largo per la stesura di una recensione che, credo, ha già detto, se non tutto, molto di quanto vissuto sulla propria pelle, di fronte ad un ensemble che, leggo, riunisce danzatori del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, altri della compagnia Winter Guests dello stesso Øyen e, anche qui cito testualmente il sito www.teatrodiroma.net, il talento di Antonin Moiné dell’Opera di Parigi.

Ciò che mi sorprende e credo potrebbe sorprendere ciascuno “sprovveduto” partecipante a quanto visto è l’inaspettata e amplissima distanza esistente tra quanto si è avuto modo di condividere in quel “lì e allora” durante il quale l’Arte si svolgeva facendomi sentire quasi, al netto delle emozioni quasi impossibili da schivare e che mi sembravano vivere di una natura oggettiva, distante, escluso e indegno per manifesta inadeguatezza e, invece, l’impossibilità nel darmi un termine nella redazione di questa testimonianza che spero abbia regalato un pizzico delle suggestioni che intendeva condividere, ma che, sono certo, è ben lontana dall’essere esaustiva di quanto successo.

Una preghiera a chi di dovere, se fosse possibile: pur conscio del valore indiscusso della coesistenza e compresenza di ciascun singolo elemento, sarebbe possibile avere a disposizione la playlist di questo lavoro?

La musica presente in questo “Antigone” rischia di essere di per sé terapeutica, conciliante e stimolante nella creazione di pensieri ed azioni.

Uno spettacolo che vale la pena cercare per ampliare la propria esperienza umana.

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