di Emiliano Metalli
Dieci anni dopo la sua morte, Paolo Poli continua a essere un artista difficile da commemorare. Non perché manchino le parole per raccontarlo, né la capacità e il talento di chi ha la responsabilità di farlo – come il mattatore Pino Strabioli – ma perché quasi tutte le parole sembrano, prima o poi, diventare troppo strette.
Attore, cantante, autore, trasformista, intellettuale, uomo di teatro: ogni definizione finisce per perdere qualcosa di quell’irriducibile mescolanza di eleganza, cattiveria, grazia e libertà che fu la sua cifra.
È proprio da questa impossibilità di imprigionarlo in una definizione che parte Paolo Poli. La gioia del teatro, la serata che al Teatro Argentina è dedicata al grande attore fiorentino a dieci anni dalla scomparsa.
Testimoni d’arte e di vita: la vorticosità di Lucia Poli che ascolteremmo per ore, la delicatezza di Milena Vukotic, l’estro ironico di Arturo Brachetti, le doti vulcaniche di Maria Cassi (il suo è un Satie delizioso!), l’inventiva di Marco Cavalcoli, di cui ricordo un magnifico reading “Santa Rita and the Spiders from Mars”, un’intervista doppia “impossibile” tra Paolo Poli e David Bowie, da lui ideata e interpretata nel foyer del Teatro Valle in occasione della Mostra dedicata proprio a Poli.
Non sono i soli artisti chiamati a ricomporre, attraverso ricordi e materiali audiovisivi, il ritratto di un uomo che del teatro aveva fatto soprattutto una forma di libertà, con la sola assenza di un indisposto Rodolfo Di Giammarco, che pure avrebbe completato un quadro già molto variegato.

Il titolo dice già tutto: la gioia del teatro. Non sacralità, né gravità, bensì quella capacità tutta poliana – aggettivo da aggiungere all’elenco – di prendere la cultura alta e quella popolare, la poesia e la volgarità, il sacro e il profano per farli convivere sullo stesso palcoscenico senza mai chiedere il permesso.
Poli aveva capito molto presto che l’ironia poteva essere una forma sofisticatissima di sovversione. Il suo teatro, apparentemente leggero, era attraversato da una continua opera di sabotaggio delle convenzioni: del buon gusto, dei ruoli sessuali, dell’idea stessa di rispettabilità. E lo faceva senza proclami.
La sua trasgressione non aveva bisogno di dichiararsi tale: bastava la sua presenza in scena, il corpo, la voce, il trucco, quella capacità di passare dal maschile al femminile e dalla caricatura alla poesia con una naturalezza che rendeva obsolete le categorie prima ancora che il pubblico avesse il tempo di nominarle.
Questa serata al Teatro Argentina, allora, non è soltanto un omaggio a un grande protagonista del Novecento teatrale. È anche l’occasione per misurare la distanza fra quel mondo e il nostro.
Poli apparteneva a una generazione capace di attraversare la censura, la televisione, il teatro commerciale e quello più colto, la cultura omosessuale e quella borghese, senza mai lasciarsi completamente addomesticare. Le sue apparizioni televisive, le canzoni, le poesie e i frammenti dei suoi spettacoli — tutti presenti nel collage audiovisivo della serata per merito di Fabio Masi — restituiscono proprio questa straordinaria stratificazione.
E in questo senso è particolarmente significativo che a raccontarlo sia Pino Strabioli, che con Poli condivise una parte del percorso artistico e umano e nel libro Sempre fiori, mai un fioraio ne ha raccolto conversazioni, ricordi e divagazioni. Un rapporto nato nel teatro e trasformato negli anni in una forma di memoria affettuosa, capace però di non trasformare Poli in una reliquia.
Perché il rischio, quando si celebra un artista scomparso, è sempre quello di renderlo innocuo per mezzo di una santificazione spesso non necessaria, trasformando l’irriverenza, in questo caso, in nostalgia, o la provocazione in aneddoto. Paolo Poli, invece, continua a essere interessante proprio perché non è diventato innocuo.
A dieci anni dalla morte egli dimostra ancora – attraverso le voci dal vivo degli ospiti suoi amici – che la leggerezza, quando è davvero intelligenza, può essere una delle forme più radicali di libertà.
Una libertà che fa sorridere, pensare e, a volte, provare disagio. Come dovrebbe fare ogni grande teatro.

Teatro Argentina, 21 settembre 2026
Paolo Poli. La gioia del teatro
Serata evento in memoria di Paolo Poli
con Pino Strabioli, Lucia Poli, Milena Vukotic, Arturo Brachetti, Leonardo Brizzi, Maria Cassi, Marco Cavalcoli e Stefano Gragnani
e con il giornalista e critico teatrale Rodolfo Di Giammarco
produzione Best Live
Progetto Speciale del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo
con il supporto del Presidente della Commissione Cultura Camera dei Deputati
in collaborazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale
con il patrocinio del Comune di Roma
con il contributo di Nuovo Imaie
© foto di apertura Lorenzo Niccoli
