Intervista alla fotografa Chiara Fossati membro del collettivo fotografico “CESURA”

10 Giugno 2023
thumbnail_ChiaraFossati©MatteoBuonomoMED

Dal 27 maggio al 4 giugno si è svolta la seconda edizione del Festival Tank • Immagine Analogica . Banquo Magazine, dopo aver intervistato il ”Collettivo Terrae” durante la scorsa edizione, quest’anno ha avuto l’occasione di dialogare con Chiara Fossati.

Fotografa di base a Milano e membro del collettivo fotografico CESURA. Ha approfondito i suoi studi in fotografia allo Studio Fondazione Marangoni di Firenze e al Goldsmith College di Londra (Master in fotografia e cultura urbana). Già assistente di Alex Majoli, fotografo di Magnum Photos, ha collaborato negli ultimi tre anni con il fotografo Davide Monteleone e ora lavora come studio manager per l’artista Paolo Ventura e attualmente insegna Storia della Fotografia Contemporanea allo IED di Milano. Nel 2018 ha vinto il Premio Pesaresi per la Fotografia Contemporanea e con il suo progetto “Comete!” è stata insignita della “Menzione speciale WeWorld” in occasione della XVIII Edizione del Premio Ponchielli, come miglior progetto fotografico sul tema dei diritti delle donne e della parità di genere. I suoi lavori sono stati esposti più volte al SiFest di Savignano sul Rubicone: il progetto “Villaggio dei Fiori” nel 2019 e “Whatever” nel 2022, questa mostra è stata esposta all’ediziona, appena conclusa, del Festival Tank • Immagine Analogica di Apecchio (PU).

ChiaraFossati©AriannaArcara

Partiamo dalle origini: da dove nasce la tua passione per la fotografia e qual è il tuo rapporto con le immagini? 

In realtà nasce da prestissimo ho sempre saputo che volevo fare la fotografa. Dalla prima volta che sono entrata in camera oscura in prima superiore, dove ho sviluppato la mia prima foto ed era la prima volta che tenevo in mano qualcosa che si avvicinava così tanto a quello che avevo dentro la testa. Quindi ho capito che la fotografia era il mio mezzo per esprimermi.

Parliamo del tuo progetto fotografico “Whatever”, attualmente esposto al Festival “TANK – Immagine Analogica” di Apecchio. Le foto raccontano la cultura rave di fine anni Novanta e si inseriscono appieno nel tema della seconda edizione, “Apologia del margine”. Qual è il motivo che ti ha spinto a indagare questa realtà così poco conosciuta e molto spesso ingiustamente additata? 

Questo progetto non è nato come un progetto, ma era la mia vita. Avevo quattordici anni quando ho cominciato ad andare ai rave e quindi, amando già la fotografia, fotografavo quello che avevo intorno , cioè i miei amici ai rave. Quindi ho raccolto migliaia d’immagini e vent’anni dopo, abbiamo deciso con CESURA, di riaprire questo baule dei ricordi e tirare fuori tuttte queste foto scattate all’epoca.

Sei membro del collettivo CESURA: cosa significa per te essere parte di questa realtà?

Io sono onorata e felicissima di far parte di CESURA, perchè non è un’agenzia, ma un collettivo e siamo una famiglia a tutti gli effetti. Avere qualcuno con cui confrontarsi in un’ambiente come quello della fotografia, che in Italia è davvero molto competitivo, è una cosa molto speciale. CESURA ha influito, nel bene, molto sul mio lavoro.

Il tuo ultimo progetto fotografico “Comete!” ha vinto la “Menzione speciale WeWord” del Premio Ponchielli. Restando in tema, anche l’adolescenza può essere considerata una zona di margine e di passaggio. Dicci di più. 

Si assolutamente. La differenza è che questa fase della vita la viviamo tutti quanti, perchè tutti siamo stati adolescenti, anche se sembra che alcuni di noi se ne siano dimenticati. L’adolescenza è un momento speciale, in cui viviamo tutto per la prima volta, in cui ci definiamo per le persone che saremo, è decisamente un periodo di passaggio. Poi è proprio dai giovani che nascono sempre le cose nuove con la voglia di cambiare e lottare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ce ne sono un po’. “Comete!” è in realta un progetto in corso che sto portando avanti, poi c’è anche un altro, che sto realizzando da un paio anni, in cui seguo una bambina albina di Milano e la sua famiglia in cui si riprende il tema dalla marginalità per la sua condizione particolare. Un progetto sulla provincia italiana e un altro invece a Marsiglia.

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