Capitan Amazing e i super poteri di un papà nel viaggio della vita 

1 Ottobre 2026

I padri, per i propri figli, e non solo, sono dei supereroi, creature forti, capaci di farsi carico di tutti i problemi e alleggerirli, in grado sconfiggere ogni male, trovare soluzioni in ogni circostanza. Mano da afferrare, roccia a cui aggrapparsi, modelli a cui ispirarsi. 

Così, proprio nelle vesti di un supereroe metropolitano contemporaneo, il poliedrico Stefano Annoni ha portato in scena al Teatro Vittoria di Roma,  Capitan Amazing, testo dell’autore britannico Alistair McDowall, nella traduzione e regia di Marco Maria Casazza.

Forte del suo mantellino rosso, delle sue maschere, e dei suoi poteri, Capitan Amazing in realtà è Mark, un uomo, diventato padre molto giovane della dolce Emily, che vive una vita monotona, ordinaria, complessa, e che diventa per sua figlia uno straordinario supereroe pronto ad accompagnarla nelle sfide della vita. Una vita che lo porrà davanti a prove dolorose, a momenti molto complessi. Lui però, per la sua piccola, è dotato di super poteri che userà per sconfiggere ogni avversità, facendola sorridere e gioire.

Il protagonista accompagna la piccola Emily nella crescita sventando i piani del malvagio Bastardman, volando con Superman, battibeccando con Batman e cercando come può, di proteggerla: rivela quello che è il vero potere dei padri, ossia quello di proteggere i propri figli contro tutto e tutti, anche quando ormai sono grandi.

In questa parabola umanamente epica e sensibile il regista Marco Casazza maneggia un testo raro per scrittura, senso e profondità. Lo colora giocando con la versatilità dell’interprete che da abile prestigiatore della scena si destreggia con abilità e ironia, alternando le due esistenze, quella di Mark e quella di Capitan Amazing (strizzando l’occhio ai supereroi Marvel), e in più dando voce alla varietà di buffi personaggi che quest’ultimo incontra, mettendo in luce i tratti più ironici della drammaturgia. Prende poi lo spettatore per mano, anzi per il mantello, e lo conduce all’interno di questa storia che all’inizio sembra particolare, sopra le righe, e che man mano si scioglie in un itinerario finemente esistenziale. Una metafora fantasiosa e al contempo concreta della vita e degli eroi contemporanei, alle prese con i nemici che abitano la nostra esistenza. Il male che spesso ci circonda, ricordandoci che l’amore che proviamo per gli altri è il superpotere più forte per salvare e salvarci, per darci la forza di sconfiggere ogni nemico. 

Una regia che utilizza pochi orpelli, una scena praticamente vuota, e punta tutto sulla duttilità interpretativa di Stefano Annoni, capace, proprio come Capitan Amazing di dominare e mettere in luce un testo verboso e prezioso di drammaturgia contemporanea, già acclamato al Fringe Festival di Edimburgo e al Soho Theatre di Londra, dando vita a una versione italiana che si carica di modernità e potenza emotiva. 

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